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Bolzano
11 aprile | 11:10

Finti investimenti, documenti falsi e guadagni inesistenti: cinque clienti truffati dal private banker per due milioni e mezzo di euro

L'ex consulente finanziario Moreno Riello avrebbe costruito un sistema basato sulla manipolazione della realtà grazie a rendiconti che apparivano ufficiali e che mostravano rendimenti stellari

BOLZANO. L'inchiesta sulla presunta truffa milionaria che ha scosso il mondo della finanza altoatesina è arrivata a una svolta decisiva.

 

Con la chiusura delle indagini preliminari infatti, la Procura di Bolzano ha cristallizzato le accuse contro Moreno Riello, il consulente finanziario di 65 anni che per decenni è stato il punto di riferimento per i patrimoni di professionisti e facoltosi imprenditori locali.

 

Salvo poi “scomparire”. Insieme al denaro.

 

Il quadro accusatorio si è in ogni caso ridimensionato rispetto all'inizio delle indagini: se qualche mese fa si parlava di decine di milioni di euro e di almeno una ventina di clienti truffati, ora ci si concentra su cinque clienti principali, per un ammontare complessivo di circa 2,5 milioni di euro.

 

Secondo la ricostruzione del PM Igor Secco, il consulente – radiato dall'albo e ora in pensione anticipata – avrebbe costruito un sistema basato sulla manipolazione sistematica della realtà.

 

I clienti vedevano effettivamente i propri conti lievitare grazie a rendiconti che apparivano ufficiali, completi di loghi e indirizzi della filiale di Intesa Sanpaolo Private Banking, ma che in realtà erano falsi, o vuoti. 

 

Il sospetto degli inquirenti è che Riello, dopo aver perso il controllo di alcuni investimenti, abbia iniziato a "gonfiare" i rendimenti per nascondere le perdite e mantenere in vita l'immagine del banker infallibile.

 

Per rassicurare chi chiedeva di visionare la propria liquidità, i capitali venivano spostati freneticamente da un conto all’altro in una sorta di gioco delle tre carte finanziario.

 

Moreno Riello, che durante l'inchiesta si è stabilito fuori provincia ed è tornato a Bolzano solo per un lungo interrogatorio, respinge con forza l'accusa di essersi arricchito.

 

“Ho fatto un casino con gli investimenti, ma non volevo rubare i soldi ai miei clienti”, avrebbe ammesso davanti al magistrato.

 

Secondo la difesa dell'uomo i milioni di euro che i clienti reclamano non sarebbero mai esistiti: il danno percepito dalle vittime sarebbe il divario tra i saldi stellari comunicati da Riello e le cifre reali, molto più esigue, effettivamente depositate.

 

In questa prospettiva, non ci sarebbe stata una materiale sottrazione di denaro, ma "solo" una serie di bugie sistematiche.

 

Nel frattempo, Intesa Sanpaolo Private Banking - interpellata da Rai Alto Adige e come riporta Ansa - fa presente che "la società già nel maggio scorso ha sporto querela come parte lesa nei confronti dell'ex dipendente, a seguito di attività di indagine interna nell'ambito della quale sono stati accertati comportamenti illeciti".

 

Il problema è che si profila uno scontro durissimo tra le vittime della truffa e la banca: le trattative per il recupero dei capitali sono infatti in salita.

 

La banca sostiene che le cifre milionarie riportate dai documenti falsificati da Riello fossero fasulle: di conseguenza, i rimborsi proposti sarebbero stati limitati a cifre “simboliche”, come 100 mila euro per vittima.

 

Per alcuni dei coinvolti potrebbe profilarsi una doppia beffa: chi ha prelevato e speso somme basandosi sui saldi gonfiati comunicati dal consulente, potrebbe ora trovarsi nella posizione di dover restituire alla banca denaro che, tecnicamente, non ha mai posseduto.

 

Pronto il rinvio a giudizio, si attende ora il processo a carico dell'uomo.

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