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Trento
14 gennaio | 06:00

"Ho aperto la mia sartoria e rilevato la storica merceria del paese", la storia di Cecilia Bianchi: "Artigiani in crisi? Rendere accessibili le scuole, sono private e costose"

In un momento storico in cui l'artigianato è in crisi, Cecilia Bianchi ha aperto a 25 anni la sua sartoria e raccolto il testimone della storica merceria del paese. Nel raccontare la sua storia a il Dolomiti, riflette anche sulle difficoltà del settore: "È fondamentale avvicinare i giovani all'artigianato, proponendo determinati percorsi e rendendo le scuole, private e costose, più accessibili: penso che così il settore verrebbe rivalutato e potrebbe ritornare in voga anche tra le nuove generazioni"

BRENTONICO. "Lavorare come artigiana oggi credo sia un valore aggiunto anche per trasmettere alle persone il valore di scegliere la qualità e la personalizzazione, in un mondo in cui si tende sempre di più ad orientarsi verso l'acquisto industriale e immediato".

 

È una riflessione tutt'altro che banale quella con cui la trentenne Cecilia Bianchi, titolare della Sartoria e Merceria, ma anche lavanderia, "Punto a Capo" di Brentonico, inizia a raccontare la sua storia: quella di una giovane che, terminati gli studi, ha scelto di avviare il suo percorso professionale e, dopo un'esperienza lavorativa terminata durante la pandemia, ha dato il la nel 2021 al suo sogno, aprendo l'attività nel suo paese. Attività che, partita inizialmente come sartoria, è evoluta negli anni: nel 2023 Bianchi ha scelto infatti di raccogliere il testimone di Cristina Mazzurana (QUI ARTICOLO), titolare da quasi vent'anni della merceria in via Damiano Chiesa.

 

"In questo modo - spiega la titolare - i due negozi si sono uniti ed ora il servizio offerto è completo: dalle riparazioni agli abiti su misura fino alla vendita di prodotti di merceria, oltre ad un servizio di lavanderia". E se ora la bottega è una realtà consolidata, la storia della giovane imprenditrice intreccia determinazione, volontà di seguire una passione (e anche il tracciato della sua famiglia), anni di studio e non poche difficoltà.

 

"Dopo gli studi superiori ho scelto di intraprendere la via dell'artigianato - racconta a il Dolomiti - anche pensando di seguire le orme di mio padre falegname. Poi però ho allungato il mio sguardo sulla sartoria e, informandomi inizialmente sulla possibilità di frequentare dei corsi serali, ho deciso di iscrivermi all'accademia di moda a Verona: lì mi sono innamorata di questo mestiere e, terminati gli studi e dopo aver lavorato in un negozio di tendaggi a Sabbionara di Avio, ho imboccato la strada che mi ha portato fin qui".

 

La giovane, ripercorrendo il suo percorso, si sofferma anche sulle difficoltà di una scelta professionale non comune. "A partire dagli studi - spiega - non è stato facile perché la maggior parte delle scuole d'ambito sono private e molto costose, quindi non accessibili a tutti, e io stessa ho dovuto fare un'investimento iniziale con l'aiuto della mia famiglia". Pensiero che, osserva, imbecca un'altra riflessione: "Questo è forse un aspetto che disincentiva molti giovani ad intraprendere un simile percorso".

 

Lasciando un attimo la storia di Cecilia, ma percorrendo il filo della sua riflessione, ad essere in "difficoltà" a livello nazionale è l'intero mondo dell'artigianato: come è stato messo in evidenza nei giorni scorsi dal responsabile nazionale dell'Unione artigianato artistico e tradizionale Francesco Michele Abballe, tra i "punti dolenti" spicca il mancato ricambio generazionale, con la domanda di lavoro artigiano che in Italia ha raggiunto una soglia critica delle 750 mila unità (QUI ARTICOLO).

 

Cecilia Bianchi, basandosi sulla sua esperienza professionale, pone poi la lente d'ingrandimento su un'altra criticità del settore: il fatto che negli ultimi anni le persone siano sempre meno abituate, e propense, ad acquistare prodotti artigianali.

 

"Oggi penso che essere artigiani sia una bella sfida, perché la cultura dell'acquisto - spiega Bianchi - è mutata negli anni e molti, anche per motivi economici, scelgono sempre più di acquistare prodotti industriali e non artigianali, rinunciando magari alla personalizzazione e alla qualità e puntando sul risparmio. Penso quindi che il coraggio di intraprendere questa strada, qualsiasi sia il settore, sia anche un modo per provare a far sì che questo trend possa cambiare".

 

Il pensiero dell'imprenditrice vira poi sulle nuove generazioni: "Al netto delle difficoltà, credo che se un giovane è convinto di intraprendere una strada simile, deve crederci: il mio, come quello di altri artigiani, è un lavoro in cui non si stacca mai e si lavora anche 12 ore al giorno, proprio perché alla base c'è la passione per quello che si fa. Dall'altro lato credo che sarebbe importante promuovere certi tipi di percorso tra i giovani, magari rendendo più accessibili anche le scuole d'ambito: così penso si arriverebbe ad una rivalutazione, e ad un ritorno, dell'artigianato".

 

Come detto, ora l'attività a Brentonico di Cecilia Bianchi è un punto di riferimento per l'intera comunità, con la trentenne che però guarda anche al futuro e ad eventuali possibili sviluppi.

 

"Quello che voglio dire è in primis che sono felice della risposta che la comunità ha dato in questi anni alla mia scelta professionale - chiosa - e anche per questo ho deciso di iniziare un nuovo percorso: l'intenzione è quella di proporre, nel futuro prossimo, dei corsi in collaborazione con un altra giovane sarta, e l'obiettivo è quello di trasmettere a chi è interessato le basi di questo mestiere, trasformando il mio negozio anche in un piccolo punto di formazione".

 

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