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Trento
23 aprile | 19:59

Il bivacco è troppo instagrammabile ed è boom di interventi di soccorso: ''La ferrata è impegnativa e c'è chi sottovaluta il meteo. Sta diventando un problema di sicurezza"

Da quando è stato sostituito con una struttura nuova, moderna e accogliente, il bivacco "Fiamme Gialle", realizzato nel 1958 dalla Guardia di Finanza a quota 3mila metri, è diventato la "meta" di tanti escursionisti. Il Soccorso Alpino ha dovuto effettuare ben 8 interventi in quella zona, in pochi mesi. Taufer: "C'è chi ha sottovalutato la distanza da percorrere, chi non era consapevole del grado di difficoltà della ferrata e non ha consultato il bollettino meteo. Il bivacco ha un'altra funzione"

PRIMIERO SAN MARTINO DI CASTROZZA. Qualcuno, alcuni mesi fa, ci aveva visto "giusto". Purtroppo, vien da dire, alla luce di quanto accaduto successivamente (Qui articolo).

 

"Forse troppo bello - commentava ad ottobre un utente -. Adesso una decina di video degli youtuber e diventerà un posto gratis per dormire in quota".

 

E, ancora, un altro: "Quella vetrata è un invito per i merenderos che voglio farsi una notte in quota con vista gratis, a mio modesto parere sarebbe meglio che i bivacchi tornassero alla loro funzione originale ossia una struttura di emergenza che funge da riparo e non una camera con vista".

 

E, infatti, praticamente sin da quando il nuovo bivacco "Fiamme Gialle" ha sostituto quello "vecchio", realizzato nel lontano 1968 (Qui articolo) e oggi posizionato al Muse, la struttura si è trasformata. Il bivacco non è più un luogo nel quale ripararsi e, all'occorrenza, pernottare in caso d'emergenza, ma una vera e propria meta. Dove, tra l'altro, è possibile dormire gratuitamente.

 

Insomma, chi prevedeva che il "Fiamme Gialle" sarebbe diventato un'attrazione, ha avuto ragione. Basti pensare che, da quando è stato inaugurato e aperto a tutti, i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino hanno dovuto effettuare la bellezza di 8 interventi per recuperare e salvare escursionisti e alpinisti che si erano avventurati ad alta quota senza, però, la necessaria esperienza o preparazione.

 

Il bivacco, è bene ricordarlo, è situato a quota 3mila metri, in località Spallone, sul Cimon della Pala, nel territorio comunale di Primiero San Martino di Castrozza. E, per arrivarci, bisogna affrontare un percorso estremamente impegnativo, compresa la difficilissima ferrata "Bolver Lugli", una via attrezzata di alto livello. Insomma, non per tutti.

 

Otto operazioni di recupero in pochi mesi, tutti in quella zona, un numero mai nemmeno sfiorato in passato. E, con l'arrivo della bella stagione, la grande preoccupazione dei soccorritori è che la situazione possa solamente peggiorare, visto che altre due strutture, il bivacco "Aldo Moro" e il bivacco "Renato Reali" saranno oggetto di restyling, con il rischio concreto che diventino altre mete "instagrammabili".

 

"Tutti gli interventi che abbiamo effettuato - racconta Gino Taufer, delegato del Primiero e Vanoi del Soccorso Alpino Trentino - hanno in comune il fatto che, i protagonisti, non avessero valutato attentamente le caratteristiche dell'escursione. C'è chi ha sottovalutato la distanza da percorrere, chi non era consapevole del grado di difficoltà della ferrata e chi, come nel caso del ragazzo salvato mercoledì 22 aprile, non ha consultato o lo ha fatto con poca attenzione il bollettino meteo. Tutte le previsioni indicavano che, nel corso della notte, ci sarebbe stata una copiosa nevicata. Sicuramente il protagonista ha trascorso una splendida notte in quota, ha potuto ammirare la bufera dalla finestra, ma poi non era più in grado rientrare: si è bloccato e abbiamo dovuto andare a recuperarlo. Per fortuna che c'è l'elicottero, per fortuna che ha potuto decollare, altrimenti l'operazione sarebbe stata lunga e pericolosa".

 

Il bivacco è diventato bello, moderno (con pannelli sociali che portano energia e, dunque, ad esempio, permettono di ricaricare lo smartphone) con ben 9 posti letto, che possono diventare addirittura 12, con una bella vetrata, da cui si può certamente ammirare un panorama mozzafiato.

 

"Peccato che la funzione del bivacco sia un'altra o, a questo punto, diciamo dovrebbe - prosegue Taufer -. La struttura è pensata come luogo di riparo, di "pura emergenza" ad alta quota. Quello precedente era stretto, buio, completamente "minimal" e all'interno c'erano qualche brandina e le coperte: insomma, un vero bivacco che ti "salva la pelle" e utilizzi se sei costretto. La nuova struttura è bella, s'illumina di notte, ha la finestra dalla quale si può godere di una bellissima vista. Insomma è diventato un luogo attrattivo e i social hanno fatto il "resto", trasformandolo in un luogo di soggiorno. E, allora, per spirito d'emulazione, perché è diventato "figo", vengono anche sottovalutate le difficoltà pur di andarci. Speriamo in una "regolata", altrimenti il rischio è che il problema diventi di sicurezza pubblica e, a quel punto, potremmo anche chiedere alle autorità di attivarsi. D'altronde, se in una città vi è una strada pericolosa e tanti la percorrono, il sindaco interviene e assume i provvedimenti del caso. Speriamo di non essere costretti ad arrivare a tanto, ma le premesse sono tutt'altro che positive".

 

La ferrata "Bolver Lugli" è decisamente impegnativa, ma questo non sembra spaventare chi vuole - a tutti i costi - salire al "Fiamme Gialle". E, attenzione (a questo punto è il termine più adatto), perché la situazione potrebbe ripetersi con i bivacchi "Aldo Moro" e "Renato Reali".

 

"La ferrata è difficile - aggiunge il delegato di zona del Cnsas trentino -, è stata realizzata dalle Guide Alpine, le "Aquile di San Martino" e non è certamente una via che tutti possono affrontare. Servono preparazione ed esperienza e, in certi periodi dell'anno, è proprio impossibile percorrerla. Per quanto riguarda gli altri bivacchi il rischio, con l'arrivo dell'estate e dunque un afflusso maggiore di persone, è che la situazione si ripeta anche se per arrivare all' "Aldo Moro" non ci sono ferrate da percorrere, mentre per raggiungere il "Reali" la via attrezzata c'è, ma ci si arriva dopo una lunga camminata, anche questa non per tutti. Il messaggio che deve passare è uno e uno solo: i bivacchi non sono luoghi alla moda, non sono strutture in cui pernottare gratis, ma servono per gestire le emergenze".

 

Senza dimenticare che, essere imprudenti in montagna, significa non mettere solamente a rischio la propria incolumità, ma anche quella dei soccorritori.

 

"Sì - conclude Taufer -, sia per chi interviene con l'elicottero che per i tecnici che operano a terra. In occasione del penultimo intervento, ad esempio, le condizioni erano estremamente difficili: siamo riusciti a completare il recupero con l'elisoccorso, ma otto tecnici erano pronti a partire e avrebbero dovuto operare in una situazione che definire complicata è puro eufemismo. Servono preparazione, accortezza e responsabilità. E, quando non si è sicuri, bisogna saper rinunciare. Noi più che ripeterlo all'infinito non possiamo fare: nel caso specifico speriamo che tutti capiscano che un bivacco non è un rifugio".

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