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| 19 luglio | 06:00

Il Garda invaso dai siluri: "A rischio anche l'alto lago". Tre voci: l'apneista Bertoloni, l'ittiologo Pontalti e l'amministratore Gavazzoni. "Sospetto immissioni volontarie"

Il pesce siluro, super predatore delle acque dolci, è ormai una presenza stabile nel Garda, soprattutto nel basso lago: tre esperti fanno il punto sulla situazione tra timori per la biodiversità, possibili effetti dell'aumento delle temperature e la necessità di un piano di contenimento costante

TRENTO. Il pesce siluro continua a far parlare di sé, soprattutto nel basso lago di Garda. A pochi giorni dalla cattura di alcuni esemplari, tra cui uno monstre lungo due metri e dal peso di mezzo quintale (QUI ARTICOLO) torna infatti d'attualità il tema della presenza di quello che viene considerato uno dei principali predatori delle acque dolci europee. Una specie alloctona ormai presente stabilmente nel Benaco e che, soprattutto nel basso lago, continua ad aumentare, ed il motivo della preoccupazione è noto: il siluro occupa il vertice della catena alimentare, si adatta con grande facilità a condizioni ambientali diverse e può incidere in modo significativo sull'equilibrio dell'ecosistema e sulla biodiversità, danneggiandoli in modo irreparabile.

 

Ma qual è oggi la situazione reale? Quanto è diffuso? E quali sono le prospettive per il futuro? Abbiamo chiesto a tre sguardi diversi di analizzare il fenomeno, tra cause e conseguenze e possibili soluzioni: il pescatore apneista Daniele Bertoloni, da sempre impegnato in campagne di contenimento della specie invasiva. L'ittiologo del servizio faunistico della Provincia di Trento Leonardo Pontalti. Infine Filippo Gavazzoni vicesindaco di Peschiera e vicepresidente della Comunità del Garda, da sempre in prima linea per la tutela dell'ecosistema gardesano e con alle spalle un'importante attività di studio e numerosi approfondimenti sul tema.

 

Toccando brevemente i principali temi affrontati, Bertoloni racconta come sia cambiata negli ultimi anni la presenza del siluro nel Garda, descrivendone l'espansione, le abitudini nelle diverse stagioni e i possibili effetti sulla riproduzione di specie autoctone come il luccio. Pontalti analizza invece il fenomeno dal punto di vista scientifico, soffermandosi sulle ragioni della diffusione del grande predatore, sui rischi per l'equilibrio dell'ecosistema, sul ruolo del cambiamento climatico e sulle possibili strategie di contenimento. Gavazzoni, infine, ripercorre la storia della presenza del siluro nel Benaco, riflette sulle possibili cause della sua espansione e richiama la necessità di un contenimento costante, inserito in una più ampia strategia di tutela della biodiversità del lago.

 

DANIELE BERTOLONI, PESCATORE APNEISTA IMPEGNATO IN OPERAZIONI DI CONTENIMENTO DEL SILURO

 

Ad analizzare la situazione, con lo sguardo di chi è concretamente attivo da anni nel contrasto ad una specie sempre più invasiva, è il pescatore apneista Daniele Bertoloni che in primis mette sul tavolo due elementi: l'espansione della specie e un'osservazione sui mutamenti del fondale del basso Garda negli anni.

 

"Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a un aumento esponenziale della presenza del siluro: se fino a tre o quattro anni fa catturarne anche uno solo era un evento eccezionale, oggi purtroppo le catture sono all'ordine del giorno. I dati che raccogliamo con l'app SiluRadar, che monitora la presenza del predatore, mostrano chiaramente come il fenomeno sia partito dal basso lago, in particolare nella zona di Punta Gro, per poi espandersi a tutto il basso lago e ora, in modo evidente, anche lungo la sponda bresciana. In parallelo, notiamo forti cambiamenti del fondale: dove un tempo c'era fango morbido e liscio, oggi troviamo un fondale duro e ricoperto da gusci di conchiglie, un mutamento che sembra coincidere anche con la drastica scomparsa dell'anguilla".

 

Ad essere descritto è poi il comportamento del siluro, specialmente osservando la sua alimentazione nelle quattro stagioni. "Come pescatori in apnea - spiega Bertoloni - stando molte ore sott'acqua, abbiamo potuto mappare con precisione come cambiano le abitudini e l'alimentazione di questo predatore a seconda della stagione". Durante l'inverno, spiega, "i siluri di piccole dimensioni, tra i due e i sette chili, tendono a stazionare all'interno degli erbai, nascosti tra le alghe, dove si cibano principalmente di gamberi. I siluri di taglia più grossa, invece, si spostano molto più a fondo, posizionandosi ai piedi delle scarpate". In primavera invece, con il riscaldamento dell'acqua in superficie, "i siluri si spostano in zone con meno profondità: in questo periodo si nutrono principalmente di uova, depredando i letti di frega delle altre specie che vanno a deporre". Durante l'estate, il periodo di massima attività del grande predatore, "sia i piccoli che i grandi esemplari sono costantemente in movimento a profondità comprese tra i cinque e i tredici metri, infatti gli erbai tornano a popolarsi e la loro dieta si sposta su pesci come sardine, tinche e scardole".

 

Infine l'analisi di come l'incremento del siluro impatti molto sulla biodiversità, con uno sguardo attento su una delle specie pregiate del Garda, il Luccio.

 

"C'è poi un dato specifico che ci preoccupa molto: ad aprile - conclude Bertoloni - per il secondo anno consecutivo abbiamo osservato che il siluro invade massicciamente gli erbai proprio nel momento cruciale in cui il luccio dovrebbe entrarvi per la frega e notiamo come la presenza del luccio in queste zone sia sempre più rara. Da osservatori sul campo, pur non essendo tecnici o scienziati, questo comportamento ci fa temere che anche le attività riproduttive dei pesci autoctoni come il luccio stiano subendo un drastico ridimensionamento proprio a causa di questa invasione territoriale".

 

L'ITTIOLOGO DEL SERVIZIO FAUNISTICO PROVINCIALE DELLA PROVINCIA DI TRENTO LEONARDO PONTALTI

 

Abbandonando lo sguardo empirico del pescatore apneista, in grado di descrivere quello che si vede, ci affidiamo ora a quello della scienza fornito dall'Ittiologo della Pat Leonardo Pontalti che si sofferma anche su un aspetto interessante: il rischio che l'invasione dei pesci siluro possa toccare anche l'Alto Garda, dove finora le catture sono state rare.

 

"Finora nell'Alto Garda non risultano ancora segnalazioni massicce di siluri e questo trova conferma anche dai confronti con il pescatore professionista di Riva del Garda Alberto Rania. Nel basso lago, invece, purtroppo la situazione è molto diversa, perché il siluro è ormai letteralmente invasivo". Proprio per questo, spiega l'ittiologo, nell'ambito della Consulta della pesca sul Garda si stanno mettendo a punto "apposite reti robuste e a maglia larga" che consentiranno ai pescatori professionisti di catturare selettivamente il grande predatore e lo sguardo vira di conseguenza anche su una possibile e futura commercializzazione del siluro.

 

Leonardo Pontalti parla poi delle caratteristiche del grande predatore che "predilige acque lente o ferme con fondali a substrato fine, limosi o sabbiosi e ricchi di vegetazione". Caratteristiche che, viene sottolineato, si ritrovano soprattutto nelle aree del basso lago, come quelle di Sirmione e Peschiera, "mentre nell'Alto Garda prevalgono fondali profondi e rocciosi, generalmente meno adatti a questa specie".

 

E qui subentra un però. "Va però ricordato che - prosegue Pontalti - come tutti i grandi predatori il siluro si sposta seguendo la disponibilità delle prede e, se la sua proliferazione dovesse aumentare ulteriormente, esiste il rischio concreto che possa estendere progressivamente la propria presenza anche nell'Alto Garda, adattandosi a nuovi ambienti e ricercando nuove fonti di alimentazione".

 

E la preoccupazione riguarda anche il fatto che il siluro si colloca all'apice della catena alimentare e di conseguenza la sua densità dipende essenzialmente dalla quantità di prede disponibili: "Finché trova risorse alimentari continuerà ad aumentare di numero ed è proprio questo il principale rischio per l'equilibrio dell'ecosistema".

 

E poi uno sguardo all'ambiente. "Naturalmente incidono anche le caratteristiche dell'ambiente - prosegue - e per capirlo basta confrontare quanto avviene nel fiume Adige: nel tratto trentino, a differenza di quello veronese, negli ultimi trent'anni le catture sono state limitate a due o tre esemplari, dato che lascia pensare come qui il siluro non riesca ad acclimatarsi con la stessa facilità".

 

In questo quadro, prosegue Pontalti, va considerato anche il progressivo riscaldamento delle acque del lago di Garda, perché il siluro, così come altre specie di siluridi, ad esempio il pesce gatto, predilige temperature più elevate. "Se assisteremo a un ulteriore aumento della temperatura media delle acque - osserva - la diffusione di queste specie sarà inevitabilmente favorita e questo è un elemento che dovrà essere tenuto in considerazione perché, se la tendenza dovesse proseguire, le specie alloctone finiranno per essere avvantaggiate".

 

Per affinare tale ragionamento, l'ittiologo porta l'esempio di un altro ecosistema in cui il siluro ha proliferato negli anni. "Un esempio significativo - dice Pontalti - arriva dal basso Po in provincia di Rovigo, dove un tempo erano presenti decine di specie ittiche e dove, con l'arrivo del siluro, la biodiversità si è drasticamente ridotta fino al punto che a dominare sono rimaste sostanzialmente due sole specie, entrambe alloctone: il siluro e il carassio, quest'ultimo grazie alla sua particolare resistenza".

 

Ma quali sono le specie messe più a rischio dal pesce siluro? "Per quanto riguarda il lago di Garda - spiega - al momento le specie più esposte sono quelle diffuse soprattutto nel basso lago come tinca, anguilla e carpa, proprio perché condividono con il siluro le stesse nicchie ecologiche".

 

Un'ultima battuta sulle possibili strategie di contrasto alla diffusione della specie alloctona. "Il sistema di contrasto più efficace è rappresentato dalle reti selettive robuste e a maglia larga - conclude Leonardo Pontalti - che consentono di catturare esclusivamente il grande predatore e, in particolare, gli esemplari di dimensioni maggiori, che sono quelli che rappresentano il rischio più elevato per le altre specie ittiche. Pensare oggi di eradicare il siluro con altri sistemi è praticamente impossibile, perché ormai la specie si è acclimatata, mentre è realistico mettere in campo interventi di contenimento che, se affidati ai pescatori professionisti, possono produrre risultati concreti".

 

FILIPPO GAVAZZONI, VICESINDACO DI PESCHIERA E VICEPRESIDENTE DELLA COMUNITÀ DEL GARDA

 

Un ultimo, ma non per importanza, punto di vista lo fornisce infine Filippo Gavazzoni, amministratore anch'egli in prima fila da sempre per la tutela dell'ecosistema gardesano e che negli anni, oltre a dare il La alle prime iniziative di contenimento del siluro, ha prodotto numerosi studi sul tema dell'ecosistema.

 

"Il siluro sul Garda è presente un po' ovunque purtroppo - inizia a spiegare - chiaramente con presenza maggiore nel basso Garda perché c'è come già detto un ambiente più favorevole alla sua riproduzione. Torna utile ricordare che il primo esemplare è stato catturato nel 1988 nel basso lago, mentre nel 1995 ne fu pescato uno alla foce del Sarca. Già il fatto che trent'anni fa fosse presente nell'alto lago ci dice che riesce a invadere ogni area gardesana, seppur certe siano più congeniali al siluro come quella del triangolo Peschiera-Punta Gro-Sirmione, ma anche il golfo di Desenzano dove li troveremo sempre in maggior quantità".

 

Dopo quest'analisi, Gavazzoni sceglie di concentrarsi su un tema forse troppo poco affrontato, quando si parla di specie alloctone: il rischio che, pur a fronte di norme ben definite, qualcuno perseveri nelle immissioni volontarie.

 

"C'è una domanda che dobbiamo porci - spiega Filippo Gavazzoni - se quello a cui assistiamo in questi ultimi anni si tratta solamente di un aumento naturale,  oppure se c'è stata qualche immissione volontaria dal momento che è una specie attrattiva per la pesca sportiva. Quattro cinque anni fa, quando i primi siluri cominciarono ad infilarsi nelle reti da pesca, osservai infatti che sembravano fatti in serie, delle stesse dimensioni, e questo mi insospettì e mi fece pensare che fossero stati immessi volontariamente contro la legge. Non è un' accusa contro qualcuno, ma una riflessione dettata dalla logica dell'evidenza".

 

E poi l'importanza degli interventi per contrastare la specie invasiva. "Il contenimento del siluro secondo i metodi consentiti e previsti dalla legge - spiega - è sempre importante e va supportato, però bisogna entrare nell'ordine delle idee che va attuato con un metodo preciso, operando per 12 mesi all'anno e trovando anche linee di smaltimento o commercializzazione. Il tutto affiancato a controlli più stringenti da parte delle autorità competenti per sanzionare chi non rispetta le regole".

 

Infine una puntualizzazione. "Va però ricordata un' altra cosa - chiosa il vicesindaco di Peschiera - e che cioè il siluro è sicuramente un problema nel lago di Garda, ma non è l'unico, e il contrasto a questa specie va affiancata ad altre operazioni di tutela e preservazione della biodiversità e più in generale dell'ecosistema gardesano".

 

 

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