Il mistero dei pavoni scomparsi. La cittadinanza si attiva preoccupata: "Che fine hanno fatto?". Ecco la risposta
Negli scorsi giorni un gruppo di cittadini roveretani ha inviato a Il Dolomiti la seguente segnalazione: “I pavoni del Bosco della Città di Rovereto sono spariti e non sappiamo dove siano andati a finire. Chiediamo trasparenza”. Per rispondere ai dubbi posti dalla cittadinanza, è stato quindi contattato il Museo Civico di Rovereto, ente che si occupa della loro gestione assieme al personale Sova del “Progettone”

ROVERETO. Nella giornata di ieri, martedì 7 luglio, un gruppo di cittadini roveretani ha inviato a Il Dolomiti la seguente segnalazione: “I pavoni della Sperimentarea del Bosco della Città sono spariti e non sappiamo dove siano andati a finire. Chiediamo trasparenza”. Per rispondere ai dubbi posti dalla cittadinanza, è stato quindi contattato il Museo Civico di Rovereto, ente che si occupa della loro gestione assieme al personale Sova del “Progettone”.
Ma meglio fare un passo indietro perché critiche e lamentele erano già state sollevate mesi fa da parte di alcuni cittadini. Ciò che si chiedeva erano più cure e manutenzione per questi animali che sembravano vivere in condizioni pessime e rinchiusi in voliere non adatte. In primavera si è poi presentato un ulteriore problema riguardante la gestione dell’acqua, che, secondo le parole del responsabile della sezione Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto Gionata Stancher è stato risolto e sostituito con un tipo di manutenzione “più basica”: “Ci sono stati degli inconvenienti con la rete idrica e l’approvvigionamento dell’acqua, per questo motivo sin da subito abbiamo provveduto a portare l’acqua con le taniche”.
Verso fine giugno poi, sono arrivate altre segnalazioni da parte della cittadinanza. Si chiedevano migliorie, e un controllo da parte del servizio veterinario, che poi è stato fortunatamente effettuato. A seguito di questo sopralluogo, sono stati indicati una serie di interventi migliorativi ritenuti necessari per consentire il benessere degli animali, ma "a distanza di settimane, tuttavia, tali interventi risultavano solo parzialmente realizzati” scrivono i cittadini nella loro segnalazione.
Ecco, quindi, la spiegazione del responsabile Gionata Stancher: “Gli animali si trovavano dentro alle voliere perché anni fa abbiamo avuto a che fare con una pavona predata durante la cova. È stato per evitare altri episodi simili che sono stati inseriti nelle gabbie. Solo un esemplare, il maschio più grande, rimaneva libero perché non si sarebbe mai allontanato dalle femmine. Il servizio veterinario ha verificato lo stato di benessere degli animali e sottolineato il fatto che le voliere fossero adatte per gli esemplari al loro interno, consigliava però di far uscire gli animali dalla voliera per qualche ora durante il giorno. Ci abbiamo provato, ma si è rivelato complicato: coloro che lavorano all’interno del Bosco della Città (personale Sova del “Progettone”, ndr) hanno degli orari lavorativi ben definiti e spesso i pavoni "evitavano" di rientrare con facilità dentro alle voliere. Lasciandoli liberi durante la notte però, avremmo potuto trovare brutte sorprese come esemplari predati. La decisione di spostarli è stata quindi presa dopo queste considerazioni".
Oltre alle difficoltà riguardanti la gestione di queste “gite fuori porta”, gli esemplari maschi litigavano tra di loro: “All’inizio c’era solamente un individuo maschio che poi ovviamente si è riprodotto con le esemplari femmine. Col passare degli anni alcuni esemplari sono poi stati spostati e dati a realtà e a persone che potessero prendersene cura. Negli ultimi tempi però, nei momenti di libertà, gli esemplari maschi si aggredivano. Ovviamente è stata una decisione sofferta e non presa con leggerezza: i pavoni erano lì da parecchi anni, rappresentavano un’attrattiva per tutti e in molti erano gli affezionati, ma per non rischiare di compromettere nuovamente la loro salute rischiando predazioni e disguidi col personale, abbiamo deciso di affidarli a chi sicuramente saprà prendersi cura di loro” conclude Stancher.












