"Il vetro è entrato nella mia vita per caso", la maestra vetraia Ester Brunini si racconta: "Le bambole Takeshi mi salvarono e un crowdfunding mi fece ripartire"
La maestra vetraia Ester Brunini si racconta, dal primo amore per il vetro alla scelta di intraprendere una professione artigiana, fino alle bambole giapponesi Kokeshi che le diedero la forza di non mollare: "Affidarsi ad un un artigiano vuol dire puntare su qualcosa di unico: si trovano formazione, esperienza, ascolto e disponibilità, ed è questo che fa la differenza"

BOLZANO. "La mia arte è una forma di terapia prima di tutto per me stessa, perché mi permette di esprimermi e allo stesso tempo di aiutare le persone a realizzare qualcosa che per loro ha un significato importante". Inizia a raccontarsi così a il Dolomiti Ester Brunini, maestra professionale vetraia di Bolzano che da anni porta avanti la sua attività di creazione e vendita di opere in vetro.
La sua bottega artigiana, in via Roma, si chiama Glass Art Affair e sono molte le persone e i collezionisti che si affidano a lei per la realizzazione di oggetti personalizzati: dalle lampade alla bigiotteria, dagli oggetti per la casa alle bomboniere, fino ai quadri e alle vetrate artistiche.
Una passione nata quasi per caso durante gli studi, quando una lampada in vetro realizzata da una collega le fece scoprire un mondo che sarebbe diventato il suo mestiere. E un percorso costruito tra formazione, ricerca artistica e momenti non sempre semplici: dalle bambole giapponesi Kokeshi, diventate il simbolo del suo laboratorio dopo aver contribuito a rilanciare l'attività in una fase difficile, fino alla campagna di crowdfunding che le permise di raccogliere quasi 8 mila euro e trasferire il laboratorio da Pineta di Laives al centro di Bolzano.
Tra arte e artigianato, creazioni su misura e un rapporto diretto con i clienti, Ester Brunini ripercorre la sua storia professionale e personale, raccontando come il vetro sia diventato il materiale attraverso cui da forma a idee, emozioni e soprattutto ai desideri di chi a lei si affida.
Ester Brunini, partiamo da dove tutto ebbe inizio: come avvenne il suo incontro con il vetro e che percorso di formazione ha svolto?
Ho incontrato il vetro per caso, anche se posso dire che la passione per l'arte ha sempre fatto parte della mia vita. Dopo il liceo pedagogico ho frequentato il corso di Design e Arte alla Libera Università di Bolzano e lì avvenne la svolta: una collega portò, in occasione della sua laurea, una lampada in vetro realizzata da lei. Rimasi colpita da quell'oggetto e le chiesi dove avesse imparato quella tecnica: fu così che scoprii la scuola Vetroricerca Glas & Modern, andai a informarmi e me ne innamorai immediatamente iniziando quel percorso.
E in un biennio ha gettato le basi per il suo attuale lavoro, che intreccia arte e artigianato.
Sono stati due anni straordinari: abbiamo avuto docenti provenienti da diversi Paesi e ciascuno insegnava una tecnica specifica. Il primo anno era più orientato alla tecnica, mentre il secondo lasciava maggiore spazio alla ricerca artistica e all'espressione personale e oltre alle competenze pratiche, quella formazione mi ha permesso di costruire il primo portfolio e di acquisire gli strumenti necessari per avviare la mia attività. Terminata la scuola nel 2005, ho aperto subito la partita Iva e il mio primo laboratorio a Pineta di Laives, anche se in realtà avrei preferito prendermi il famoso anno sabbatico (ride, ndr).
Ci racconta la scelta di avviare, inizialmente, un laboratorio artigiano?
All'inizio, anche grazie a mio padre, ho trovato una sede a poco prezzo, dove allestii appunto il mio laboratorio: ero al secondo piano di un edificio nella zona produttiva di Laives e praticamente nessuno mi trovava (sorride, ndr) ma nonostante questo ci sono rimasta per sette anni. Fu la base di tutto e iniziai a prendere le misure alla professione: all'epoca, nello specifico, lavoravo molto con fiere e mercatini, che consentivano di creare contatti e acquisire commesse per il resto dell'anno, ma quando quel sistema ha iniziato a funzionare meno bene, ho deciso di trasferirmi a Bolzano.
Alla base di questo trasferimento ci fu quello che lei definisce un "momento difficile".
Esattamente. In quel periodo attraversai pesanti difficoltà economiche che coincisero anche con un fatto: una ditta russa mi commissionò un importante lavoro che non venne però mai pagato. Prima provai a chiedere un sostegno bancario, ma senza successo, e a quel punto mi trovai davanti a un bivio: chiudere oppure trovare una strada alternativa per trasferire la mia attività in città.
E fu proprio la "strada alternativa" che le permise di fare quel passo.
Precisamente: durante un incontro organizzato da Cna Giovani, scoprii l'esistenza del crowdfunding. Tornando a casa in treno iniziai a informarmi e decisi di provarci: lanciai una campagna per il mio progetto e in tre mesi raccolsi quasi 8 mila euro grazie al sostegno della comunità. Pensi che molte persone non donarono online, ma vennero personalmente a consegnarmi il loro contributo durante i mercatini natalizi: fu un abbraccio collettivo straordinario che mi permise di aprire il nuovo negozio-laboratorio a Bolzano.
Ci parla delle sue creazioni e di come è organizzata la sua attività?
Lavoro per circa il 90% su commissione del cliente e per il restante 10% sulla vendita diretta in negozio che al piano terra ha uno spazio espositivo, mentre sotto si trova l'area dove creo le mie opere. Mi occupo di quasi tutte le lavorazioni del vetro, ad eccezione della lavorazione a lume: realizzo vetrate rilegate a piombo e dipinte, bigiotteria, quadri artistici, incisioni su bicchieri e, in generale, tutto ciò che può essere tradotto in vetro.
Facciamo un "tuffo" nel suo laboratorio: come nasce una sua creazione, dalla scelta del vetro al prodotto finale?
Utilizzo principalmente vetro americano e vetro di recupero: il primo lo acquisto in lastre o in polvere, mentre il secondo proviene da vecchie finestre, bottiglie o materiali recuperati forniti anche da bar e locali. Nel laboratorio gran parte del lavoro viene svolta manualmente: dispongo di un tavolo da taglio, di un forno per la vetrofusione e di una sabbiatrice. Se devo realizzare una vetrofusione, ad esempio, taglio il vetro, assemblo i vari elementi, li porto a fusione in forno e successivamente intervengo con decorazioni e finiture. Spesso il risultato finale viene poi abbinato ad altri materiali, come basi in legno dipinte a mano.
Quali sono le opere a cui è più affezionata e quelle più richieste?
Il prodotto a cui sono più affezionata sono le bambole giapponesi Kokeshi, che realizzo dal 2009: hanno un valore speciale perché sono arrivate in un momento molto difficile della mia attività. Avevo aperto da poco il laboratorio e le difficoltà erano tante, al punto che stavo seriamente pensando di chiudere: realizzai queste bambole quasi per caso e le vendetti tutte nell'arco di una settimana. Diciamo che, in qualche modo, mi hanno salvato e da allora sono diventate il mio simbolo e il mio cavallo di battaglia. Oggi sono molto richieste anche le incisioni sui bicchieri, perché rappresentano una lavorazione accessibile e facilmente comprensibile per il pubblico. Parallelamente continuano ad avere grande successo le vetrate rilegate a piombo e negli anni il mio mercato si è consolidato soprattutto attorno alla pittura su vetro e alle vetrate artistiche. I miei clienti? Principalmente privati e collezionisti.
Raccogliamo l'assist, quanto conta il rapporto con il cliente?
Negli anni il costo della materia prima è aumentato molto e per questo ho iniziato a integrare anche altri materiali, cercando di offrire un servizio il più possibile completo a chi entra con l'idea di realizzare un'opera o un oggetto personalizzato, e molto spesso le persone arrivano da me perché vogliono fare un regalo. La prima fase del lavoro consiste nell'ascolto: cerco di capire a chi è destinato, quale emozione vogliono trasmettere e che cosa desiderano comunicare attraverso l'oggetto. Successivamente preparo diverse proposte a differenti fasce di prezzo, in modo che il cliente possa comprendere cosa cambia tra una lavorazione più semplice e una più complessa. Una volta scelta la soluzione, inizio il lavoro e, se lo desidera, tengo il cliente aggiornato con fotografie delle varie fasi di realizzazione. Mi piace, insomma, coinvolgerlo nel processo creativo fino alla consegna finale. La soddisfazione più grande arriva quando mi raccontano che il regalo è stato apprezzato o che l'opera ha suscitato esattamente l'emozione che volevano, e che volevo, trasmettere.
Il lato artistico è un aspetto fondamentale, qual è il confine tra arte e artigianato e come questo binomio intercetta i suoi clienti?
Posso dire con certezza che la mia arte è una forma di terapia prima di tutto per me stessa, perché mi permette di esprimermi e allo stesso tempo di aiutare le persone a realizzare qualcosa che per loro ha un significato importante. Per quanto riguarda il rapporto con le persone che si affidano a me, questo è cambiato nel tempo perché il trasferimento a Bolzano ha richiesto di ricostruire completamente la clientela: ho dovuto adattare parte della produzione alle esigenze di un contesto diverso rispetto a quello di Pineta di Laives. Col tempo però ho capito quanto sia importante il passaparola: i miei clienti sono infatti diventati i migliori ambasciatori del mio lavoro e grazie a loro l'attività è cresciuta molto.
Che rapporto ha con l'e-commerce?
La vendita online oggi rappresenta una parte molto limitata della mia attività, negli anni però ci ho provato e ho avuto clienti anche negli Stati Uniti e in Canada, ma gestire contemporaneamente laboratorio, negozio ed e-commerce significa svolgere a tutti gli effetti un secondo lavoro. È un mercato che però mi piacerebbe esplorare nuovamente in futuro, magari con il supporto di qualcuno che possa affiancarmi.
A proposito di futuro, quali sono le sfide principali che vuole raccogliere?
Oggi lavoro anche dodici ore al giorno e mi piacerebbe trovare qualcuno che mi affianchi: non è però facile reperire personale specializzato, garantendo al contempo continuità in un settore che attraversa inevitabilmente periodi più o meno favorevoli. Sul futuro, a lungo ho pensato che il passo successivo sarebbe stato quello di ingrandirmi, ma oggi non sono più convinta che un ulteriore sviluppo mi permetterebbe di mantenere la stessa attenzione che dedico ai clienti. Quello che so con certezza è che, indipendentemente dalle dimensioni dell'attività, il rapporto con il cliente resterà sempre centrale.
Un'ultima battuta. In un mondo dominato dal fast-commerce, cosa può offrire un artigiano che la produzione di massa non è in grado di dare?
Scegliere di affidarsi ad un un artigiano vuol dire puntare su qualcosa di unico: non si acquista infatti un prodotto standardizzato e destinato a chiunque, ma un oggetto pensato e realizzato sempre ad hoc. C'è infatti un accompagnamento passo-passo che parte dal primo dialogo e prosegue lungo tutto il percorso creativo fino alla consegna finale. In un prodotto artigianale ci sono poi formazione, esperienza, ascolto e disponibilità: è questo che fa la differenza.












