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Trento
24 luglio | 12:00

"In gabbie piccolissime, senza ciotole piene e tra liquami: condizioni inaccettabili". Blitz della Forestale, sequestrati 30 cani in un allevamento in Trentino (FOTO E VIDEO)

I cani vivevano in condizioni di detenzione definite dalla Lav inaccettabili, l'operazione è scattata dopo una denuncia allo sportello contro i maltrattamenti. L'associazione: "Episodi come questo dimostrano quanto sia necessario mettere in discussione un modello che continua a considerare gli animali come strumenti per lo sport, la riproduzione o il mercato, anziché come individui dotati di esigenze proprie e di un valore che prescinde dalla loro utilità per l'essere umano"

TRENTO. Costretti a vivere in gabbie piccole che impedivano ogni movimento, senza ciotole e su un pavimento ricoperto da liquami e deiezioni: grazie ad una denuncia della Lav a Fiavè sono stati sequestrati circa 30 cani detenuti in un allevamento gestito da un'associazione affiliata ad un ente riconosciuto dal Coni.

 

A raccontare la vicenda è l'associazione stessa che spiega come in seguito ad una denuncia dello Sportello contro i Maltrattamenti di Trento, sia scattata l'operazione del Corpo Forestale della Provincia.

Tutti i cani sequestrati, viene specificato, erano con pedigree Enci e detenuti in un allevamento gestito da un’associazione “sportiva dilettantistica” affiliata a “Libertas”, ente di promozione sportiva riconosciuta dal Coni.

 

“Grazie ad alcune segnalazioni fatte allo Sportello Lav contro i maltrattamenti sugli animali di Trento abbiamo potuto documentare condizioni di detenzione inaccettabili – spiega Michela Lizziero, volontaria della Lav in Trentino e legale che seguirà il caso – e diversi cani mostravano segni di degrado evidente, non avevano ciotole per bene e il pavimento disconnesso era ricoperto di liquami, deiezioni e rifiuti organici. Altri cani erano costretti a vivere in gabbie poste una sull’altra, talmente piccole da impedire qualunque movimento”.

Quanto raccolto e documentato durante i sopralluoghi, viene sottolineato in una nota, ha portato alla denuncia e alla richiesta di intervento urgente delle autorità competenti. “Lav seguirà tutti gli sviluppi giudiziari affinché venga fatta giustizia. Auspichiamo – viene specificato – che la Procura di Trento e il Corpo forestale del Trentino possano individuare la migliore soluzione possibile per il futuro di questi cani".

 

L'associazione spiega in seguito come questo caso richiami una riflessione "che va ben oltre la singola vicenda giudiziaria", dal momento che "la persona coinvolta non è soltanto il titolare della struttura nella quale sono stati riscontrati gravi problemi sotto il profilo del benessere animale, ma opera anche come addestratore, organizza corsi di formazione attraverso un'associazione sportiva dilettantistica affiliata a Libertas ed è allevatore di cani con pedigree Enci".

"È quindi indispensabile che il mondo della cinofilia sportiva, gli enti che la rappresentano e il sistema allevatoriale – dichiara Alessandra Ferrari, responsabile area animali familiari di Lav – si assumano una responsabilità concreta nel vigilare sulle realtà che operano al loro interno e intervengano con tempestività quando emergono criticità di questo tipo”.

“Al tempo stesso episodi come questo dimostrano – conclude – quanto sia necessario mettere in discussione un modello che continua a considerare gli animali come strumenti per lo sport, la riproduzione o il mercato, anziché come individui dotati di esigenze proprie e di un valore che prescinde dalla loro utilità per l'essere umano. Finché questa visione continuerà a permeare il rapporto con gli animali, il rischio che si verifichino casi di sfruttamento e maltrattamento resterà inevitabilmente presente”.

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