“In una notte i cinghiali possono distruggere oltre un quintale d’uva”: agricoltori esasperati. Coldiretti risponde e la Regione è pronta ad intervenire
L’agricoltura dei Colli Eugeni è ancora una volta messa a dura prova dalla numerosa presenza dei cinghiali. L’emergenza è significativa e si chiedono nuove misure per far fronte alle difficoltà e proteggere vigne e frutteti. La consigliera regionale Giorgia Bedin: “Recinzioni, barriere e continui adattamenti delle modalità di coltivazione purtroppo non sono bastati. È necessario individuare una soluzione strutturale definitiva al problema”

PADOVA. “In una sola notte i cinghiali possono distruggere oltre un quintale d’uva. Siamo esasperati”. È questo il grido d’allarme che arriva da parte di imprenditori agricoli e dai gestori di più agriturismi dei Colli Euganei, alle prese da anni con una presenza sempre più invasiva e preoccupante della fauna selvatica. Una situazione che, con l’arrivo del caldo e l’avvicinarsi della vendemmia, rischia di aggravarsi ulteriormente.
Interi branchi di cinghiali, infatti, scavalcano le recinzioni e invadono ettari di vigneti, arrivando a compromettere addirittura oltre la metà del raccolto: alla ricerca di acqua per dissetarsi, gli animali trovano nei grappoli ormai maturi una fonte particolarmente appetibile e la loro capacità di adattamento è sorprendente.
Questi animali riescono infatti ad alzarsi sulle zampe posteriori per raggiungere i grappoli più alti, arrecando diversi danni alle coltivazioni, non solo ai vigenti, ma anche ai frutteti: gli esemplari più grandi si appoggiano ai tronchi degli alberi da frutto per raggiungere mele, pere e albicocche, provocando la rottura delle piante e mandando in fumo il lavoro di quattro o cinque anni necessario per far entrare in produzione un frutteto.
Gli agricoltori raccontano di aver tentato ogni possibile soluzione per difendere le proprie aziende, sostenendo investimenti anche importanti. Dalle reti elettrosaldate alte un metro alle recinzioni elettrificate, nessun sistema sembra ormai essere sufficiente: “Le abbiamo provate tutte, con grande impegno economico. La burocrazia da affrontare per richiedere un contributo è un ostacolo insormontabile. In una sola notte possono distruggere oltre un quintale d’uva. Se andiamo avanti di questo passo al momento della vendemmia avremo perso oltre metà del nostro raccolto. Siamo esasperati, non sappiamo più come difendere il nostro lavoro e le nostre aziende”, testimoniano.
Di fronte a una situazione definita ormai insostenibile, Coldiretti Padova chiede quindi interventi più incisivi e continuativi: ricorda come l’area, ricchissima di vigneti e di coltivazioni di pregio, oggi sia fortemente minacciata da una popolazione di cinghiali ancora troppo numerosa, sebbene siano state adottate già alcune misure per il contenimento.
“Nonostante gli sforzi e i notevoli investimenti economici sostenuti per proteggere vigneti, uliveti, orti, frutteti e altre coltivazioni, i danni sono purtroppo all’ordine del giorno. La burocrazia non aiuta né nella realizzazione degli interventi di difesa passiva né sul fronte dei risarcimenti. I progressi ci sono stati, ma i cinghiali sono ancora troppi e il loro impatto non è sostenibile per l’agricoltura”, evidenzia Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova.
L’associazione poi sottolinea inoltre come il problema non riguardi esclusivamente il settore agricolo: “I cinghiali continuano a rappresentare un serio pericolo anche per l’incolumità pubblica. Sono una minaccia per gli automobilisti e il loro continuo passaggio contribuisce ad aumentare il rischio di cedimenti del terreno e frane. Il piano regionale ha consentito un incremento delle catture, ma servono azioni ancora più efficaci, continuative e di maggiore intensità. Ogni anno questa emergenza mette in crisi il settore primario”.
Sulla questione interviene anche la consigliera regionale Giorgia Bedin: “L’agricoltura dei Colli Euganei rientra a pieno titolo nell’agricoltura eroica. Il motivo è semplice: i nostri coltivatori non solo combattono quotidianamente con un ambiente impervio e con un clima sempre più instabile, ma da anni devono fare anche i conti con l’emergenza cinghiali. Una sfida complessa che mette seriamente a rischio il frutto del lavoro degli operatori del settore primario e l’economia del territorio” dichiara la consigliera.
Poi, evidenzia come le misure adottate finora, vista la situazione, non siano più sufficienti: “Recinzioni, barriere e continui adattamenti delle modalità di coltivazione purtroppo non sono bastati, a causa della straordinaria capacità di adattamento dimostrata da questa specie - dichiara Bedin -. Le sole strategie di contenimento passivo non sono più sufficienti a tutelare le colture di pregio della nostra area collinare. La nuova governance del parco regionale dei Colli Euganei ha aperto il proprio mandato con un provvedimento atteso e fondamentale: lo sblocco delle autorizzazioni destinate ai selecontrollori. Si tratta di un segnale di concretezza”.
La consigliera conclude proponendo una collaborazione sempre più stretta tra Regione Veneto ed Ente Parco: “È necessario che Parco e Regione agiscano in sinergia per individuare una soluzione strutturale definitiva al problema. Il lavoro di squadra è fondamentale. Allo stesso tempo serve garantire lo stanziamento di fondi adeguati per risarcire integralmente gli agricoltori dei danni subiti. Per questo motivo mi impegnerò personalmente, attraverso atti amministrativi e normativi concreti in Consiglio regionale, affinché le istanze dei produttori dei Colli Euganei trovino risposte economiche e legislative immediate”.


















