Infarto, l'intelligenza artificiale riconosce sintomi invisibili all'occhio umano: "Ci permette di guadagnare minuti fondamentali e salvare vite"
Esistono forme di attacco cardiaco particolarmente subdole le cui avvisaglie non sono subito riconoscibili. L'Ia entra così in campo permettendo l'immediata assistenza al paziente

BOLZANO. A Bolzano la cardiologia sposta l’orizzonte del possibile, dimostrando che l’intelligenza artificiale, con tutte le sue criticità ed i suoi limiti, in alcuni casi può essere il "collega" che non dorme mai, capace di scorgere dettagli invisibili all'occhio umano proprio quando il tempo è il nemico numero uno.
Uno studio condotto presso l’Ospedale di Bolzano rivela infatti che l’IA è in grado di offrire indizi preziosi già al primo elettrocardiogramma per identificare l’infarto miocardico occlusivo (OMI), una forma di attacco cardiaco particolarmente subdola e difficile da diagnosticare nelle fasi iniziali.
Il cuore del problema risiede nel fatto che questa specifica categoria di infarto, pur essendo causata da un’arteria coronaria completamente ostruita, non sempre manifesta subito le classiche alterazioni "da manuale" nell’ECG.
Come precisato dai ricercatori, l'obiettivo non è colmare lacune cliniche — dato che questi pazienti vengono regolarmente identificati attraverso esami della troponina e coronarografie — ma guadagnare minuti vitali: un sistema di IA può fornire un sospetto decisivo più rapidamente in questa fase iniziale , quando i risultati di laboratorio non sono ancora sul tavolo del medico.
L’indagine ha coinvolto un campione vastissimo di 1.490 pazienti con sospetta sindrome coronarica acuta, i cui primi esami non mostravano anomalie evidenti.
I risultati ottenuti dall'algoritmo sono stati impressionanti, superando la valutazione standard immediata: l’IA ha riconosciuto correttamente l'infarto nell’84% dei casi, con una specificità che ha toccato il 99%.
Questo significa che lo strumento ha saputo isolare con precisione chirurgica i casi critici già al "minuto zero" del percorso diagnostico.
Presentato con grande eco internazionale a Lisbona durante il congresso della Società Europea di Cardiologia dal Dott. Federico Nani, lo studio è frutto del lavoro del gruppo guidato dal Dott. Matthias Unterhuber, all’interno del team diretto dal Primario Dott. Rainer Oberhollenzer.
La filosofia che muove questa innovazione a Bolzano è chiara, come spiegano gli esperti: "L’intelligenza artificiale non si propone come sostituto dei medici, ma come uno strumento aggiuntivo a beneficio delle persone assistite".
In questo scenario, l’esperienza clinica e la ricerca scientifica si fondono per garantire che, se un quadro critico viene riconosciuto prima, "anche ulteriori accertamenti e terapie possono essere avviati più tempestivamente", trasformando così la tecnologia in un vero e proprio scudo salva-vita.












