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Trento
26 aprile | 11:11

"La Ciclovia del Garda è uno scempio ambientale che costerà 17mila euro al metro. Fermate i lavori, non è troppo tardi". Associazioni all'attacco contro la Provincia

"E' prevista una spesa di 95.439.045 euro per 5,5 chilometri, ancora con alcuni tratti non progettati - scrive il Coordinamento per la Tutela del Garda -. Ovvero oltre 17.000 euro al metro, da rapportare al prezzo medio per la realizzazione delle ciclabili di 350 euro al metro. L'opera in sé non ha alcuna validità pubblica e funzionale. Anzi, sarà pericolosissima per i ciclisti costretti a riversarsi sulla Gardesana"

TRENTO. L'opera viene definita "uno scempio", senza alcun "controllo economico", "non ha alcuna validità pubblica e funzionale", "pericolosissima per ciclisti".

 

Il Coordinamento per la Tutela del Garda e Italia Nostra tornano alla carica e chiedono alla Provincia di Trento e al Governatore Maurizio Fugatti di fermare i lavori per la realizzazione della Ciclovia del Garda, un'opera "monstre" che - ormai da anni - sta facendo discutere e non poco.

 

Da una previsione di spesa del 2023 di poco più di 81 milioni di euro, la cifra è salita di 15 milioni di euro in tre anni. In tutto, dunque, quasi 96 milioni di euro per 5 chilometri e mezzo di tracciato che si svilupperà in territorio trentino.

 

"Nei giorni scorsi è stato pubblicato il Dopi (documento con le previsioni di spesa per le opere ciclopedonali) del 2026 per i 5,5 chilometri del tratto Tn ovest - scrive il Comitato in una nota ufficiale -. L'opera è ancora molto incompleta. Da questo documento abbiamo potuto trarre un quadro analitico degli importi preventivati e ogni anno aumentati. E' prevista una spesa di 95.439.045 euro per 5,5 chilometri, ancora con alcuni tratti non progettati. Ovvero oltre 17.000 euro al metro, da rapportare al prezzo medio per la realizzazione delle ciclabili di 350 euro al metro. Importo che dovrà senz'altro aumentare, mancando - oltre ai 2 tratti sopracitati - le progettazioni esecutive, i costi delle varianti, le opere di difesa sulle due UF2 e UF3 4.2, gli (im)previsti geologici. Di questi 5,5 km circa, 1,5 è stato realizzato (Riva - Sperone), 1,3 km sono in esecuzione ma con necessità di variante (confine - galleria Titani sud), 928 metri (galleria Titani) sono in attesa di appalto, 2 tratti per 1,5 km in progettazione (definitiva e preliminare)".



Ecco allora la richiesta, ribadita a gran voce: chiudere la Ciclovia e affidarsi al servizio di trasporto via battello. Con il Comitato e Italia Nostra che aggiungono che "l'opera sarà pericolosissima per i ciclisti", che si riverseranno sulla Gardesana, con problemi per la circolazione, come ha sottolineato il sindaco di Gardone Riviera qualche giorno fa (Qui articolo).

 

"Il Coordinamento per la tutela del Garda da sempre chiede che l'anello della Ciclovia - prosegue la nota - venga chiuso nella zona trentina, la più pregiata in termini di paesaggio e ambienti naturali e la più critica geologicamente, con la navigazione su battelli elettrici come succede sui laghi e sui grandi fiumi dell’Europa centrale e del nord. Ora è il momento limite: di fronte all’evidenza del gravissimo scempio e del completo mancato controllo economico dell’intervento si chiede a gran voce che i lavori si fermino. L'opera in sé non ha alcuna validità pubblica e funzionale. Anzi, sarà pericolosissima per i ciclisti costretti a riversarsi sulla Gardesana, per i pedoni che dovranno convivere sulla passerella con i ciclisti e per gli automobilisti che subiranno un ulteriore congestionamento della Gardesana occidentale. I primi segnali di tali effetti si sono già evidenziati, tanto da far sollevare una critica all’invasione dei ciclisti delle strade della Gardesana da parte del sindaco di Gardone Riviera che rileva "problemi di sicurezza e blocco del traffico" confermando le nostre previsioni: "è una sofferenza continua per le persone, le attività, gli alberghi".

 

La Lombardia ha detto "no" alla costruzione della Ciclovia nei tratti di falesia: le associazioni chiedono al Trentino di fermarsi e seguire l'esempio dei vicini di casa. Meglio pagare le penali alle ditte appaltatrici che continuare a spendere milioni di euro e intaccare il territorio.

 

"Fermarsi ora - conclude il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda - permetterebbe la salvaguardia della parte più bella delle falesie e il danno economico per indennizzi alle ditte appaltatrici sarebbe insignificante in confronto allo spreco di risorse che questa ciclovia comporta. Il Coordinamento chiede quindi che il Presidente della Provincia autonoma di Trento accolga finalmente l’appello più volte lanciato e rimarcato anche da una lettera inviatagli due mesi fa dalle tre sezioni di Italia Nostra coinvolte (Trento, Brescia e Verona), in cui auspicano che la decisione di Regione Lombardia di non costruire più la ciclovia sulle proprie falesie, ma di optare per la navigazione da Gardone a Limone, possa essere assunta anche dalla Regione Veneto e dalla Provincia autonoma di Trento per i tratti ancora in fase di progettazione o non interessati dai lavori di esecuzione".

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