La Flotilla ci riprova. Ecco la nuova missione (di nuovo a Gaza) e questa volta non solo via mare ma anche via terra
La prima missione era finita con un nulla di fatto se non un'enorme manovra mediatica. Nessun aiuto umanitario portato ai palestinesi e nessuno scontro con l'esercito israeliano che aveva rispedito a casa i naviganti. Annunciata la nuova spedizione per il 29 marzo. Parteciperanno oltre 1.000 medici, infermieri e operatori sanitari; educatori, ingegneri e squadre di ricostruzione; investigatori sui crimini di guerra, sull’ecocidio e osservatori legali

MILANO. ''Flotilla 2 La Rivincita''. Il 29 marzo da numerosi porti del Mediterraneo salperanno simultaneamente moltissime imbarcazioni per quella che gli organizzatori definiscono ''la più grande iniziativa civile coordinata per la Palestina mai intrapresa: un convoglio marittimo unificato e una carovana umanitaria via terra che partiranno simultaneamente il 29 marzo 2026 da numerosi porti del Mediterraneo''.
L’annuncio è stato dato nelle scorse ore alla Nelson Mandela Foundation a Johannesburg. Qui la missione della primavera 2026 è stata descritta come un atto senza precedenti di resistenza civile globale, messa in atto in risposta al fallimento catastrofico di governi e istituzioni internazionali ''nell’impedire il genocidio in corso, l’assedio, la carestia e la distruzione sistematica della vita civile a Gaza da parte di Israele''. Insomma dopo il nulla di fatto (sia per i palestinesi, visto che l'operazione era scarica sul piano umanitario e non ha raggiunto nessun obiettivo, che contro Israele visto che al momento del blocco delle imbarcazioni, fortunatamente, non è successo nulla e i membri dei vari equipaggi sono tornati a casa senza conseguenze) di qualche mese fa, la Global Sumud Flotilla torna in pista.
Torna in pista ancora una volta per Gaza dove dopo quasi due anni e mezzo di guerra i bombardamenti hanno mietuto oltre 70mila vittime (25mila miliziani di Hamas fonti Idf) mentre nulla è stato fatto per aiutare i cittadini iraniani a liberarsi da una dittatura che ha causato in due giorni di repressioni 30mila vittime, tutte civili, tra mitragliate per le strade, negli ospedali, impiccagioni ed esecuzioni di massa. Anzi le manifestazioni di piazza in Europa dove campeggiavano le bandiere della Palestina hanno chiesto libertà per gli iraniani ma senza interventi esterni. E così, come accaduto negli ultimi decenni di tentativi di ribellione a Teheran, anche questa volta è finito tutto nel nulla.
Ma nel quadro internazionale delle crisi umanitarie (per dirne due ci sarebbe l'Ucraina, vicinissima a noi, o il Sudan la più grande del mondo con oltre 12milioni di sfollati e oltre 150mila morti in meno di tre anni) Gaza ha la priorità mediatica assoluta. La Flotilla di marzo mobiliterà migliaia di partecipanti provenienti da oltre 100 Paesi. Il convoglio marittimo salperà da Barcellona, da porti italiani, tunisini e da altri punti di partenza nel Mediterraneo, mentre una carovana via terra avanzerà in parallelo verso Gaza dal Nord Africa.
Tra i partecipanti ci saranno: oltre 1.000 medici, infermieri e operatori sanitari che risponderanno alle necessità mediche, ai traumi e al collasso del sistema sanitario di Gaza; educatori, ingegneri e squadre di ricostruzione pronte a dare supporto alla sopravvivenza e al recupero delle comunità; investigatori sui crimini di guerra, sull’ecocidio e osservatori legali che documenteranno le violazioni del diritto internazionale. Ovviamente il come entreranno a Gaza resta un punto di domanda e l'unica ipotesi in campo è quella di forzare il blocco israeliano.
Per il rilascio immediato
Gli organizzatori della GSF hanno sottolineato che la missione non è simbolica, né strettamente umanitaria: si tratta di un intervento concreto basato sul diritto internazionale, sulla responsabilità collettiva e sul rifiuto di normalizzare la sofferenza civile di massa. “Ci uniamo nella Global Sumud Flotilla perché riconosciamo che, come collettività globale, possiamo isolare l’apartheid israeliano, farlo crollare e portarlo in ginocchio, proprio come abbiamo fatto con l’apartheid sudafricano”, ha affermato Nkosi Zwelivelile “Mandla” Mandela, ex partecipante alla GSF e nipote del compianto Nelson Mandela. Gli organizzatori hanno descritto la missione come un rifiuto diretto delle recenti proposte di “ricostruire Gaza” senza sovranità palestinese o responsabilità, inclusi i piani che consoliderebbero il controllo esterno negando ai palestinesi il diritto all’autodeterminazione. La partenza del 29 marzo è presentata dalla GSF sia come una linea vitale umanitaria che come una linea morale globale: un atto che afferma il diritto e il dovere di tutti i popoli di intervenire quando i sistemi politici falliscono nel proteggere la vita.












