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Bolzano
14 aprile | 13:24

Narcotraffico tra il Belgio la Spagna e l'Alto Adige: 28 arresti. A Merano la 'cellula' di riserva che non doveva mai lasciare Bolzano e la Bassa Atesina senza droga

Le indagini della Squadra Mobile di Bolzano sono durate tre anni e hanno portato a un totale di 28 misure cautelari nei confronti soprattutto di cittadini di origine albanese residenti a Bolzano

BOLZANO. Tutto è cominciato un pomeriggio del giugno 2023, con un sequestro di un chilo di cocaina e tre manette che scattano.

 

Sembrava un'operazione di routine, ma era in realtà solo il primo tassello di un puzzle criminale gigantesco.

 

Per mesi, gli uomini della Squadra Mobile di Bolzano hanno vissuto nell'ombra, tra pedinamenti, appostamenti e ore di intercettazioni su canali social criptati e piattaforme VoIP, cercando di bucare quel muro di silenzio che i trafficanti avevano costruito con cura.

 

All'alba di oggi, quel muro è venuto giù: l'operazione "Daku", coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Trento, ha portato all'esecuzione di 28 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati, prevalentemente di nazionalità albanese e residenti in città a Bolzano.

 

Dieci persone residenti in provincia di Bolzano sono finite in carcere, mentre per le altre sono scattati arresti domiciliari e obblighi di dimora, anche tra le province di Brescia, Monza Brianza, Sondrio e Barletta-Andria-Trani.

 

L'indagine ha permesso di documentare oltre 150 episodi di spaccio e di sequestrare complessivamente 34 chilogrammi di cocaina, 23 di marijuana e 5,6 di hashish, oltre a 76.000 euro in contanti e una pistola semiautomatica. 

 

In questi minuti, inoltre, è in corso un'ulteriore operazione, fuori provincia, che sta portando al sequestro di ulteriori 20 kg di mirijuana coltivati in un capannone.

 

L'organizzazione non era una semplice banda di quartiere, ma una vera e propria impresa del narcotraffico.

 

Avevano tutto: i corrieri che facevano la spola con il Belgio e la Spagna a bordo di auto modificate con doppi fondi professionali, capaci di nascondere 15 chili di droga alla volta, c'erano i custodi che gestivano i depositi segreti e i broker che parlavano direttamente con i fornitori sudamericani.

 

A muovere le fila del traffico erano cinque diversi gruppi, ognuno con il suo "settore" e i suoi compiti.

 

C’era il nucleo storico di Bolzano che gestiva i grandi carichi, affiancato da squadre di ragazzi poco più che ventenni incaricati dello spaccio al dettaglio nel capoluogo e in Bassa Atesina.

 

A Merano operava una cellula specializzata che, in caso di "secca" del gruppo principale, attivava i propri canali spagnoli per non lasciare mai i clienti senza rifornimento.

 

E poi c’erano i gruppi più aggressivi: giovani bolzanini dediti allo spaccio di hashish e cocaina al minuto, famosi tra i consumatori perché per riscuotere i soldi da chi restava indietro con i pagamenti non usavano le parole, ma si presentavano agli appuntamenti con le armi in pugno.

 

Durante le perquisizioni, infatti, è spuntata anche una pistola semiautomatica.

 

Il Questore di Bolzano Giuseppe Ferrari ha espresso il proprio plauso alla Squadra Mobile per l’importante operazione conclusa nelle ultime ore, che rappresenta un significativo risultato nell’azione di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, sia a livello nazionale che internazionale.

 

“ L’operazione odierna - dichiara il Questore - rappresenta un duro colpo alle reti criminali dedite al narcotraffico e conferma la costante attenzione della Polizia di Stato nel contrasto a fenomeni che minacciano la salute e la sicurezza dei cittadini”.

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