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| 06 ottobre | 13:16

"Non comprate lo smartphone ai bambini", l'appello del Codacons ai genitori: "Aspettate almeno i 13 anni di età. E non fatevi influenzare dal 'ce l'hanno tutti'"

Campagna del Codacons promossa dal segretario generale Francesco Tanasi: "Non vogliamo dichiarare guerra alla tecnologia né dire alle famiglie come crescere i propri figli, ma porre una domanda semplice. Un bambino ha davvero bisogno, così presto, di uno smartphone tutto suo?"

Non comprate lo smartphone ai bambini, l'appello del Codacons ai genitori: Aspettate almeno i 13 anni di età
di Redazione

TRENTO. Un richiamo netto indirizzato a genitori e scuole per invitare a riflettere su una tematica complessa: con l'iniziativa "L'infanzia non ha bisogno di uno smartphone" il Codacons pone al centro dell'attenzione un tema che riguarda sempre più famiglie, quello dell'ingresso precoce dello smartphone e del digitale nella vita dei bambini. 

 

Il punto di partenza, come evidenzia anche Francesco Tanasi, segretario nazionale Codacons, è una realtà ormai quotidiana. Internet e dispositivi digitali entrano nella vita dei bambini già nei primi anni di scuola. Il Codacons non propone di tenerli lontani dalla tecnologia, ma sottolinea la differenza tra un utilizzo accompagnato dagli adulti e il possesso precoce di uno smartphone personale.

 

"Non vogliamo dichiarare guerra alla tecnologia né dire alle famiglie come crescere i propri figli – afferma Tanasi – ma porre una domanda semplice. Un bambino ha davvero bisogno, così presto, di uno smartphone tutto suo? Utilizzare un dispositivo insieme a un adulto è una cosa, averne sempre uno personale a disposizione è un’altra. La tecnologia può aspettare. L’infanzia no".

 

Secondo i dati Istat relativi al 2025, l’85,3% dei bambini tra i 6 e i 10 anni ha utilizzato Internet nei tre mesi precedenti la rilevazione. Il Codacons precisa che questo dato non equivale al possesso di uno smartphone personale, ma mostra quanto il digitale sia già presente nella quotidianità dei più piccoli. La posizione dell’associazione tiene conto anche del contributo di Codacons Medici e di professionisti dell’area psicologica, con attenzione agli aspetti medico-scientifici e psicologici legati alla crescita e al rapporto con i dispositivi digitali.

 

Il Codacons richiama le più recenti raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria, che indicano di rinviare l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni e di evitare, prima di questa età, l’accesso a Internet senza la supervisione degli adulti. L’associazione evidenzia inoltre che durante l’infanzia e la prima adolescenza sono ancora in sviluppo capacità importanti come l’autoregolazione, la gestione degli stimoli, la regolazione emotiva e la consapevolezza dei rischi. Per questo il rapporto con il digitale deve essere graduale e accompagnato.

 

L’invito rivolto ai genitori è chiaro: "Aspetta almeno i 13". Il riferimento riguarda lo smartphone personale e non significa che prima di questa età un bambino non possa utilizzare dispositivi digitali. I 13 anni, inoltre, non rappresentano una soglia oltre la quale ogni rischio scompare. Anche successivamente restano fondamentali dialogo, regole e supervisione.

 

Per il Codacons pesa molto anche una frase che tanti genitori conoscono bene, "Ce l’hanno tutti".

 

"È una delle pressioni più difficili da gestire – aggiunge Tanasi – perché un padre o una madre possono essere convinti che sia ancora presto e poi cambiare idea per paura che il proprio figlio si senta escluso. Se le famiglie si parlano e si confrontano, diventa più facile scegliere senza sentirsi soli. Nessun bambino dovrebbe avere uno smartphone soltanto perché lo hanno già gli altri". 

 

Il Codacons invita quindi i genitori, soprattutto all’interno delle singole classi, a confrontarsi tra loro e a condividere, quando possibile, una linea comune. L’associazione rivolge lo stesso invito alle scuole, affinché favoriscano occasioni di dialogo e informazione con le famiglie. Per il Codacons, aspettare non significa rifiutare la tecnologia. Significa evitare che uno schermo occupi troppo presto lo spazio del gioco, dello sport, della lettura, del sonno, della conversazione in famiglia e delle relazioni con gli altri.

 

"Non si tratta di essere contrari al progresso – osserva Tanasi – ma di accompagnare i nostri figli verso la tecnologia rispettando i tempi della loro crescita. Lo smartphone arriverà comunque, ma non deve entrare nella vita di un bambino soltanto perché lo hanno già gli altri. Non vogliamo togliere qualcosa ai bambini. Vogliamo lasciare loro più spazio per giocare, correre, annoiarsi, inventare, parlare e guardarsi negli occhi. Ci sarà tutta una vita per stare davanti a uno schermo. L’infanzia, invece, passa una volta sola", conclude Tanasi.

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