Contenuto sponsorizzato
Bolzano
02 luglio | 15:20

Prima il boato poi il fiume di fango e pietre che travolge le case. In pochi minuti il disastro e quelle vite salvate all'ultimo: “In mutande, ho preso i miei figli e siamo fuggiti”

Chi è rimasto bloccato su un tetto ed è stato salvato dall'elicottero, chi è scappato mentre una colata detritica travolgeva tutto ciò che trovava lungo il cammino

MERANO. La prima richiesta d'emergenza è scattata esattamente alle 17.05 di domenica 28 giugno, appena cinque minuti dopo che un violento nubifragio ha scaricato una enorme quantità di pioggia nella zona tra Merano ed Avelengo. Un pugno di minuti e l'afa estiva si è trasformata in un inferno di fango.

 

Cinquanta litri d'acqua per metro quadrato hanno bagnato il terreno, un terreno già fragile, scatenando una colata detritica impressionante: tremila metri cubi di materiale, terra e ghiaia si sono staccati a quota 1.100 metri sopra la galleria di Avelengo e hanno coperto un dislivello di ben ottocento metri, scendendo lungo un ripido canalone fino a schiantarsi con violenza inaudita sulle case del fondovalle. Cinque le abitazioni rimaste isolate, garage distrutti, sei feriti leggeri ad Avelengo e ben 69 persone evacuate d'urgenza nel momento più critico dell'emergenza.

 

Mentre oggi, giovedì 2 luglio, proseguono senza sosta le imponenti operazioni di bonifica e messa in sicurezza dopo la colata detritica, chi ha vissuto quei minuti porta dentro un racconto drammatico, fatto di attimi in cui la vita si è decisa in una manciata di secondi.

 

Wolfgang Tomasi, che abita proprio nel punto in cui la colata ha picchiato più duro, ricorda di aver sentito un gran rumore di pietre e di acqua che cadeva, per poi vedere l'inizio della frana. Wolfgang ha intuito il pericolo in un istante, ha preso i suoi figli e si è precipitato fuori casa in mutande. Ma non c'è stato nemmeno il tempo di mettersi al sicuro: in pochi secondi è arrivato un secondo smottamento, ancora più devastante, che ha seppellito le auto, le moto e tutto ciò che ha trovato lungo la sua corsa verso valle, invadendo completamente l'intero pianterreno dove la famiglia abita.

 

Con una frana di queste proporzioni, venuta giù in cinque o dieci minuti, Tomasi racconta che non si ha alcuna possibilità di scamparla: sono riusciti a fuggire a gambe levate proprio nello stretto lasso di tempo tra la prima e la seconda ondata, e se fossero rimasti davanti a casa probabilmente ora la famiglia non sarebbe qui a raccontare l'accaduto. Ora Wolfgang guarda le macerie chiedendosi quando potrà tornare e sapendo che ci vorrà moltissimo tempo perché tutto torni alla normalità. La famiglia, nel frattempo, ha trovato un rifugio temporaneo nella fattoria dei suoceri poco distante. Nel dramma, resta per Wolfgang la profonda gratitudine per una ragazza che si trovava in zona e che si è presa cura dei suoi bambini nei momenti del caos.

 

Poco sopra il ruscello, anche il vicino Norbert Klammsteiner ha assistito impotente alla scena, guardando la frana che scendeva da Avelengo. Ha descritto un rumore fortissimo, impressionante e spaventoso, che ha fatto vibrare leggermente il terreno come se ci fosse una piccola scossa di terremoto. All'inizio, racconta Klammsteiner, è precipitata soltanto acqua. Poi, con una serie di ondate e schiaffi successivi, sono arrivati pezzi di legno e interi tronchi d'albero. La situazione dei suoi vicini era drammatica, con il fango che ha letteralmente sommerso e racchiuso gli edifici per un'altezza di cinque o sei metri. Se la sua abitazione stavolta è rimasta in piedi senza subire danni, è solo merito di un avvenimento recente: dopo la frana del 2020 avvenuta proprio accanto a casa sua, era stato ricostruito da cima a fondo un muro di contenimento.

 

E mentre chi poteva scappava prima che le vie venissero inondate, due uomini sono rimasti intrappolati e sono stati costretti ad aspettare sui tetti l'arrivo degli elicotteri, venendo poi recuperati dal soccorso alpino e dai vigili del fuoco grazie al Pelikan 1.

 

I tecnici, guidati dal direttore dell'Ufficio Geologia Volkmar Mair, hanno subito individuato la causa scatenante di questo disastro, legata a una vecchia ferita degli anni Ottanta. Terra e ghiaia accumulate all'epoca vicino alla galleria inferiore di Avelengo hanno letteralmente fatto da tappo al corso del Rio Bianco, coprendolo. Il torrente è così esondato, trascinando sassi e detriti lungo il suo tratto ripido e roccioso, incanalandosi nel ponte di via Lungo Rio Nova e straripando a sinistra verso Merano-Maia Alta. Il mutamento climatico rispetto a quarant'anni fa e l'intensità del temporale hanno fatto il resto. Ora la priorità assoluta per i Bacini Montani e il Servizio Strade è ripristinare i servizi essenziali, a partire dalle condotte fognarie distrutte ad Avelengo e svuotare il bacino di contenimento sul torrente Nova, completamente intasato, per ridargli spazio in vista di nuovi temporali. Il fango, infatti, si è già parzialmente indurito, rendendo lo sgombero ancora più faticoso e difficile.

 

Sul fronte politico e amministrativo, la macchina dei soccorsi e della solidarietà si è attivata immediatamente. La sindaca di Merano Katharina Zeller, che nelle ore successive al disastro ha effettuato dei sopralluoghi insieme al governatore altoatesino Arno Kompatscher incontrando gli sfollati, ha confermato che il numero delle persone fuori casa sta calando costantemente, passando dai 69 iniziali ai 13 rimasti evacuati nelle ultime ore, molti dei quali ospitati da parenti o dalle suore a Maia Alta. Cinque persone sono state portate in ospedale, non per ferite ma perché fortemente provate dallo shock.

 

Le attività sono concentrate sullo sgombero delle abitazioni colpite e sulla pulizia della Strada Provinciale SP 8, con l'obiettivo di consentirne la riapertura il prima possibile. I danni alle infrastrutture stradali in Provincia toccano i due milioni di euro (colpendo anche Sluderno e la Val Martello) e ci vorranno almeno dieci giorni di lavoro complesso solo per riaprire a senso unico alternato, mentre per il doppio senso si parlerà di settimane o mesi.

 

Il resto lo fa lo sforzo delle decine di vigili del fuoco volontari di Montefranco, Maia Alta, Maia Bassa, Labers, Quarazze, Merano, Monte San Zeno, Scena e Verdines, affiancati dal corpo permanente di Bolzano, che spalano dalle sei del mattino alle nove di sera e presidiano i ponti anche di notte. Un dispiegamento di forze enorme per un maltempo che ha colpito duro l'intera provincia, costringendo i pompieri a venti interventi fulminei a Sluderno, registrando danni a Tubre, Mazia e Malles, e bloccando temporaneamente la linea ferroviaria Bolzano-Merano e la statale della Val Venosta vicino alla centrale Alperia. Mentre l'amministrazione comunale lancia una raccolta fondi istituzionale per aiutare le famiglie che hanno patito le conseguenze della frana, la macchina dei soccorsi ha dimostrato, come sempre, un'efficienza incredibile.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 04 luglio | 11:20
In direzione Sud un rallentamento continuo è segnalato da Egna/Ora sino ad Affi (la tratta è di 109 chilometri), con 6 chilometri di coda nel [...]
Montagna
| 04 luglio | 11:17
L'allarme è scattato questa mattina (4 luglio) nella zona di Cortina d'Ampezzo, lungo la ferrata che porta a Punta Anna: l'escursionista stava [...]
Cronaca
| 04 luglio | 10:27
A lanciare l'allarme un passante, sul corpo sono intervenuti i vigili del fuoco e i soccorsi assieme alle forze dell'ordine: indagini in corso
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato