Prima passa il fratello, poi lui e si stacca la valanga che lo insegue e lo travolge: il 19enne è morto in ospedale. Il VIDEO impressionante e l'analisi degli esperti
La grande valanga si è verificata lo scorso 16 marzo sul Ghiacciaio Presena, a quota 2.700 metri. A perdere la vita è stato il 19enne polacco Marceli Antoni Kukier, travolto e sepolto dalla valanga e spirato due giorni più tardi all'ospedale Santa Chiara di Trento. Il giorno della tragedia il rischio era di grado 3 (su una scala di 5), "Forte"

TRENTO. Una valanga di grandi dimensioni. E tragica.
Il 16 marzo 2025 un corposo distacco si è verificato sul Ghiacciaio Presena, a quota 2.700 metri, nel Gruppo della Presanella. Con conseguenze purtroppo fatali per un giovane sciatore.
Il 19enne polacco Marceli Antoni Kukier stava scendendo seguendo la traccia disegnata pochi secondi prima dal fratello, che aveva completato il canalone e si era posizionato a lato, vicino alle reti di protezione che dividono la pista dal fuoripista.
Kukier stava affrontando in canalone - piuttosto esposto - quando alle sue spalle si è aperta, improvvisamente, una voragine. Il 19enne ha certamente avvertito il boato e, forse per le sollecitazioni provocate dal distacco o per lo spavento, è caduto: nel video si vede chiaramente come si sollevi una "nuvola" di neve, prima che la valanga travolga, trascini e seppellisca il giovane.
I primi ad intervenire erano stati due operatori del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, impegnati nel servizio di Soccorso Piste, allertati verso le 13 da alcuni sciatori e da operatori delle truppe alpine dell’Esercito, che avevano assistito in diretta all’evento, lungo la sottostante pista Paradiso all'interno del medesimo comprensorio sciistico.
I due tecnici del Cnsas si erano portati immediatamente sul luogo del distacco, dove il fratello di Marceli Antoni Kukier ha già iniziato a disseppellirlo.
L'allarme era stato già lanciato, arrivano l'elicottero con l'unità cinofila a bordo. Il 19enne, nel frattempo, era già stato estratto incosciente della massa nevosa e sottoposto a manovre di rianimazione, poi affidato alle cure dell'equipe sanitaria e trasportato a Trento dove, purtroppo, morirà due giorni più tardi, il 18 marzo, senza essersi mai ripreso.
Dall'analisi degli esperti si evince come il rischio - come peraltro riportato nel bollettino valanghe riferito alla giornata dell'incidente - fosse elevato (di grado 3 su una scala di 5 - "Forte") e il manto nevoso estremamente instabile.
"Il profilo stratigrafico tracciato in prossimità della zona di distacco dai carabinieri forestali assieme ad alcuni membri della commissione locale valanghe e società impianti - scrive il sito ufficiale di previsione valanghe dell'Euregio - evidenzia la presenza di grani sfaccettati e brine di profondità. Questa conformazione costituisce uno strato fragile o strato debole persistente che si è formato con le prime nevicate e tende a permanere durante tutta la stagione invernale. Tale tipo di grani si forma in presenza di un forte gradiente termico all'interno del manto nevoso che si ha con spessori limitati della coltre nevosa ed elevata differenza di temperatura fra lo stato inferiore e superiore. Anche le valutazioni della stabilità del manto nevoso condotte con realizzazione di un blocco di scivolamento, ECT e CT hanno evidenziato la tendenza alla propagazione delle fratture in corrispondenza degli strati deboli in profondità".












