Quattro giovani vite spezzate in montagna nell'arco di poche ore, due in Trentino, due a Sondrio. E' stata una giornata tragica: morto anche un "ghiacciatore"
Le vittime sono il 40enne primierotto Ettore Turra, deceduto all'ospedale Santa Chiara di Trento e rimasto sepolto sotto il distacco che si è verificato attorno alle 12.30 lungo il canale che da Forcella Ceremana scende verso il lago di Paneveggio, al confine tra la Val di Fiemme e il comune di Primiero San Martino di Castrozza, il 41enne vicentino - di Bassano del Grappa - Alex Farronato, travolto mentre stava scendendo lungo il versante trentino della Marmolada, nei pressi di Punta Serauta, Sebastiano Erba, 35 anni di Sondrio e Alfio Muscetti, 46 anni di Sondalo, questi ultimi due morti nella valanga staccatasi sul Pizzo Meriggio, in Valtellina

TRENTO. Una giornata terribile sulla montagne del Nord Italia. In poche ore quattro sciatori hanno perso la vita tra le province di Trento e Sondrio: tre valanghe, staccatesi dai rispettivi versanti, li hanno travolti e sepolti
Il bilancio avrebbe potuto essere ancora più tragico, visto che nei tre eventi sono rimaste coinvolte complessivamente altre otto persone, alcune delle quali sono riuscite a liberarsi autonomamente, risultando illese, altre non sono state coinvolte e i due feriti, trasportati in ospedale, non sembrerebbero in pericolo di vita.
Quattro vite spezzate, quattro famiglie che piangono la scomparsa di un marito, un compagno, un figlio, un amico, morto mentre stava coltivando la propria passione più grande.
E in Valle d'Aosta è morto uno scalatore su ghiaccio, tecnicamente un "ghiacciatore", caduto mentre stava effettuando la discesa lungo una cascata.
Il 7 febbraio 2026 verrà ricordata come un data tragica dal popolo della montagna: il rischio valanghe era elevato, non solamente a causa della neve caduta, ma piuttosto per gli accumuli provocati dal vento.
Le vittime sono il 40enne primierotto Ettore Turra, deceduto all'ospedale Santa Chiara di Trento e rimasto sepolto sotto il distacco che si è verificato attorno alle 12.30 lungo il canale che da Forcella Ceremana scende verso il lago di Paneveggio, al confine tra la Val di Fiemme e il comune di Primiero San Martino di Castrozza, il 41enne vicentino - di Bassano del Grappa - Alex Farronato, travolto mentre stava scendendo lungo il versante trentino della Marmolada, nei pressi di Punta Serauta, Sebastiano Erba, 35 anni di Sondrio e Alfio Muscetti, 46 anni di Sondalo, questi ultimi due morti sul Pizzo Meriggio, in Valtellina.
La valanga in val di Fiemme.
Ettore Turra era in compagnia di tre amici, stavano percorrendo il canale che dalla Forcella Ceremana scende sino al lago di Paneveggio. La valanga li ha sorpresi poco prima di mezzogiorno e mezzo. Due sono rimasti illesi, il terzo del gruppo ha riportato qualche trauma, mentre il 40enne originario di Tonadico e residente a Siror è rimasto intrappolato sotto la massa nevosa.
Turra è restato 40 minuti nella neve, sino a quando è stato estratto dai soccorritori, che lo hanno rianimato sul posto e poi caricato a bordo di uno degli elicotteri di Trentino Emergenza che sono intervenuti. E' stato trasportato all'ospedale Santa Chiara di Trento dove i medici hanno fatto di tutto per salvargli la vita, ma non è bastato, perché il 40enne è spirato nel pomeriggio a causa dei gravissimi traumi riportati.
Sconvolta la comunità di Primiero: Ettore aveva lavorato, in passato, come "gattista" sulle piste e, da qualche anno, era autista presso una una carpenteria che lavora il legno. Lascia la moglie, due figli piccoli, la mamma e il papà, agente della Polizia Locale di Primiero in pensione.
La valanga sulla Marmolada.
L'allarme è scattato attorno alle 16.15, quando alla Centrale Unica per le Emergenze è arrivata la richiesta d'intervento per una valanga che aveva travolto una persona, che stava scendendo all'esterno delle piste da sci situate in località Punta Rocca. Alex Farronato, 41 anni di Bassano del Grappa, grande appassionato di montagna e di sport invernali, come si può vedere dalle tante immagini e video che pubblicava sui propri profili social, era assieme a tre amici, che non sono stati investiti dal distacco.
Lui, invece, è rimasto sotto la neve. Immediatamente gli amici, tutti erano dotati di pala, sonda e Artva, aiutati da altri sciatori che avevano assistito alla tragedia, si sono messi a cercare l'amico, aiutando poi i soccorritori, trasportati in quota dall'elicottero dell'Aiut Alpin, che ha messo in campo anche la propria unità cinofila.
Quando i tecnici del Soccorso Alpino della stazione Alta Fassa, che hanno operato con il supporto di un secondo elicottero decollato da Belluno, sono riusciti ad estrarlo dalla valanga non hanno potuto far altro che constatare il decesso del 41enne.
La valanga sul Pizzo Meriggio.
Sebastiano Erba, 35 anni, originario di Sondrio e figlio di Marcella Fratta, assessora comunale alla cultura, era salito a quota 2.348, sul Pizzo Meriggio, come era solito spesso fare durante i fine settimana. Era in compagnia del suo cane (del quale non si ha traccia): quando ha visto che una valanga aveva travolto due uomini non ci ha pensato su due volte e si è prodigato per cercare di salvare chi si trovava in difficoltà.
Ad essere coinvolti nel primo distacco, due sciatori, il 46enne sondalino Alfio Muscetti e un uomo di 53 anni. Sebastiano Erba, sposato e padre di due figli, è rimasto a sua volta sepolto. Quando i soccorritori sono intervenuti hanno estratto, ormai senza vita, prima Muscetti e poi l'amico che si trovava con lui, ferito ed elitrasportato in codice rosso all'ospedale di Sondrio.
Il 35enne risultava invece disperso ed è stato trovato dopo la ricerca effettuata sul luogo dai soccorritori, arrivati con due elicotteri, il "Drago" dei vigili del fuoco e l'EliSondrio. Sebastiano Erba è morto mentre cercava di salvare due vite, due persone che non conosceva e che, come lui, avevano una grande passione per la montagna.
La caduta dalla cascata in Valle d'Aosta.
Era impegnato nella discesa lungo una delle cascate di Lillaz, nel territorio comunale di Cogne, il "ghiacciatore" di nazionalità straniera che ha perso la vita dopo una terribile caduta. L'uomo, secondo la prima ricostruzione operata dal Soccorso Alpino Valdostano, avrebbe compiuto un errore, finendo - a metà del percorso - nell'acqua gelida che scorre sotto il ghiaccio, andando ad incastrarsi diversi metri più in basso.
I tecnici del Sav sono intervenuti con due tecnici che, operando con manovre specifiche, hanno recuperato l'uomo e lo hanno trasportato sino alla base della cascata, dove il medico non ha potuto far altro che constatare la morte del "ghiacciatore". Le operazioni di riconoscimento sono state affidate al Sagf di Courmayeur.












