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Trento
06 maggio | 08:58

Ristorante sushi “all you can eat” ma il fisco resta a digiuno: scoperta evasione da 1,7 milioni

Sono tre le persone finite davanti al giudice. Dovranno rispondere di bancarotta fraudolenta e di occultamento di documenti contabili. Le indagini partite dopo alcuni controlli portati avanti dall'Agenzia delle Entrate e la segnalazione arrivata alla Guardia di Finanza 

Ristorante sushi “all you can eat” ma il fisco resta a digiuno: scoperta evasione da 1,7 milioni

TRENTO. Scoperta un'evasione fiscale da 1,7 milioni di euro per un ristorante Sushi – All you can eat che si trovava a Trento nella zona della Finestra sull'Adige a poca distanza da piazza San Severino. A finire davanti al giudice sono tre persone: i due coamministratori cinesi che hanno operato per 5 anni, che dovranno rispondere di bancarotta fraudolenta e di occultamento di documenti contabili. Delle stesse accuse deve poi rispondere anche una terza persona, di 70 anni, diventato successivamente amministratore della società, subentrando nel 2017 ai due precedenti amministratori che erano presenti dal 2013.

 

Il locale oggi non c'è più, ne è stata dichiarata la liquidazione giudiziale nel 2023. Ma i controlli portati avanti dall'Agenzia delle Entrate e successivamente la segnalazione alla Guardia di Finanza hanno permesso di scoprire che il locale, in sostanza, era sconosciuto al fisco. Ben 1,7 milioni di euro, infatti, sarebbero le imposte e i contributi che non sono stati versati durante l'attività.

 

Il locale era molto gettonato, in particolare dai giovani, anche per i prezzi che venivano offerti. Ai clienti veniva effettivamente fatto lo scontrino, ma gli incassi non sarebbero mai stati dichiarati.

 

Secondo quanto ricostruito fino ad oggi dagli investigatori, il dissesto finanziario dell'attività sarebbe iniziato con i due coamministratori cinesi e sarebbe poi continuato con il successivo amministratore 70enne, che avrebbe proseguito nell'occultare la documentazione contabile.

 

Ora i tre si devono difendere dall'accusa di bancarotta fraudolenta. L'ex amministratore 70enne avrebbe chiesto un patteggiamento. Lo stesso avrebbe fatto uno degli altri due amministratori cinesi, offrendo 15 mila euro, cifra ritenuta non congrua dal pubblico ministero. L'udienza è stata rinviata a novembre.

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