Sette giri del mondo e cinque milioni di passeggeri in dieci anni: il record di Dragon Rush a Gardaland
Lo spinning coaster ha superato i 266mila chilometri percorsi dal 2016: un'occasione per ripercorrere oltre quarant'anni di storia degli ottovolanti del parco sul Garda, da Shaman a Oblivion

PESCHIERA DEL GARDA. Sette giri del mondo. È più o meno questa la distanza percorsa in dieci anni dalle sei vetture di Dragon Rush, lo spinning coaster di Gardaland che ha appena tagliato il traguardo dei cinque milioni di passeggeri, proprio alla vigilia del Roller Coaster Day, la giornata mondiale dedicata agli ottovolanti, che cade oggi domenica 16 agosto.
Per chi visita il parco da anni, Dragon Rush porta ancora il nome con cui è nato nel cuore: Kung Fu Panda Master, ribattezzato poi nel tempo.
È l'unico Family Spinning Wild Mouse del parco, un'attrazione pensata apposta per far divertire famiglie e bambini senza le velocità estreme di altri coaster: le vetture ruotano liberamente lungo i circa 400 metri di tracciato, trasformando ogni curva in una piccola sorpresa diversa dalle altre.
Il traguardo raggiunto diventa l'occasione per raccontare una storia molto più lunga di quella della singola attrazione: quella delle montagne russe di Gardaland, che affonda le radici nel 1985, quando debuttò Magic Mountain (oggi Shaman), la prima montagna russa permanente con inversioni mai costruita in Italia.
Un percorso di 700 metri, quattro inversioni e una velocità massima di 70 chilometri orari che, all'epoca, rappresentavano una vera rivoluzione nel panorama dei parchi divertimento italiani.
Da lì il parco non si è più fermato. Nel 1990 arriva Ortobruco Tour, pensato apposta per famiglie e visitatori più giovani, e ancora oggi ricordato da molti come il primo vero contatto con il mondo delle montagne russe. Otto anni dopo, nel 1998, tocca a Blue Tornado, il primo inverted coaster italiano: qui si viaggia sospesi sotto il binario, con le gambe che penzolano nel vuoto lungo un tracciato di oltre 700 metri, cinque inversioni e punte di 80 chilometri orari.
Nel 2003 il parco introduce Fuga da Atlantide, che unisce il classico percorso su rotaia a due discese in acqua, mentre nel 2008 arriva Mammut, tuttora il coaster più lungo del parco: oltre un chilometro di tracciato e circa tre minuti di viaggio tra ambientazioni glaciali pensate per essere vissute anche in famiglia.
Il salto di qualità successivo arriva nel 2011, con Raptor: un wing coaster in cui i passeggeri non siedono sopra o sotto il binario, ma ai suoi lati, per una sensazione di volo che al momento del debutto rendeva quell'attrazione solo il settimo esemplare al mondo di questo tipo, e la prima in assoluto in Italia. Ancora oggi, secondo i dati del parco, resta l'attrazione preferita dal pubblico.
Nel 2015 arriva invece Oblivion - The Black Hole, il primo Dive Coaster italiano: con i suoi 42,5 metri resta tuttora il coaster più alto del parco, celebre per la discesa a 87 gradi di inclinazione, affrontata quasi sul bordo del vuoto, e per i 100 chilometri orari raggiunti lungo appena 500 metri di binario.
Un percorso fatto di innovazioni continue, che Gardaland racconta oggi attraverso le parole di Alessandra Zanoni, Park Operations Director del parco, che spiega il segreto del fascino delle montagne russe con un concetto preciso, il cosiddetto "safe thrill": la possibilità, cioè, di vivere emozioni forti dentro un'esperienza pensata per essere sicura fino in fondo, capace di stimolare il rilascio di adrenalina, endorfine e dopamina senza però mettere davvero a rischio chi sale a bordo.
Un equilibrio che, evidentemente, funziona ancora, generazione dopo generazione: lo dimostrano quei cinque milioni di persone che, un giro alla volta, hanno scelto proprio Dragon Rush per viverlo, contribuendo a una distanza complessiva che, messa in fila, basterebbe quasi per fare sette volte il giro del pianeta.












