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| 27 agosto | 12:28

"Siamo in missione segreta. Non possiamo rivelare nulla: questione di sicurezza nazionale". Girano in mimetica sul lago di Garda, ma vengono smascherati

Fermati dagli agenti hanno comunicato loro di essere in missione segreta e di non poter rivelare le propri generalità per motivi di sicurezza nazionale. A quel punto i poliziotti, per nulla convinti dalle parole dei due sedicenti militari, hanno deciso di approfondire la questione: hanno contattato il 9° Reggimento "Col Moschin", uno dei reparti d'eccellenti delle Forze Armate italiane, al quale i due "007" avevano spiegato di appartenere, chiedendo lumi a riguardo. La risposta è stata che i due non avevano alcun legame o relazione con il corpo

Siamo in missione segreta

LAZISE. Hanno dichiarato di essere militari in missione segreta, anche se erano facilmente riconoscibili perché giravano per le vie di Lazise, meravigliosa località affacciata sulla sponda veronese del lago di Garda, con addosso la "mimetica", con tanto di anfibi, mostrine militari e occhiali scuri.

 

E' stato il vicesindaco del comune veronese Stefano Marai, che ha visto passeggiare la "strana" coppia lungo corso Cangrande, a segnalare l'accaduto alla Polizia Locale.

 

Fermati dagli agenti hanno comunicato loro di essere in missione segreta e di non poter rivelare le propri generalità per motivi di sicurezza nazionale.

 

A quel punto i poliziotti, per nulla convinti dalle parole dei due sedicenti militari, hanno deciso di approfondire la questione: hanno contattato il 9° Reggimento "Col Moschin", uno dei reparti d'eccellenza delle Forze Armate italiane, al quale i due "007" avevano spiegato di appartenere, chiedendo lumi a riguardo.

 

La risposta è stata che i due non avevano alcun legame o relazione con il corpo. A quel punto la Polizia Locale ha perquisito la camera d'albergo e la macchina dei due falsi militari in missione: le verifiche hanno portato al rinvenimento e al sequestro di cinque coltelli con lame comprese tra 9 a 13 centimetri, un lampeggiante simile a quello utilizzato dalle forze dell'ordine, adesivi del Ministero della Difesa e alcuni stemmi militari dell'Esercito e dei carabinieri.

 

A quel punto, i due finti appartenenti alle Forze Armate, un 40enne di Lecco e una 36enne di Cuneo, hanno dovuto ammettere di essersi inventati tutto.

 

Bizzarre sono state le scuse accampate: il 40enne ha affermato che avrebbe voluto arruolarsi ma per cause familiari non ha potuto, mentre la donna ha dichiarato di piacersi in abbigliamento militare.

 

I due sono stati denunciati per possesso ingiustificato di uniformi e armi, oltre che per false dichiarazioni a pubblico ufficiale.

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