Spari contro le finestre di un condominio, si stringe il cerchio intorno ai presunti responsabili: dal diverbio in carcere alla spedizione punitiva, due uomini interrogati
Una presunta faida, l'analisi di alcuni episodi risalenti agli scorsi mesi, tra i quali un incendio in un appartamento. Le forze dell'ordine indagano intorno alla sparatoria avvenuta sabato 3 ottobre

TRENTO/BOLZANO. Continuano le indagini sulla sparatoria di sabato 3 ottobre alla Torre 13 di Villazzano Tre, nel quartiere di Madonna Bianca, a Trento.
E il filo ha portato fino a Bolzano.
Nella mattina di martedì 6 ottobre gli agenti della questura del capoluogo altoatesino hanno bussato alla porta di una famiglia sinta in una palazzina di via Milano e hanno perquisito l'abitazione.
Padre e figlio, di 40 e 20 anni, già noti alle forze dell'ordine, sono stati poi accompagnati in questura per accertamenti.
Secondo le informazioni raccolte fino a questo momento, gli inquirenti stanno cercando di ricostruire se e come i due siano collegati agli spari.
Che dietro la sparatoria ci fosse una faida tra due famiglie, gli investigatori lo avevano ipotizzato fin dalle prime ore. Il nucleo finito sotto la lente a Bolzano sarebbe legato a un detenuto del carcere di Spini di Gardolo, che circa un mese fa avrebbe avuto uno scontro con un esponente dell'altra famiglia.
Da lì, secondo le prime ricostruzioni, una scia di episodi intimidatori e violenti, fino a sabato. Già in mattinata le tensioni sarebbero esplose in una rissa tra le due famiglie. Poche ore prima degli spari, fuori dal carcere, era scoppiata anche una lite tra donne sinte, che si ipotizza possa essere collegata a quanto accaduto nel pomeriggio.
La scena, come l'hanno ricostruita i testimoni sentiti dalla polizia, è questa. Poco dopo le 17 un suv scuro con due persone a bordo passa a forte velocità davanti al condominio, nella zona di via Conci, e dal veicolo partono almeno una decina di colpi. Il bersaglio era un sinto di 39 anni, anche se alcune ricostruzioni parlano di 41, agli arresti domiciliari per scontare una condanna a sette anni del 2024 legata a una serie di assalti ai bancomat.
Vive al primo piano con la moglie e i figli, in uno stabile di proprietà dell'Istituto di edilizia abitativa pubblica del Trentino.
I proiettili, però, non hanno centrato solo quella casa e hanno danneggiato quattro appartamenti. Uno ha bucato la tapparella di una stanza dove una ragazza di 17 anni stava studiando e si è fermato nell'armadio. Un altro ha raggiunto la tapparella di una cameretta in cui dormono dei bambini. Nessuno è rimasto ferito, ed è quasi un caso, che nel condominio non si dimentica.
Nei giorni successivi la zona è stata presidiata da pattuglie armate della polizia, mentre i sopralluoghi per cercare bossoli e proiettili sono andati avanti e sono ancora in corso gli accertamenti balistici. L'auto usata per l'agguato è stata ritrovata a Gardolo, parzialmente bruciata. Gli investigatori hanno identificato gli occupanti del mezzo e, secondo quanto riportato, almeno tre persone avrebbero preso parte alla spedizione punitiva.
Un altro dettaglio riguarda proprio il condominio di via Milano. A maggio, in quella stessa palazzina, era divampato un incendio di probabile origine dolosa, che aveva portato all'evacuazione degli inquilini. Se e quanto quell'episodio c'entri con la faida, per ora non è chiaro.











