Tecnici introvabili e istituzioni assenti, rinviato il confronto sulla formazione, si punta alle lauree professionalizzanti: "In gioco lo sviluppo del territorio"
“Il Trentino ha una percentuale di laureati inferiore alla media nazionale. Non è solo un tema di professioni, ma di capacità del territorio di sostenere il proprio sviluppo anche nel prossimo futuro. Le lauree professionalizzanti possono rappresentare una risposta concreta" ha sottolineato Gabriele Cassietti, presidente dei Periti Industriali di Trento

TRENTO. Il confronto doveva servire a trovare soluzioni, ma si è fermato prima ancora di iniziare per l'assenza delle figure istituzionali chiamate a orientare le scelte strategiche. Una condizione che ha reso impossibile sviluppare quel livello di confronto decisionale per cui il tavolo era stato costruito e si è quindi deciso di rinviarlo.
Stiamo parlando dell'appuntamento promosso dal Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Trento e dall’Ordine dei Periti Industriali di Trento, pensato come momento operativo di confronto con Università di Trento e Provincia Autonoma di Trento sul tema della formazione tecnica e dei fabbisogni professionali.
I temi rimangono sul tavolo e le criticità sono molte: i numeri parlano chiaro e il tempo per intervenire non è molto. C'è la necessità di portare al centro dell’agenda pubblica una criticità ormai evidente: la carenza strutturale di tecnici intermedi, snodo essenziale per il funzionamento del sistema produttivo e della pubblica amministrazione.
A rafforzare il quadro intervengono i dati del rapporto Unioncamere-Excelsior “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine 2025-2029”. Secondo lo studio, il sistema produttivo italiano richiederà tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori, di cui oltre 2,3-2,6 milioni con competenze tecnico-scientifiche.
Nel solo comparto delle costruzioni il fabbisogno è stimato tra 226mila e 271mila tecnici, a fronte di un disallineamento crescente tra domanda e offerta formativa. Parallelamente, il 43% delle competenze richieste sarà legato alla transizione green, mentre oltre 2,2 milioni di posizioni richiederanno competenze digitali.
Numeri che delineano una trasformazione profonda, già in corso, e che nel contesto trentino si intreccia con il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione e con la crescente complessità dei progetti territoriali. “La transizione, non solo green, ma dell’intero sistema produttivo, rischia di restare sulla carta se non viene accompagnata da tecnici in grado di renderla operativa – osserva Flavio Zanetti, Presidente del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Trento -. Servono figure intermedie capaci di collegare progettazione, esecuzione e gestione. Il nodo non è solo occupazionale, ma formativo. Senza questo anello, il sistema si blocca. E la pubblica amministrazione, nei prossimi anni, sarà tra i primi ambiti a risentirne”.
In Trentino, il sistema degli Its (Istituti Tecnologici Superiori, biennio di alta formazione post diploma) non è ancora attivo, lasciando scoperto un segmento fondamentale della formazione tecnica post-diploma.
Da qui la proposta di attivare percorsi di laurea professionalizzante (LP-01 e LP-03), anche alla luce di esperienze già consolidate in territori limitrofi come Padova e Brescia, in cui tali percorsi hanno già dimostrato la loro efficacia.
“Il Trentino ha una percentuale di laureati inferiore alla media nazionale – sottolinea Gabriele Cassietti, presidente dei Periti Industriali di Trento -. Non è solo un tema di professioni, ma di capacità del territorio di sostenere il proprio sviluppo anche nel prossimo futuro. Le lauree professionalizzanti possono rappresentare una risposta concreta, intercettando sia i giovani sia i professionisti già attivi. La questione assume anche una dimensione strategica: trattenere competenze e attrarre nuove energie. Offrire percorsi formativi locali significa aumentare la probabilità che i tecnici restino sul territorio, contribuendo alla sua crescita”.
A conferma di una domanda potenziale già esistente, gli indirizzi tecnici (per geometri) registrano un aumento delle iscrizioni, in controtendenza rispetto ad altri percorsi. Un segnale chiaro di interesse verso le professioni tecniche e di un potenziale bacino per nuove offerte formative.
Accanto ai dati nazionali, gli ordini evidenziano la necessità di una lettura puntuale del contesto locale. Da qui la proposta di avviare, insieme a Università e Provincia, un’analisi strutturata dei fabbisogni, in grado di supportare scelte fondate e misurabili. “Abbiamo già segnali – aggiunge Zanetti – ma è necessario consolidarli e verificarli attraverso un metodo condiviso. I tempi per farlo sono maturi”.
Il rinvio dell’incontro non modifica la sostanza del problema, né la sua urgenza. “Per il nostro ruolo istituzionale – concludono i presidenti Zanetti e Cassietti – non possiamo permetterci di ignorare questi numeri. È necessario stimolare un’assunzione di responsabilità condivisa, in un’ottica di collaborazione costruttiva: il rischio è quello di non essere pronti di fronte a una necessità che è già realtà”.












