Telecamere negli spogliatoi, il Garante multa Asis e vengono spente: poi tornano i furti, "dieci armadietti forzati in un solo giorno". Il Comune: “Cerchiamo soluzioni”
Il Garante ha sanzionato Asis per le telecamere che riprendevano l'area degli armadietti negli spogliatoi della piscina di Gardolo: i dispositivi sono stati spenti, da allora i furti sono tornati ad aumentare nonostante il rafforzamento della security. L'amministrazione comunale: "Le telecamere erano un deterrente, stiamo cercando una soluzione insieme al Garante". Il presidente di Asis Orler: "In un solo giorno sabotati dieci armadietti. Va trovato un equilibrio tra sicurezza e privacy"

TRENTO. "Pur nel rispetto delle sentenze dobbiamo analizzare un fatto: da quando abbiamo spento le telecamere di videosorveglianza negli spogliatoi dei centri sportivi cittadini, tra cui Gardolo o le Manazzon, per via del procedimento e ora la sentenza del Garante della Privacy, i furti sono aumentati pur incrementando la security. Questo perché le telecamere fungono da deterrente e quindi dovremo avviare un iter per capire, in dialogo anche con il Garante, come superare questa criticità”.
Queste le parole a il Dolomiti della vicesindaca di Trento e assessora allo Sport Elisabetta Bozzarelli, che commenta la sanzione di 8 mila euro (4 mila in quanto saldata immediatamente, ndr) comminata dal Garante per la protezione dei dati personali ad Asis per le telecamere installate negli spogliatoi della piscina del Centro sportivo Trento Nord, a Gardolo.
Una questione sulla quale interviene anche il presidente di Asis Martino Orler, che pone a sua volta l'accento sull'aumento dei furti dopo lo spegnimento dei dispositivi e sulla necessità di trovare una soluzione che permetta di far collimare sicurezza e privacy: "Quest'estate a Gardolo si sono susseguiti numerosi episodi di furti: in una giornata sono stati addirittura sabotati in un colpo solo una decina di armadietti".
LA VICENDA: LA SEGNALAZIONE, IL PROCEDIMENTO E LO SPEGNIMENTO DELLE TELECAMERE
Ripercorriamo la vicenda, descritta nella nota del Garante. Gli accertamenti, viene spiegato, sono stati avviati in seguito ad alcune segnalazioni per le telecamere installate dal 2007 e che riprendevano l’area degli armadietti, con Asis che aveva attivato il sistema per prevenire e accertare furti di portafogli e telefoni. Ma anche che “negli spogliatoi la tutela della privacy deve essere massima e che l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza è ammesso esclusivamente in presenza di una comprovata e stringente necessità e, in ogni caso, non deve mai ledere la dignità, l’intimità o i diritti delle persone”. Insomma, sebbene le riprese non riguardassero le cabine, le docce e i servizi igienici, questo non è bastato ad evitare la sanzione ed il conseguente spegnimento delle telecamere, dal momento che queste “interessavano comunque un luogo caratterizzato da un’elevata aspettativa di riservatezza”.
Il trattamento dei dati “è inoltre risultato privo di una base giuridica adeguata e non conforme ai principi di liceità, correttezza e trasparenza” e sono emerse anche carenze nelle informative fornite agli utenti sulla presenza e sulle caratteristiche della videosorveglianza. “L’informativa specifica destinata ai lavoratori interessati dalle riprese – spiega la nota – è stata fornita soltanto nel giugno 2026 e l’Autorità ha contestato anche la conservazione delle immagini per 72 ore, non supportata da una specifica valutazione che ne dimostrasse la necessità”.
Nel corso del procedimento Asis ha disattivato e rimosso le telecamere dagli spogliatoi, aggiornato la cartellonistica e le informative e ridotto i tempi di conservazione delle immagini a 12/24 ore e, come viene sottolineato, “nel determinare l’importo contenuto della sanzione, il Garante ha tenuto conto della collaborazione dell’Azienda e dell’assenza di precedenti violazioni”.
BOZZARELLI E IANESELLI: “DA QUANDO SONO STATE SPENTE I FURTI SONO AUMENTATI, STIAMO STUDIANDO LA SOLUZIONE MIGLIORE”
A intervenire sulla vicenda, come anticipato, è la vicesindaca e assessora allo Sport del Comune di Trento Elisabetta Bozzarelli che, nel ribadire il pieno rispetto per la decisione del Garante, sottolinea il ritorno dei furti negli impianti dopo lo spegnimento delle telecamere, con l’intenzione dell’amministrazione è ora quella di avviare un confronto per superare le criticità contestate e trovare una strada che consenta di ripristinare la videosorveglianza.
“Nel pieno rispetto delle sentenze di qualsiasi organo giuridico del nostro Paese dobbiamo analizzare un fatto: da quando abbiamo spento le telecamere, lo scorso anno, sono ricominciati i furti negli impianti, e il ragionamento si estende anche ad altre strutture come il centro Manazzon, dove abbiamo inoltre raddoppiato la security”.
Con le telecamere, sottolinea Bozzarelli, negli ultimi anni non era emersa la problematica dei furti, con i dispositivi che erano stati installati, dopo il confronto con le forze dell'ordine, “come deterrente che in effetti aveva funzionato”.
“Pensando proprio al Centro Sportivo Manazzon – riflette Bozzarelli – parte delle difficoltà che si sono registrate quest'anno, tra cui furti e armadietti rotti, sono chiaramente connesse al fatto che non abbiamo potuto installare e attivare un sistema di videosorveglianza”. E poi l'appello agli utenti “a prestare attenzione e, dove è possibile, utilizzare i lucchetti”.
“Fin da subito e anche insieme al Garante della Privacy – chiosa la vicesindaca di Trento – riprenderemo un iter amministrativo sul tema: chiederemo cosa si ritiene si debba fare al fine di superare le criticità, dal momento che le telecamere per l'amministrazione comunale sono una parte importante del sistema di sicurezza degli impianti sportivi e che tutelano l'utenza. Offrono infatti un sistema di deterrenza fondamentale per tutelare la sicurezza degli utenti, e l'intenzione è di trovare quindi il modo per poterle reinstallare”.
Sul tema, e sulla stessa lunghezza d'onda, è intervenuto anche il primo cittadino di Trento Franco Ianeselli che sottolinea come amministrare il più delle volte "significa mediare tra esigenze, interessi, priorità diverse e che a volte il punto d’incontro si trova facilmente, altre volte invece il compromesso è più difficile".
"Già dopo i primi accertamenti – spiega Ianeselli – Asis aveva disinstallato la videosorveglianza che serviva soprattutto per prevenire i furti o identificarne i responsabili. Tolte le telecamere, purtroppo i furti sono ripresi alla grande: questo per dire che bilanciare la tutela della privacy con le esigenze della sicurezza non è sempre facile. Stiamo studiando insieme ad Asis la soluzione migliore, in accordo naturalmente con il Garante".
ORLER: "VA TROVATO UN EQUILIBRIO TRA SICUREZZA E PRIVACY"
Sulla questione interviene anche il presidente di Asis Martino Orler che, ribadendo il rispetto per la decisione del Garante, pone l'accento sulla necessità di trovare un punto di equilibrio tra la tutela della privacy e la sicurezza degli utenti degli impianti sportivi, riflettendo anche sull'importanza dell'opinione di chi frequenta quotidianamente le strutture.
"Alla luce di questa situazione, al netto del rispetto per le sentenze, va trovata una quadra a questo problema e mi piacerebbe sentire anche l'opinione degli utenti. Il punto è questo: preferisco entrare negli spogliatoi con una telecamera che inquadra gli armadietti o rischiare di non trovarmi il portafoglio quando esco?".
Orler torna quindi sugli episodi registrati dopo la disattivazione delle telecamere. "Quest'estate a Gardolo, e comunque da quando abbiamo tolto le telecamere in seguito al confronto con il Garante, si sono susseguiti numerosi episodi di furti: in una giornata sono stati addirittura sabotati, in un colpo solo, una decina di armadietti. È chiaro che chi delinque sa che non ci sono le telecamere e di conseguenza può agire, creando una sensazione di insicurezza che non è piacevole".
Il presidente di Asis sottolinea poi il confronto avviato con il Garante, definendolo positivo, e guarda alla ricerca di una possibile soluzione. "In questi mesi ci siamo confrontati in modo molto positivo con il Garante, che ha rilevato la nostra collaborazione: va però trovata una quadra su come far collimare sicurezza e privacy".
Un problema che, secondo Orler, riguarda anche il rapporto fra strutture e le forze dell'ordine: "Spesso la Questura ci chiede accesso alle telecamere, ma noi ora non le abbiamo e quindi quello che ne esce è un piccolo blackout nel sistema. Da qui bisogna ripartire, con l'obiettivo di trovare delle soluzioni assieme al Garante e con chi si occupa di sicurezza, per tutelare nel miglior modo possibile i nostri utenti, principalmente giovani e famiglie, che vengono danneggiati dalla situazione".


















