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| 08 gennaio | 13:18

Temperature in picchiata, ma fa veramente freddo? "Il meteo un gioco a somma zero, tra Canada e Groenlandia 30 gradi sopra la media. Così le colate artiche arrivano fin qui"

L'analisi di Giacomo Poletti:  "Nell'Artico sono stati raggiunti negli scorsi giorni record sbalorditivi. Come sempre più spesso accade, anche all'estremo nord si registrano intrusioni di anticicloni che portano aria eccezionalmente calda, un fenomeno che destabilizza il vortice polare favorendo ondulazioni più ampie e più lente della corrente a getto"

TRENTO. “Siamo in una fase in cui la Terra si sta scaldando, e il trend non sparisce magicamente di fronte a un periodo freddo in un territorio: se in un'area si registrano temperature più basse della media, in altre farà necessariamente molto più caldo o dei record”. 

 

In altre parole, spiega l'ingegnere ambientale Giacomo Poletti, per ben interpretare l'evoluzione climatica – sia su larga scala che a livello locale – è necessario pensare al meteo come a una sorta di gioco a somma zero, nel quale alla fase fredda che in questi giorni sta interessando buona parte dell'Europa (Trentino compreso) si oppone il caldo eccezionale che, tra Canada e Groenlandia, sta spingendo le temperature oltre 30 gradi sopra le medie del periodo. Ma procediamo con ordine. 

 

“La curiosità è che nell'Artico – dice Poletti – sono stati raggiunti nei scorsi giorni record sbalorditivi. Come sempre più spesso accade, anche all'estremo nord si registrano intrusioni di anticicloni che portano aria eccezionalmente calda, un fenomeno che destabilizza il vortice polare (l'enorme corrente fredda che 'ruota' attorno al Polo Nord ndr) favorendo ondulazioni più ampie e più lente della corrente a getto”. 

 

Ondulazioni che, figurativamente, si comportano come il gelato che cola su un cono. Avevamo già usato questa metafora per spiegare una situazione per certi versi simile a quella odierna verificatasi questo autunno: “Se il cono è freddo – aveva spiegato lo stesso Poletti – il gelato (le palline di gelato rappresentano il Polo) mantiene meglio la sua temperatura e non cola verso il basso (verso l'Equatore). Se la cialda è calda però, le temperature più alte favoriscono la fusione del gelato (del Polo) che cola più in basso: la 'colata di gelato' rappresenta proprio l'ondulazione di aria fredda che scende verso le nostre latitudini”. 

 

In altre parole, continua Poletti: "Il caldo estremo registrato in questi giorni tra Canada e Groenlandia (si parla di dati di temperatura oltre 30 gradi al di sopra della media del periodo: a Grise Fiord, un insediamento nell'estremo nord canadese, la minima di ieri è stata di +4,4 gradi centigradi quando il valore medio per il periodo sarebbe di -30 gradi) non rappresenta che l'altra faccia della medaglia della fase fredda che sta interessando il nostro territorio". 

 

“A livello statistico – conclude l'esperto – le temperature registrate la scorsa notte e negli scorsi giorni non si vedevano dal 2021 in fondovalle, mentre in quota i valori sono freddi ma ricorrenti. I record di freddo ormai non si raggiungono più. Basti pensare che la scorsa notte si sono raggiunti i -8,5 gradi a Trento Roncafort, l'ultima volta è successo 5 anni fa, nel gennaio 2021. Prima ancora temperature simili si sono registrate nel 2017, 2016 e nel 2012, mentre nel 2009 siamo scesi sotto i -10 gradi in cinque diverse occasioni. Per quanto riguarda Trento Laste, il valore è meno rilevante: rispetto alla minima di -4,5 gradi di questa notte, dati inferiori erano stati raggiunti già nel 2024 (-4,6 gradi il 21 gennaio)”. 

 

In altre parole, il Trentino si trova a vivere una fase che, solo 40 o 50 anni fa, sarebbe stata normale – con tempi di ritorno annuali – alimentata però da un fenomeno – una 'colata' artica – che in quegli stessi anni avrebbe avuto un effetto ben maggiore. Un evento in qualche modo 'straordinario', insomma, per riportare le temperature in un ambito di variabilità del tutto normale – dopo un dicembre nel quale, invece, le gelate sono state decisamente poche

 

“Come mostrano anche queste settimane di secco e freddo – conclude Poletti – ci troviamo ad osservare una frequente persistenza dei fenomeni meteorologici: la fase fredda e asciutta proseguirà arrivando a coprire almeno tre settimane. Una nota finale alle altissime temperature ai poli, un effetto particolare del riscaldamento globale che, a dispetto della parola, è molto maggiore sulle aree climaticamente fredde rispetto ai tropici. In pratica il global warming tende ad 'omogenizzare' le temperature del pianeta, con anomalie che possono superare alcuni giorni persino i 30° in inverno al polo, mentre ai tropici, ovviamente, le anomalie sono sempre inferiori”.

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