Feci lungo la Strada delle 52 Gallerie e aria irrespirabile dentro gli storici tunnel, come fare? Servono bagni? Le risposte del Rifugio Achille Papa (e del Cai) e del Comune
La Strada delle 52 Gallerie continua a fare i conti con l’inciviltà (e con una paralisi decisionale). Tra segnalazioni di escrementi e rifiuti nelle gallerie, si riaccende il dibattito sulla necessità di potenziare i servizi alla partenza del percorso e sulla responsabilità dei visitatori nel tutelare uno dei luoghi simbolo delle nostre montagne. I punti di vista delle personalità e dei portavoce del territorio però sembrano divergere l’una dall’altra

PASUBIO. A distanza di un anno da un altro giro di segnalazioni, il problema delle defecazioni e dei rifiuti igienici all’interno della Strada delle 52 Gallerie sembra tutt’altro che risolto (Qui l'articolo con i dettagli). Le testimonianze continuano a raccontare di escrementi e fazzoletti abbandonati lungo uno dei percorsi storici più iconici delle nostre montagne, simbolo della Prima Guerra Mondiale e meta ogni anno di migliaia di escursionisti.
"Negli ultimi anni l’afflusso turistico è cresciuto in modo significativo" spiega a Il Dolomiti lo storico gestore del Rifugio Achille Papa, Renato Leonardi che aggiunge: ''Durante i fine settimana dell’alta stagione si registrano anche 1.000-1.500 persone al giorno, un numero che mette sotto pressione le infrastrutture presenti alla partenza del sentiero (dal parcheggio alla strada), e che impatta anche sul paesaggio stesso'', come dimostra questa 'indecorosa' vicenda.
Secondo Renato Leonardi il problema è legato soprattutto e principalmente alla mancanza di servizi igienici a valle: “Lo stato in cui versano alcuni tratti della Strada delle 52 Gallerie è dovuto innanzitutto all’aumento del numero di visitatori. Alla partenza c’è soltanto un bar dove è possibile utilizzare i servizi igienici, ma non sempre è aperto. Altri bagni e altre opzioni non ce ne sono, però le persone ne hanno bisogno e quindi, nonostante la sacralità e il valore storico del sentiero, la fanno dove capita” spiega il gestore.
Leonardi poi sottolinea come assieme con il Cai affrontino la questione da tempo e ricorda che i servizi del rifugio sono sempre accessibili, senza obbligo di consumazione proprio perché a conoscenza di quella che è la criticità della situazione. Insiste però sul fatto che a valle manchi un servizio essenziale: "I parcheggi ci sono – circa 300 posti – e sono a pagamento, ma non vengono offerti i servizi adeguati. L’unica presenza garantita sembra essere quella dei controlli per verificare il pagamento della sosta” dichiara sempre il gestore del rifugio Papa, collocato a 1.928 metri di altitudine.
Il piccolo bar con i servizi igienici di cui si parla sopra, (Baita Campiglia) si trova nei pressi di Bocchetta Campiglia, effettivamente ai piedi del percorso, ma per il gestore del rifugio una soluzione potrebbe essere quella di destinare parte degli introiti dei parcheggi alla realizzazione di nuovi servizi essenziali ed è per questo che da anni, insieme al Cai di Schio, chiede alle amministrazioni comunali di intervenire (senza apparentemente ottenere risultati).
“Anche un bagno autopulente rappresenterebbe un servizio importante. Con un migliaio di persone ogni domenica sarebbe sostenibile economicamente e forse ci si potrebbe pure guadagnare. Non servono grandi opere, ma la volontà di investire in qualcosa che aiuti anche il paesaggio circostante data la mole di gente” spiega sempre Leonardi.
Il rifugista poi evidenzia anche come il percorso storico-monumentale abbia ormai una fama non solo nazionale, ma anche internazionale: “Arrivano visitatori dalla Valle d’Aosta all’Istria, ma anche da Germania, Austria, Norvegia e Australia. È un itinerario straordinario e meriterebbe un’accoglienza migliore. Non serve aumentare ulteriormente i flussi, ma più che altro bisognerebbe gestirli in maniera più organizzata e adeguata. Di certo ritrovare feci, fazzoletti e odori che ne derivano all'interno delle gallerie non è un ottimo biglietto da visita” spiega sempre il gestore del Papa.
Il Dolomiti, incuriosito dalla situazione, ha quindi voluto riportare il punto di vista del sindaco di Valli del Pasubio, Gianvalerio Piva, il quale conferma di essere a conoscenza della situazione e ricorda che le pulizie vengono effettuate periodicamente, anche con il supporto del Cai.
“L’afflusso è aumentato e, purtroppo, è aumentata così anche l’inciviltà. Un mese prima dell’inizio della stagione abbiamo effettuato una pulizia straordinaria, ma il problema si ripresenta sempre” spiega il primo cittadino.
Sul tema dei servizi igienici, però, la posizione dell’amministrazione si discosta da quella del gestore del Papa: “All’inizio e alla fine del percorso i servizi ci sono. C’è un bar alla partenza pensato anche per questo. Non possiamo installare bagni in una zona di montagna, non si fa, così come non possiamo mettere cestini. Chi sale deve riportare a valle i propri rifiuti” dichiara Piva.
Secondo il sindaco, la vera sfida resta quindi quella dell’educazione e del rispetto del luogo perché “installare un bagno chimico non sarebbe la soluzione - spiega -. Continueremo a effettuare le pulizie, ma se manca il buon senso civico il problema si ripresenterà. Prima di partire sono presenti cartelli che ricordano l’importanza di rispettare il luogo e di affrontare l’escursione con l’attrezzatura adeguata. Ci auguriamo che sia sufficiente per comprendere che certe azioni andrebbero evitate. Notare solo le cose brutte non va bene però, è facile fare allarmismo".
Uno dei più importanti itinerari storico-naturalistici delle montagne venete resta quindi inserito in un dibattito piuttosto intricato: realizzata durante la Prima Guerra Mondiale per rifornire il fronte italiano, oggi la Strada delle 52 Gallerie richiama migliaia di turisti (più o meno preparati) e nelle gallerie scavate dai soldati ospita sorprese indesiderate e disgustose perché qualcuno o non si trattiene, o non trova il bagno quando scende dalla macchina.
Ciò che emerge da questa analisi, è dunque la mancanza di decisioni pensate per salvaguardare in modo più adeguato questo percorso-museo: da una parte c'è chi chiede maggiori servizi per gestire un turismo in continua crescita, dall’altra c'è invece chi ritiene che il problema sia principalmente culturale e che il rispetto del luogo debba venire prima di qualsiasi altra infrastruttura. Nel frattempo però, le segnalazioni continuano e la speranza è che un patrimonio di tale valore venga preservato con una maggiore responsabilità e consapevolezza (da parte di tutti).


















