"Tredici pecore nane sbranate dagli sciacalli, per noi allevatori un grande dolore: in fumo 10 anni di lavoro. Speravamo che le barriere naturali bastassero per tenerle al sicuro"
Predati 13 esemplari di una varietà rara originaria della Bretagna francese, la razza di pecore più piccola al mondo. L'allevatore: "Eravamo convinti che ci fossero delle barriere naturali sufficienti a tenere lontani i predatori ma evidentemente non era così"

AQUILEIA (UDINE). “A seguito dell'attacco abbiamo perso buona parte delle pecore, 6 agnelli sono morti, cinque dei quali portati via e uno è stato sbranato sul posto. Stessa sorte per sette adulti, dei quali sono stati portati via 2 che non sono mai più stati ritrovati. Dopo gli accertamenti fatti coi veterinari e la forestale, comparando le dimensioni dei segni dei denti, abbiamo capito che si era trattato di sciacalli”.
E' il triste bilancio di Alessio Sverzut, allevatore di Aquileia che nella giornata di ieri, 8 aprile, ha constatato la perdita di 13 pecore a causa dell'attacco di alcuni sciacalli, che ormai da anni si aggirano stabilmente nell'agro aquileiese.
Non era ancora ultimata la recinzione, né l'implementazione di tutti i cani da guardia necessari, come spiegato dall'allevatore, e tanto è bastato per esporre gli animali al pericolo.
"Attorno alla nostra proprietà scorre il torrente Natissa, così come il canale Anfora che arriva fino a Cervignano – spiega Sverzut - pertanto eravamo convinti che ci fossero delle barriere naturali sufficienti a tenere lontani i predatori ma evidentemente non era così. Il dispiacere non è dovuto tanto ai circa tremila euro di danno che abbiamo subìto con la morte delle nostre pecore, quanto ai circa 10 anni di lavoro che avevamo investito su questi animali così particolari”.
Alessio Sverzut, assieme a tutti gli altri della sua fattoria amatoriale, avevano infatti un progetto molto particolare: avviare un allevamento di pecora nana del tipo “D'ouessant”, originario della Bretagna francese, la razza di pecore più piccola al mondo, ormai divenuta rara, che si presta a diversi impieghi, come raccontato dall'allevatore: "E' una specie caratterizzata da una taglia piccola, che in genere non supera i 15-18 chili, il che sicuramente ha agevolato la predazione da parte dello sciacallo che per dimensioni è ben più piccolo del lupo. Inoltre solitamente partorisce un solo agnello alla volta".
"Il nostro obiettivo - spiega - era incentivare la diffusione di una razza che oltretutto è in via d'estinzione, questo perché essendo piccola era poco produttiva sia in termini di carne che di lana, seppure il vello di queste pecore sia di qualità estremamente pregevole. Eravamo e siamo orientati a rendere questi ovini degli animali da compagnia, anche perché crediamo nelle potenzialità dello sfalcio biologico dei terreni che queste pecore possono garantire”.
Come confermato anche dallo stesso Sverzut, gli attacchi alle fattorie nel basso Friuli da parte di carnivori, in particolare rappresentati da volpi e sciacalli, è un fattore che rischia di aumentare progressivamente in futuro dato l'utilizzo intensivo di quel territorio da parte delle coltivazioni che, un po' come accade in altre zone di pianura estesa come ad esempio la pianura Padana, hanno ormai creato una distesa costituita da campi a perdita d'occhio, che non prevede più una presenza sufficiente di tratti di bosco o boscaglia adatti alle abitudini degli animali predatori. Animali come gli sciacalli infatti, ormai si trovano a vivere e a fare le tane letteralmente in mezzo ai campi coltivati, rendendo quasi inevitabile il contatto con l'uomo e la sovrapposizione dell'attività naturale con quella antropica.












