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Bolzano
04 maggio | 19:59

"Vorrei un fratellino brasiliano così a calcio in giardino saremmo imbattibili": un viaggio tra le famiglie adottive, i legami di cuore e la "voglia di mamma"

Oltre le scartoffie e i decreti, l'adozione vive della spontaneità di un bimbo che chiede se tutti hanno un fratellino cinese e della tenacia di coppie che affrontano "gravidanze emotive" lunghe e faticose per diventare finalmente genitori

di Redazione

BOLZANO. "Michela, ma tutti hanno un fratellino cinese? Io vorrei tanto un fratellino brasiliano.... sai sono molto bravi a giocare a calcio, e con lui in cortile, saremo davvero imbattibili! Ma la mamma quando glielo ho chiesto, mi ha detto che cambio un po' troppo spesso sport preferito.....". Parole sincere e disarmanti, che raccontano una realtà “altra”, forse poco conosciuta, o conosciuta a pochi.

 

Parole pronunciate da un bimbo di cinque anni nato in Perù e che oggi vive con la sua famiglia adottiva in Alto Adige. E che aspetta un fratellino per vincere tutti i tornei di calcio del quartiere. E' abituato ad avere amichetti di ogni nazionalità e provenienza, a confrontarsi con chi arriva da lontano. E chi arriva da più lontano si becca un “ooooooohhhhh” di approvazione da tutti gli altri.  Mamma e papà sono italiani, lui, come tanti suoi amici dell'associazione, è stato adottato.

 

“E' arrivato con le mani conserte e mi ha fatto quelle che per lui sono le domande più normali del mondo – racconta Michela Morganti, presidente dell'Associazione Genitori Adottivi ed Affidatari Altoatesini – è abituato a stare con altri bambini che vivono con estrema naturalezza la bellezza delle proprie differenze, rendendo la "normalità di essere stati adottati" un patrimonio condiviso”.

 

Michela mi racconta queste storie con la voce di chi vive l’adozione sulla propria pelle, non solo avendo adottato lei stessa due fratellini, ma avendo, da allora, fatto uno scelta di vita: dedicarsi anima e corpo alle famiglie del territorio per aiutarle a diventare "genitori consapevoli" in grado di fare rete.

 

In fondo è per questo che nasce l'associazione: unire le esperienze, condividere paure ed emozioni, raccontare le gioie ed essere accolti nei dolori. Perché l'adozione non è un percorso ne veloce ne facile. Ma è meraviglioso.

 

“Vogliamo essere soprattutto un punto di riferimento per tutti coloro che hanno intrapreso il percorso dell’adozione o dell’affido e di ogni forma di accoglienza o che si apprestano ad affrontare questo importante passo – racconta Michela - Nel corso degli anni abbiamo accolto circa duecento famiglie con cammini e luoghi di provenienza differenti e operato sul territorio con la presenza attiva di rappresentanti locali ed organizzando incontri, seminari e convegni. Siamo qui per accompagnare i genitori e le nuove famiglie che si creano. Per tenere loro la mano in qualsiasi momento. Anzi, per tenerci le mani a vicenda”.

 

Nelle parole di Michela emerge un mondo fatto di emozioni intense, di sguardi vivi e di una fiducia che si ricostruisce e si costruisce giorno dopo giorno. Di bimbi attenti, che studiano il mondo intorno a loro. C'è il piccolo di due anni, arrivato con un'adozione nazionale, che vede nel suo papà un gigante capace di sollevarlo come una piuma e al quale si accoccola "come in un cucchiaio", abbandonandosi totalmente. O il bimbo ungherese che ha già imparato l'arte dell'ironia e usa la sua empatia per navigare nel rapporto con la sua maestra, rendendo quasi impossibile dirgli di no.

 

“Assorbono la lingua, le abitudini alimentari piuttosto che i ritmi della giornata. Arrivano nelle loro nuove case pieni di una "voglia di mamma" così travolgente che le stesse madri, con una punta di ironia, li definiscono "cozze". Ma non ci dobbiamo mai dimenticare che hanno un passato, una storia, dei bisogni speciali. E che per loro l’adozione è solo iniziata”, prosegue Michela.

 

“Meno di un mese fa abbiamo accolto l'ultima arrivata: una bimba di quattro anni ha finalmente raggiunto la sua famiglia dopo un'attesa di oltre un anno - un tempo di preparazione emotiva simile a una gravidanza, vissuto con trepidazione anche da un fratellino che non vedeva l'ora di accoglierla. In quel momento, una piccola è diventata figlia, ma non solo: un bambino è diventato fratello, dei nonni hanno trovato una nipotina e un intero paese ha guadagnato una nuova cittadina”, continua a raccontare Michela.

 

Storie incredibili di coppie che aspettano tempi infiniti per poter portare a casa i loro figli, percorsi non sempre facili. Di quelli durante i quali si rischia di farsi prendere dallo sconforto e perdere la speranza. Come spiegato ancora da Morganti, in questo momento l'adozione sta vivendo una fase di profondo rinnovamento normativo. Tra le novità più significative spicca l'inclusione dei single nelle procedure internazionali e l'introduzione dell'adozione aperta, che tutela il diritto del minore a mantenere i legami con la famiglia biologica.

 

“In Alto Adige, le adozioni nazionali e internazionali sono numericamente in equilibrio, e grazie a nuovi fondi e al portale trasparenza della CAI, le coppie possono finalmente monitorare ogni passo del loro percorso - racconta Michela – inoltre, nonostante i venti di guerra abbiano chiuso canali storici, nuovi Paesi come Ghana e Sierra Leone si sono aperti all'accoglienza, portando con sé nuove storie di speranza. Nel 2025, la maggior parte dei bambini è arrivata dall'Europa, seguita da America e Asia, con Ungheria, India e Colombia come Paesi più rappresentati”.

 

Ma dietro queste belle storie si nasconde un'emergenza che preoccupa profondamente l'associazione: il crollo delle disponibilità per l'affido familiare. "SOS famiglie e single affidatari cercansi!" è l'appello accorato di Michela, che denuncia come recenti fatti di cronaca abbiano scatenato un effetto domino di ritiri, rischiando di negare a molti bambini il diritto inalienabile ad avere una famiglia e costringendoli a vivere in struttura.

 

L'obiettivo dell'associazione è abbattere il pregiudizio che il legame di sangue sia superiore a quello di cuore, perché l'arrivo di un bambino è un fatto sociale che riguarda tutta la collettività. Per Michela, la risposta più bella alla domanda di un figlio sulle proprie origini resta quella contenuta nei versi di Tagore: "Eri un desiderio dentro al cuore".

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