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Alto Adige, Fuochi del Sacro Cuore. Nel 1961 fu la notte dei trecento attentati: "Le rivendicazioni non sono cambiate"

L'intervista a Roland Lang attuale Obmann del Sudtiroler Heimatbund:"Quella notte morì Giovanni Postal, una morte che si poteva evitare, gli avevano detto tutti di non toccare gli ordigni". Il volantino della ricorrenza tradotto anche in arabo: "Così anche loro possono capire la nostra storia"

Di Tiberio Chiari - 12 June 2017 - 19:48

BOLZANO. Cinquantasei anni fa, nella notte tra l'11 e il 12  giugno del 1961, più di trecento attentati dinamitardi si susseguirono in Alto Adige, abbattendo decine di tralicci dell'alta tensione e portando all'attenzione pubblica nazionale e internazionale la 'questione Sudtirolese'.

 

Gli attentati furono rivendicati dai gruppi facenti capo al movimento del Befreiungsausschuss Südtirol, il Bas (Comitato per la liberazione del Sudtirolo). Ci fu quella notte anche il primo morto causato dalle azioni di sabotaggio perpetrate dal Bas, Giovanni Postal, un cantoniere addetto alla manutenzione che rimase coinvolto nell'esplosione dell'ordigno che stava cercando di disinnescare.

 

Quella notte erano anche accesi gli  Herz-Jesu-Feuer 'Fuochi del Sacro Cuore', fuochi che fanno parte della celebrazione, quando sulle cime delle montagne, sugli alpeggi e nei luoghi più visibili dalle valli si accendono fuochi in ricordo del voto fatto dal popolo Sudtirolese al Sacro Cuore di Gesù nel 1796 quando la Dieta, riunita a Bolzano, affidò alle preghiere la difesa dall'attacco delle truppe napoleoniche.

 

Questo voto fu poi rinnovato nel 1809 da Andreas Hoffer, quando al comando degli Shützen, si trovò a difendere il suo popolo dall'invasione delle truppe franco-bavaresi. Si accesero allora ancora una volta i fuochi sui pendii delle montagne da Innsbruck fino a Bolzano e alcune importanti vittorie seguirono per gli Shützen.

 

Durante il fascismo questi fuochi furono proibiti, ma la tradizione non è mai stata abbandonata e nel dopoguerra è proseguita, gli Herz-Jesu-Feuer sono rimasti un simbolo dal grande valore evocativo per chi rivendica la libertà all'autodeterminazione.

 

La notte scelta per gli attentati aveva dunque un valore simbolico per la popolazione Sudtirolese che risiedeva e tutt'ora risiede nella zona dell'alta valle dell'Adige.

 

A Roland Lang attuale Obmann del Sudtiroler Heimatbund,  abbiamo allora chiesto cosa rimane nella memoria di quella notte di attentati e se le rivendicazioni di allora sono ancora attuali.

Sicuramente la questione dell'autodeterminazione non è risolta, la volontà popolare rimane quella già espressa nell'immediato dopoguerra, cioè che possa essere riconosciuta la libertà di far parte della patria alla quale storicamente si appartiene. L'autonomia non riconosce questa libertà: come se ti viene rubato l'appartamento dove vivi e poi pian piano, pezzo per pezzo alla fine ti ridanno la cucina, ma la casa in realtà non è più tua. Questa è la situazione.

 

Quella notte morì una persona.

E il pensiero va a quella povera persona che ha perso la vita, una morte che si poteva evitare. Infatti pochi giorni prima quell'uomo aveva già tolto un ordigno che aveva rinvenuto. Tutti gli avevano detto bravo e anche sui giornali si riconosceva il suo coraggio, ma nessuno, neanche i funzionari pubblici, gli avevano detto che era meglio non toccare quelle cose pericolose, che era meglio avvisare polizia e artificieri. Così la seconda volta ha trovato l'ordigno e non ha avvisato gli specialisti e la bomba è esplosa mentre la maneggiava.

 

La vostra posizione è cambiata?

La nostra posizione rimane comunque sempre uguale e rivendichiamo la nostra libertà e la possibilità di poter appartenere alla realtà politica, allo Stato, del quale ci sentiamo membri.

 

Nel caso della futura realizzazione di un'Europa unità e sovranazionale, come vedreste questa possibilità?

Noi siamo per l'Europa unita, che può garantire la pace. Siamo a favore di una struttura che superi gli stati nazionali e i loro confini fittizi. Siamo a favore dell'idea che in un'Europa unita ci sia la possibilità di formare un federalismo dove sono le singole regioni a mantenere un'autonomia più legata alla loro storia, alla loro cultura, senza conflitti.

 

Un'ultima curiosità, anche quest'anno si accenderanno i tradizionali fuochi, quale sarà la notte esatta per poterli osservare?

Quest'anno sarà la domenica del 25 giugno e proprio per permettere di far capire a turisti, rifugiati politici, profughi, immigrati e a tutti gli stranieri che quella notte vedranno i fuochi, magari spaventandosi, cosa sono questi falò e cosa significano per noi, abbiamo fatto stampare un volantino in cinque lingue che distribuiremo anche nelle stazioni e sul quale c'è scritta la storia di questa tradizione. Così anche persone che vengono da lontano potranno conoscere la storia della terra dove si trovano e interpretare meglio questi aspetti.

 

 

 

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