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Docce, wellness e sprechi d'acqua in montagna. La Sat lancia l'allarme: "Ad agosto i rifugi rischiano di rimanere a secco"

La preoccupazione espressa dal presidente Claudio Bassetti durante l'assemblea annuale. "Anche gli escursionisti devono farsi carico del problema. Servono pretese minori". Per affrontare il problema viene chiesto un tavolo di confronto

Di Giuseppe Fin - 29 aprile 2017 - 18:28

TRENTO. Difficoltà nell'approvigionamento d'acqua per i rifugi trentini e il rischio che si arrivi ad un “black out” già a ferragosto. A lanciare l'allarme è stato oggi il presidente della Sat Claudio Bassetti nel corso dell'assemblea annuale che si è tenuta nel teatro Valle dei Laghi di Vezzano alla presenza di quasi 300 delegati.

 

La fusione troppo veloce dei ghiacciai, inverni poco nevosi, stagioni intermedie siccitose stanno infatti creando numerose preoccupazioni anche in zone che fino ad oggi erano considerate estranee a questi problemi.

 

“Da circa due anni – ha spiegato Bassetti – stiamo vedendo che le precipitazioni nevose sono ridottissime. Abbiamo scarsissime vedrette che si stanno ritirando e i ghiacciai si stanno riducendo. Questo comporta che le sorgenti si prosciugano e le falde non si caricano abbastanza. Da parte nostra c'è la preoccupazione per gli scenari difficili che si potrebbero verificare. Il fenomeno è difficile da gestire”.

 

Una situazione che vede un calo dei profitti delle società idroelettriche, si richiedono diminuzioni dei deflussi con messa in crisi dei corsi d'acqua oltre alla sempre più forte richiesta degli agricoltori, e quelle delle società impiantistiche per produrre la neve.

 

“Il bene più prezioso, di cui andavamo orgogliosi – ricorda Bassetti - ci mette di fronte a scelte strategiche, non più rinviabili. Se pensiamo alla nostra realtà satina vediamo con grande preoccupazione profilarsi la stagione estiva e il fabbisogno idrico dei nostri rifugi. In area dolomitico-carsica il problema è presente da qualche anno ma ora la questione potrebbe diventare drammatica”.

 

Un problema che oltre ad essere affrontato sul piano strutturale, ha spiegato però Bassetti, deve essere affrontato dal punto di vista culturale. “Quello che sta accadendo – ha affermato il presidente della Sat – dal punto di vista strutturale si affronta con dei bacini di raccolta, ma serve soprattutto una riduzione dei consumi. Per questo ci rivolgiamo agli escursionisti affinché ognuno faccia la propria parte. Serve avere pretese minori rispetto alle attuali perché non c'è più la disponibilità d'acqua di prima. Qualcuno quando arriva nei rifugi chiede di farsi la doccia e non solo. Ci sono strutture, anche fuori dal Trentino, che offrono servizi non più sostenibili". Alcuni rifugi offrono, infatti, servizi wellness, docce e acqua corrente in ogni parte delle strutture. "Per questo - prosegue Bassetti - abbiamo chiesto alla Fondazione Dolomiti Unesco di intervenire affinché i comportamenti di tutti i rifugisti siano coerenti”.

 

Per la Sat il problema si deve affrontare quanto prima con “l'apertura di un tavolo di confronto con tutti i protagonisti”.

 

La Sat è il gruppo associativo più importante del Trentino con 10 commissioni, 86 sezioni, 36 rifugi di proprietà, 27 mila soci, 5 capanne sociali, 12 bivacchi e vari punti d'appoggio, la cura della segnaletica e la manutenzione di 791 sentieri (4.133 km), 120 sentieri attrezzati (843 km) e 73 vie ferrate (300 km) per un totale di 5.276 km.

 

Tra i temi trattati durante l'assemblea annuale anche quello dei rifugi. Nell'ultimo anno sono stati diversi gli avvicendamenti nelle gestioni, al rifugio Antermoia e all’Altissimo, che di lavori da ultimare come allo Stivo, che in termini di incidenti come il furioso incendio che ha distrutto rifugio Tonini.

 

“Nel caso dello Stivo – sottolinea il presidente Claudio Bassetti nella sua relazione - abbiamo trovato istituzioni, sia quella provinciale che in particolare quella rappresentata dalla giunta di Arco una determinazione che ha consentito di chiudere le pratiche necessarie e trovare i finanziamenti in tempi assai rapidi.Nel caso del Tonini, allo stato attuale, possiamo dire con certezza che le perizie ufficiali hanno escluso sia il dolo che la colpa, attribuendo il devastante incendio ad una somma di casualità. Il che significa poter contare su un significativo rimborso assicurativo e dare l'avvio alla fase di progettazione e successivamente a quella autorizzativa, alla fase di ricerca dei finanziamenti necessari a coprire l'intervento in toto”.

 

Le 100 domande per la gestione l’Antermoia e le 60 per l'Altissimo testimoniano come la montagna venga vista ancora come opportunità economica.

 

Anche la solidarietà ha visto uno straordinario coinvolgimento di Sat in aiuto alle popolazioni del Nepal. E’ partito infatti un progetto della Fondazione “Senza Frontiere” di Fausto De Stefani che al momento attuale ha raccolto quasi 100 mila euro e che prevede la presenza stabile di una infermiera presso l’ambulatorio medico della Rarahil Memorial School a Kathmandu e di un dottore tre volte in settimana.

 

A breve il progetto sanitario sarà esteso anche ad un’altra scuola “governativa”, garantendo assistenza sanitaria ad almeno 1500/1600 ragazzi. Il “progetto salute” non si ferma al solo ambito scolastico ma prevede uscite su un vasto territorio nei dintorni di Kirtipur, per andare incontro alle necessità di moltissimi anziani e di bambini. Il futuro prossimo vedrà invece la raccolta fondi per le popolazioni dell'Appennino, finita la fase di emergenza si penserà ad un progetto che dia risposte, come per l'Abruzzo, l'Emilia e il Nepal.

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