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Ecrime e Esecurity, sottoscritto il protocollo d'intesa tra Regione Puglia e l'Università di Trento

Dati predittivi utili sia per le Forze dell'ordine che per antimafia sociale

Pubblicato il - 25 settembre 2017 - 20:10

TRENTO. Un protocollo sperimentale per migliorare  le politiche di prevenzione in materia di sicurezza urbana e protezione del cittadino, nell'ottica  di un più complessivo sistema di sicurezza integrato.

 

Questo l'obiettivo del protoccolo d'intesa sottoscritto questa mattina tra il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il Rettore dell’Università degli studi di Trento, Paolo Collini e l'Amministratore delegato di Intellegit,  Giorgio Casoni su “eSecurity – ICT for knowledge-based and predictive urban security”.

 

Il coordinamento del progetto sperimentale e innovativo eSecurity è del gruppo di ricerca targato Università degli studi di Trento, guidato dal professor Andrea Di Nicola, un gruppo specializzato in ricerca applicata interdisciplinare in materia di criminalità e scienze della sicurezza, che si chiama eCrime. Il modello creato, in sperimentazione anche in Puglia con la sottoscrizione del protocollo d’intesa, è ancora oggi unico nel suo genere.

 

"Il mio impegno personale è quello di sostenere questo protocollo d’intesa nella sua evoluzione più prossima – ha detto il presidente Emiliano - siamo pronti ad investire in questa materia con il coraggio di innovare. Lavoriamo da molto su questi temi ma soprattutto ha lavorato Stefano Fumarulo. Grazie a lui, noi oggi siamo qui. E se lui ci fosse sarebbe davvero tutto molto più semplice e facile. Stiamo giocando con lo stesso impeto e determinazione, ma con un  grande giocatore che ci manca. Cercheremo di far fronte a questa situazione con i collaboratori di Stefano che sono stati molto importanti per la prosecuzione di questo lavoro, insieme con Roberto Venneri”.

 

"Questo è un protocollo d'intesa – ha spiegato Emiliano - che consentirà all'Università e alla Regione Puglia di studiare i dati del crimine della regione in modo da avere dati predittivi sulla commissione dei reati in futuro. Si tratta di statistica, di meccanismi attraverso i quali studiando la reiterazione dei reati in determinate condizioni, in determinati luoghi e in determinati orari, è più facile dare suggerimenti alle forze dell'ordine su come collocarsi sul territorio. Ma non solo. Questi dati saranno utilissimi alle attività dell'antimafia sociale per intervenire in quei quartieri, in quei luoghi, in quelle città dove è più necessario intervenire sull'educazione alla legalità, contro la violenza sulle donne e contro, in generale, quei fenomeni drammatici che abbiamo dovuto affrontare proprio da ultimo anche nella regione Puglia. Si tratta di una soglia molto avanzata. La Puglia – ha concluso Emiliano - sarà, dopo la provincia autonoma di Trento e la città di Trento, il primo soggetto pubblico che avvia studi di questo tipo in collaborazione con un'Università che è stata antesignana di questo genere di approfondimento scientifico”.

 

Il progetto, che ha visto la città di Trento laboratorio sperimentale, ha generato metodologie  e conoscenze uniche  nel loro genere per la raccolta di dati sul crimine e sui livelli di insicurezza percepita dai cittadini e sul disordine urbano. "La nostra ricerca – ha sottolineato il rettore dell’Università di Trento Paolo Collini - è una ricerca fortemente pluridisciplinare che mette insieme scienze giuridiche, scienze sociali, tecnologiche, scienze pure, cercando di connetterle tra loro. Oggi è un’occasione importante per noi perché non solo è un campo applicativo, che per noi è un campo di ricerca, ma anche perché restituiamo strumenti utili per le amministrazioni.  La ricerca mette a punto non solo un modello di analisi del territorio del crimine ma anche un modello predititivo, la capacità cioè di anticipare i luoghi dove il crimine si manifesta  e si concentra maggiormente”.

 

Sui risultati concreti che questa ricerca ha prodotto, Collini ha detto che “negli Usa questi strumenti hanno dato risultati significativi in termini di riduzioni percentuali dei fenomeni criminali di tipo urbano che sono quelli di cui ci occupiamo. E anche a Trento hanno dato un miglioramento nelle politiche e un cambiamento nel tessuto sociale”.

 

"Un altro aspetto peculiare della ricerca – ha concluso il Rettore – è l’approccio utilizzato che prevede anche di andare dai cittadini a vedere le loro sensazioni per capire come il dato criminale è vissuto dalla popolazione”.

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