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Fuoco alla casa dei profughi di Roncone, la Lega: "Responsabilità politiche di Zeni e Rossi". Il presidente e l'assessore: "Gesto vigliacco teso a destabilizzare"

Fugatti stigmatizza l'atto incendiario ("il Trentino non può cadere in simili atti di violenza") ma attacca la politica dell'accoglienza della Provincia. Zeni e Rossi: "Queste violente manifestazioni di dissenso nulla hanno a che vedere con il reale sentire e l'effettiva risposta della comunità"

Di Luca Pianesi - 25 marzo 2017 - 08:23

TRENTO. "Rossi e Zeni imposero forzosamente alla popolazione l'arrivo dei profughi a Roncone. Se da un lato critichiamo fortemente quanto avvenuto dall'altro altrettanto critichiamo un sistema di accoglienza che vuole imporre ai territori le proprie scelte". Questa la presa di posizione del segretario della Lega Nord Trentino Maurizio Fugatti rispetto a quanto accaduto nella notte tra giovedì e venerdì nelle borgo del comune di Sella Giudicarie. Alle 3.30 qualche delinquente ha appiccato un incendio, fortunatamente circoscritto e immediatamente domato dai vigili del fuoco accorsi rapidissimamente sul posto, alle ante della porta della residenza dove vivono, ormai, da più di un anno e mezzo, una dozzina di profughi.  

 

Persone ben volute e ben accolte dalla popolazione locale, come hanno spiegato sia il sindaco Bazzoli che il vicesindaco Bonazza all'indomani di quello che entrambi hanno definito "un atto intimidatorio". Ciò, nonostante le proteste e la diffidenza iniziali che effettivamente c'erano state. Proteste e diffidenze cavalcate, all'epoca (era l'estate del 2015), proprio dalla Lega che addirittura a Roncone aveva calato l'asso da 90, Matteo Salvini il quale si era presentato in valle con maglietta con ruspa e frasi del tipo che i profughi andavano "rispediti subito a casa per aiutare, invece, i trentini in difficoltà". Momenti che anche il consigliere provinciale Fugatti sottolinea mentre stigmatizza e condanna l'attacco della scorsa notte: "Tutti ricordiamo come a suo tempo fu forte la polemica a Roncone per l'arrivo dei profughi con la manifestazione di contrarietà con metodi democratici della gran parte della popolazione. Io stesso ricordo di essere stato presente in piazza a Roncone a una raccolta firme contro l'arrivo dei migranti e di avere assistito alla sottoscrizione del modulo firme da parte di decine e decine di persone in una sola mattinata. Ma Rossi e Zeni non vollero ascoltare la popolazione ed imposero forzosamente l'arrivo dei profughi".

 


 

Urla, spaventi, paure e firme che per un anno e mezzo sono state, fortunatamente, dimenticate. "I profughi non hanno mai creato un problema - c'ha detto il sindaco Bazzoli - sono sempre stati rispettosi e hanno preso parte a progetti lavorativi e di integrazione. Sono stati in malga e la popolazione l'ha accolti. Non avremmo mai immaginato potesse accadere una cosa del genere. Per questo crediamo che i responsabili vengano da fuori. Mi sembra incredibile che possa essere stato qualcuno di qua". Intanto, però, il fatto è successo anche se viene da chiedersi se valga di più il gesto isolato di un disturbato (altro termine non ci viene per definire una persona che appicca un incendio, anche se circoscritto, a un edificio dove dentro si trovano altre persone come lui) o un anno e mezzo di faticosa, lunga ma positiva integrazione. Lasciamo ad altri le conclusioni.

 

Va detto che anche la Lega ha voluto stigmatizzare quanto accaduto ricordando che "il Trentino che conosciamo non può cadere in simili atti di violenza che squalificano la grande solidarietà sociale ed umana che da sempre ha contraddistinto la società trentina". Aggiungendo, poi, però, sempre quel "ma", di qui sopra. "Le azioni di forza - ha concluso Fugatti - come quella avvenuta a Roncone in un momento così delicato sotto il profilo sociale ed economico rischiano quindi di ottenere reazioni ingiustificate violente di tipo contrario e nella direzione opposta come quelle purtroppo avvenute oggi. Se quindi da un lato critichiamo fortemente quanto avvenuto oggi, dall'altro altrettanto critichiamo un sistema di accoglienza nazionale e provinciale che vuole imporre ai territori le proprie scelte".

 


 

Nessun ma e nessun se arriva dalle istituzioni: "Il territorio trentino ha subito nelle ultime ore un atto di violenza. Un'azione che non colpisce solo i migranti e il progetto di accoglienza ma che offende i valori più profondi della nostra comunità".
Questo quanto affermato dal presidente Ugo Rossi e dall'assessore provinciale Luca Zeni. "Si tratta – hanno aggiunto – di riprovevoli azioni che cercano di minare la serena convivenza. Il tentativo sembra essere quello di infrangere con la violenza un equilibrio, una progettualità che giorno dopo giorno si traduce in accoglienza, dialogo e incontro, pur tra le difficoltà che inevitabilmente accompagnano questi percorsi. L'episodio di Roncone, come quelli di Lavarone e Soraga, appare come l'azione vigliacca di chi, consapevole di non avere il sostegno della comunità, cerca quindi di destabilizzare in modo criminale il cammino di accoglienza, trasmettendo un'immagine di intolleranza che non appartiene al nostro territorio. La quotidianità della convivenza sta dimostrando che queste violente manifestazioni di dissenso nulla hanno a che vedere con il reale sentire e l'effettiva risposta della comunità".

 

"A Roncone, quindi, l'accoglienza proseguirà senza cedimenti. Inizialmente v'erano state alcune proteste, peraltro strumentalizzate, riguardo l'arrivo dei migranti, ma poi tutto è andato per il meglio come confermato proprio stamane dal sindaco. È responsabilità dell'intera comunità – concludono presidente e assessore – non sottovalutare l'entità di questo nuovo atto di violenza che fra l'altro stavolta ha colpito una struttura dove all'interno sono presenti dodici persone; tuttavia, è altrettanto importante non interpretarlo come un segnale di odio da parte di molti, bensì come un'indegna provocazione da parte di pochi".

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