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Gino Strada "In Italia si ripudia la guerra ma poi la si fa lo stesso chiamandola in un altro modo"

Il fondatore di Emergency in videoconferenza questa mattina con oltre 300 studenti trentini degli istituti superiori per l'evento nazionale “Nessuno escluso - I diritti valgono per tutti?”

Pubblicato il - 20 ottobre 2016 - 15:43

TRENTO. “L'Italia non solo partecipa alla guerra in Libia, ma anche in Siria, in Iraq, in Afghanistan ed ha anche partecipato alle guerra contro l'ex Jugoslavia". A parlare è Gino Strada, fondatore di Emergency. Lo fa nelle sale del cinema Modena di Trento e in tutta Italia in diretta satellitare. "L'Italia è un paese dove si è presa l'abitudine di passare tranquillamente sopra alla Costituzione. L'articolo 11 è una cosa molto seria. Dovrebbe voler dire che la guerra non si fa. Invece si ripudia la guerra e poi la si fa lo stesso cambiandone nome. La chiamano 'missione' di pace oppure ci dicono che i nostri soldati in Afghanistan curano i bambini: ma cazzo allora perché non mandano dei pediatri? Io non mi ricordo di aver mai visitato un bambino con un kalashnikov”.

 

Il fondatore di Emergency, come suo solito non gira attorno ai discorsi e lo ha fatto anche questa mattina durante la diretta satellitare con il cinema Modena dove ad ascoltarlo c'erano oltre 300 studenti. “Nessuno escluso - I diritti valgono per tutti?” questo il nome dell'evento che assieme agli studenti degli istituti trentini ha visto, sempre in collegamento, anche la partecipazione di altri ventimila studenti da diverse scuole d'Italia.

 

 

 

Un'occasione durante la quale il fondatore di Emergency ha parlato a 360 gradi non sottraendosi alle domande dei ragazzi. Tra i temi trattati quelli riguardanti l'importanza dell'uguaglianza, l'immigrazione e anche il sistema sanitario in Italia.

 

“In Italia – ha affermato Gino Strada – ci sono 11 milioni di cittadini che non possono curarsi come dovrebbero perché non ci riescono. Nel nostro Paese la sanità da diritto è diventato un business, una sorta di supermercato”.

 

Non è semplice nemmeno lavorare e aiutare in Italia. “Lavorare nel nostro Paese – ha continuato Strada – non è così facile come lavorare in Afghanistan. In Italia per avere un'autorizzazione per svolgere un'attività sanitaria bisogna avere una quantità di firme dalle autorità che è impensabile. Ci vogliono quasi due anni per fare una cosa che in Afghanistan ci metti una settimana”.

 

 

 

Uno dei problemi che oggi abbiamo, ha spiegato ai giovani il fondatore di Emergency, è l'eccessiva ricchezza nelle mani di poche persone.

 

“Le migrazioni ci sono sempre state. Hanno avuto dei volumi diversi, più grandi quando si allarga la forbice sociale.  Questa forbice, oggi, non è mai stata così ampia. Nel nostro mondo 350 persone fisiche possiedono il 40% di ricchezze del pianeta e così non si può andare avanti”.

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