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Kj2, Lega nazionale difesa del cane: "Il presidente Rossi deve rassegnare le dimissioni per incapacità e incompetenza manifesta"

L'associazione prende posizione dopo l'abbattimento dell'orsa.  "Progetto per percepire lauti introiti dall'Unione europea. Questo animalicidio è l'inizio di una battaglia che porteremo avanti attraverso tutte le azioni legali possibili, anche a livello europeo"

Di Luca Andreazza - 13 agosto 2017 - 19:09

TRENTO. "Questo è l'inizio di una battaglia che porteremo avanti attraverso tutte le azioni legali possibili, anche a livello europeo", queste le parole di Piera Rosati, presidente della Lega nazionale per la difesa del cane.

 

Dopo la Lav, Enpa e Oipa (Qui articolo completo), anche la Lega nazionale per la difesa del cane prende posizione nella questione dell'abbattimento dell'orsa: "Spesso - aggiunge Rosati - si sente parlare del sud Italia come un inferno per gli animali, ma le cose nel profondo nord non sono poi tanto diverse. Kj2, colpevole di essersi difesa da un uomo che l’ha colpita con un bastone, è stata barbaramente e crudelmente giustiziata a seguito dell’ordinanza emessa dal presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi". 

 

E se il governatore spiega che "Siamo tranquilli sappiamo di aver fatto in scienza e coscienza ciò che le norme e i fondamenti scientifici ci dicono. Prevale la sicurezza delle persone e anche ciò che la letteratura e tutti i fondamenti scientifici della gestione dei grandi carnivori dettano su questi casi" (Qui articolo completo), nel mirino dell'associazione anche l’ordinanza di cattura o abbattimento che ha portato al tragico epilogo per il plantigrado: la Lega nazionale per la difesa del cane si era infatti appellata al Tar per bloccare questa decisione.

 

"Come uomo, come trentino, come veterinario - afferma Luca Lombardini, presidente LNDC di Trento e vice-presidente nazionale –  che dedica la propria vita alla cura degli animali sono indignato e profondamente amareggiato per l’uccisione dell’orsa Kj2. L’indifferenza politica e la tacita, nonché approssimativa, sensibilità umana di determinate persone hanno avuto il sopravvento sull’intelligenza e sulla ragione comune. Il progetto Life Ursus ha mietuto un’altra vittima, ma il presidente Rossi dovrà rispondere della ‘malagestio’ dei cospicui fondi nazionali e europei destinati, negli anni, a questo progetto di reintroduzione". 

"La politica, in questi anni - continua Lombardini - ha letteralmente abbandonato a se stesso il progetto. La parte educativa, formativa e informativa riservata alla popolazione è stata del tutto ignorata. E mentre gli orsi tentano di vivere in un ambiente altamente antropizzato, dove sono stati immessi anni fa contro natura, l’amministrazione Rossi  ricorre a metodi cruenti nella gestione di questi animali, fauna particolarmente protetta anche sotto il profilo sanzionatorio. L'Abruzzo, con il Parco nazionale, e la presenza di orsi marsicani da anni dovrebbe insegnare qualcosa non solo alla Provincia di Trento ma anche a tutta quella parte della politica che non vede soluzioni alternative per la convivenza con questi strepitosi animali. Perché la presenza degli orsi rappresenta una ricchezza per il territorio, per il turismo, per la tutela della biodiversità".

 

Piera Rosati esprime inoltre ulteriore amarezza: “Kj2, come Daniza, è morta per mano delle istituzioni - dice - entrambe vittime del progetto Life Ursus. Ed anche in questo caso siamo di fronte ad un animalicidio in pieno regola. Incuranti del ricorso presentato da Lndc e da altre associazioni – insieme alle centinaia di migliaia di cittadini che si sono schierati con noi a difesa dell’orsa – le autorità della Provincia di Trento sono andate avanti per la loro strada e hanno ucciso Kj2, colpevole solo di essersi difesa. Oltre alla Provincia di Trento, considero responsabili di questa morte gli amministratori locali e tutta la politica che ha urlato a gran voce e senza vergogna l’abbattimento”.

“Inoltre – conclude Rosati – mi chiedo quale ruolo abbia giocato il ministero dell'Ambiente in questa vicenda visto che per l’ennesima volta si è dimostrato incapace di tutelare gli animali. Il presidente Rossi deve rassegnare le dimissioni per incapacità e incompetenza manifesta. La provincia di Trento, ancora una volta, si è mostrata irresponsabile e priva di etica,  e ha dimostrato tutta la propria inettitudine gestionale nel progetto Life Ursus. Un progetto che, oltre a seminare sangue e dolore, è stato finalizzato soprattutto a percepire i lauti introiti elargiti dall’Unione Europea".

 

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