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Legge sulla legittima difesa, Dellai: "Implicita rinuncia dello Stato in materia sicurezza e un messaggio culturale di farsi giustizia da soli sbagliato"

La proposta di legge ha iniziato l'iter parlamentare. La Camera ha approvato la nuova legge che riconosce come legittima difesa la reazione alle rapine notturne. Dellai: "Difficilmente attuabile e troppo interpretativa. Le esperienze in altri paesi dimostrano che non funziona" 

Di Luca Andreazza - 06 May 2017 - 07:33

TRENTO. "Si tratta di un'implicita rinuncia dello Stato in materia sicurezza, che spinge il cittadino a tutelarsi da solo. Il rischio è quello di scadere nel populismo giudiziario e rincorrere la paura. I problemi ci sono, oggi si avverte una maggiore sensibilità e grande preoccupazione in materia, ma questa legge può portare l'effetto contrario, quello di estremizzare e aumentare il senso di insicurezza e timore", queste le parole di Lorenzo Dellai dopo il primo via libera del Parlamento alla proposta di legge sulla legittima difesa.  

 

La Camera ha infatti approvato, giovedì 4 maggio, la nuova legge che riconosce come legittima difesa la reazione alle rapine notturne: i numeri dicono 225 Sì, 166 No e 11 astenuti. Si sono espressi a favore il Partito democratico, Alternativa popolare, Civici e innovatori. Contrari invece il Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega Nord, Mdp, Sinistra Italiana-Possibile e Fratelli d'Italia.

 

"Il nostro gruppo parlamentare - dice Lorenzo Dellai, presidente di Democrazia solidale-Centro democratico alla Camera - non ha votato questo provvedimento. La norma sulla legittima difesa è stata introdotta nel 2006 nell'allora governo Berlusconi in risposta alla recrudescenza alla criminalità. Le statistiche dicono che non stiamo vivendo il medesimo contesto e questa nuova legge invece di chiarire la normativa, la rende, al contrario, confusa e pericolosa. E' difficilmente attuabile in quanto presenta delle grandi criticità di interpretazione".

 

La norma sulle rapine notturne riprende un analogo provvedimento vigente nella legislazione francese, che prevede la legittima difesa per respingere aggressioni di notte. "Le proposte più radicali delle destre - aggiunge l'ex governatore - sono state respinte, ma alcune istanze sono state accolte. La domanda di maggiore sicurezza non può essere certamente ignorata, ma questa non è una risposta adatta". 

 

Anche se la legge che riconosce la legittima difesa è stata sgonfiata, gli emendamenti del Partito democratico hanno comunque ampliato la possibilità di ricorrere all'uso delle armi da parte della vittima. Il primo emendamento, infatti, prevede che per la vittima di un'aggressione, la reazione è considerata legittima difesa, quindi anche possibile con le armi, quando si verifica di notte e mediante violenza sulle persone o sulle cose. 

"Siamo contrari - spiega Dellai - soprattutto per due motivi. Il primo è la difficile interpretazione e applicazione della legge, in quanto si prendono in esame le ore notturne e situazioni particolari di stress psicologico. Il messaggio della possibilità di farsi giustizia da soli è pericoloso per l'incolumità delle potenziali vittime e per la cultura della paura che rischia di far crescere. Il testo in discussione, pur radicalmente diverso rispetto alle proposte della destra e della Lega Nord, ci sembra per questo non condivisibile e tutt'altro che utile a garantire il valore della sicurezza dei cittadini".

 

Il secondo, invece, precisa l'esclusione della colpa di chi reagisce "in situazioni di pericolo attuale per la vita, per l'integrità fisica, per la libertà personale o sessuale". Infine, nel caso in cui chi ha esercitato la legittima difesa sia stato indagato ma venga assolto, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico dello Stato. Un onere per l'erario stimato in 295.200 euro a decorrere dal 2017.

 

"E' fondamentale - ribadisce l'ex presidente - non eludere la figura del giudice. E' corretto comunque che la persona sia indagato per legittima difesa e venga assolto, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati siano a carico dello Stato, ma il messaggio culturale che incentiva il cittadino ad armarsi è preoccupante e indirettamente mette in luce l'incapacità statale di proteggere la popolazione. Inoltre l'esperienza di altri paesi, come gli Stati Uniti, dimostra che in realtà crescono i rischi, le statistiche parlano chiaro".

 

I dati in Trentino indicano che le autorizzazioni polizia sono in calo nel 2016, quelli per carta europea esportazione armi sono stati 227, per porto d'armi per difesa personale sono stati 123, porto d'armi per uso caccia e uso sportivo le autorizzazioni sono stati 1.656. L'anno scorso ci sono state 74 autorizzazioni porto d'armi per guardie giurate e 74 nomine. Anche in questo caso, prendendo in esame i dati dello scorso anno, si nota un leggero calo del porto d'armi per uso personale, 123 (nel 2015/2016 erano 163), e un calo per il porto d'armi uso caccia e uso sportivo, 1.656 (nel 2015/2016 erano 2563). Un calo si registra anche per le guardie giurate.

 

"Sicuramente - conclude Dellai - si registrerà un aumento del Pil per l'aumento delle attività di aziende che producono armamenti, ma non può essere una soluzione. Una ricetta può essere quello di efficientare gli apparati di polizia, promuovere politiche in quelle periferie dove si annida la criminalità, una maggiore organizzazione e potenziare il controllo del territorio. Una strada certo più difficile, anche dal punto di vista finanziario, ma che può portare risultati anche del breve periodo. Forse però questi sono provvedimenti meno percepibili e quindi poco spendibili dal punto di vista elettorale".

 

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