Pecore sbranate, parlano i fratelli gemelli di 22 anni, titolari dell'azienda: "Un duro colpo, ma non ci arrendiamo"
Questa mattina Alessandro e Lorenzo Comai hanno trovato una brutta sorpresa, sette pecore sbranate. Le indagini condotte dalla Provincia sembrano confermare che l'atto sia opera dell'orso

CAVEDINE. E' primavera anche per gli orsi presenti nelle valli trentine. Da qualche settimana sono usciti dal letargo invernale, iniziano ad allontanarsi dalle loro tane per cercare cibo. E nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 aprile l'orso ha fatto visita alle pecore dell'Azienda agricola Comai Alessandro a Cavedine, sbranandosi metà allevamento degli undici capi in pascolo a Brusino. Una brutta sorpresa per l'attività di Alessandro e Lorenzo, fratelli gemelli di 22 anni, quando hanno raggiunto l'ovile: "Abbiamo trovato - dice Alessandro - le pecore sbranate e ci siamo attivati immediatamente per cercare e riunire le altre che intanto erano riuscite a scappare".
Il bilancio parla di sette pecore morte, una in fin di vita e una ferita. E mentre l'Azienda forestale rileva in danni, "le indagini - spiega Alessandro - sono condotte dalla Provincia sono ancora in corso, ma sembra che ci sia una conferma che la razzia sia opera dell'orso". Il plantigrado è riuscito ad eludere la recinzione elettrica per scagliarsi sugli animali: "La protezione - spiega - è stata fatta a regola d'arte, seguendo per filo e per segno le disposizioni e le direttive impartite dall'amministrazione provinciale. Questo purtroppo non è bastato e abbiamo trovato proprio un'amara e inattesa irruzione questa mattina".
Dopo aver studiato all'Istituto agrario di San Michele, i fratelli hanno aperto la propria azienda circa 4 anni fa: "Abbiamo iniziato - aggiunge Alessandro - per passione, nessuno in famiglia lavora infatti la terra. Disponiamo di circa quattro ettari di vigne a Vigo Cavedine, per i quali abbiamo ottenuto un primo certificato di conversione biologica". Quindi l'anno scorso l'idea di allargare l'attività: "Pecore, galline e altri animali - commenta -. Siamo contenti e soddisfatti della nostra scelta, anche se questo evento ovviamente è un duro colpo".
E ora? "Non ci arrendiamo e non appena la Provincia ci liquida i soldi - ammette - acquisteremo subito le pecore per riprendere l'attività e continuare quanto iniziato. Intanto cerchiamo di curare gli animali che si sono salvati e probabilmente prenderemo anche un cane per tutelare il gregge e cercare di evitare che accadano ulteriori episodi".
La popolazione degli orsi trentini, a fine 2015, era composta da 48 esemplari: 23 adulti (8 maschi e 15 femmine), 14 giovani (10 maschi, 4 femmine) e 11 cuccioli (2 maschi, 2 femmine e 7 indeterminati). I numeri attuali non sono però certi e durante l'anno sono sicuramente aumentate le cucciolate, quelle del 2016 e quelle dell'inverno scorso. "Quella tra uomo e orso è una convivenza possibile - spiega il servizio Foreste e Faune della Provincia - a patto che si rispettino alcune semplici regole di comportamento, come seguire la cartellonistica posizionata sul territorio, che segnala la presenza del plantigrado".
E' utile ed importante che turisti e residenti vengano informati sulle norme di comportamento da seguire, come "Non attirare l’orso in alcun modo - commentano - non lasciare mai cibo o rifiuti organici a disposizione dell'orso, in caso di avvistamento a distanza, non avvicinarsi, in caso di incontro ravvicinato, non correre o muoversi con concitazione, allontanarsi lentamente, segnalare per tempo la propria presenza facendo del rumore o parlando ad alta voce, nel caso un orso mostri chiari segni di aggressività rimanere fermi con atteggiamento passivo, tenere i cani al guinzaglio, comunicare eventuali segni di presenza chiamando il 335 7705966 e per le emergenze chiamare il numero 115".












