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Punti nascita, Cles è operativo h24 ma su Arco è ancora battaglia

A partire da questo mese nella struttura della Val di Non saranno presenti h24 ginecologo, pediatra e anestesiste. Su Arco nuova mozione della minoranza

Pubblicato il - 14 ottobre 2016 - 16:01

TRENTO. Buone notizie da Cles, che porta a regime la copertura del servizio, mentre per quanto riguarda Arco una nuova mozione firmata da tutta la minoranza torna a chiedere la riapertura.

"La struttura ospedaliera di Cles può disporre ora di una presenza attiva sulle 24 ore del medico anestesista, ginecologo e pediatra oltre alla necessaria dotazione di altri professionisti sanitari, quali ostetriche e infermieri, e di personale di supporto". Lo scrive in una nota l'Azienda sanitaria che annuncia: "Dal mese di ottobre si è completata la dotazione di professionisti del punto nascite di Cles, consentendo il rispetto degli standard di qualità e sicurezza previsti dalle indicazioni ministeriali".

 

"La piena operatività in sicurezza del punto nascita di Cles, che da qualche anno si attesta su un numero di circa cinquecento parti e presenta i migliori indicatori per quanto riguarda il tasso di parti cesarei e l’adozione delle procedure di analgesia nel parto, consente inoltre di supportare l’ospedale di Trento per il fabbisogno della popolazione residente nel Distretto ovest". La nota continua spiegando che "il completamento della dotazione organica è un decisivo passo avanti sia per quanto riguarda l'assetto complessivo della rete materno-infantile provinciale sia per la riqualificazione e lo sviluppo della struttura ospedaliera di Cles".

 

Ma una mozione riporta in discussione le scelte dell'amministrazione provinciale per quanto riguarda il punto nascite di Arco. Primo firmatario il consigliere Filippo Degasperi: "Salvare il punto nascite di Arco non è un vezzo o una scelta populista ma una precisa necessità dei cittadini e del territorio dell'alto Garda ma anche della valle di Ledro e della valle del Chiese". Questo in sintesi il senso della mozione depositata oggi in Consiglio da tutti i consiglieri di minoranza.

 

"La questione del punto nascita di Arco è semplice - affermano i consigliere -  i dati in base ai quali è stata decisa la chiusura, come dimostrano anche le risposte ottenute in Parlamento, sono fuorvianti. Arco si rivolge ad un bacino di circa 50 mila abitanti, cui vanno ad aggiungersi quelli delle valli di Ledro e del Chiese a seguito della chiusura del punto nascite di Tione, senza contare i tanti turisti presenti in zona e l'attrattività naturale verso utenza da Lombardia e Veneto. Appare quindi chiaro come le valutazioni sulla chiusura facciano riferimento ad un bacino d'utenza sottostimato".

 

"Per tutti questi motivi - concludono -  riteniamo opportuno che la Giunta provinciale si attivi per presentare una nuova richiesta di deroga alla chiusura e per adeguare contestualmente gli standard richiesti"

 

 

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