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Scali, Parlato e Mair, la generazione d'oro del Calcio Trento ricorda il presidente Grigolli

Giorgio Grigolli entra in società nel 1970, mentre prende le redini del sodalizio nel 1980. Il Trento Calcio vive il suo periodo migliore, raggiungendo il settimo posto finale nell'allora Serie C1. I giocatori sono tutti concordi: "Persona intelligente, competente e rispettosa" 

Il Presidente Giorgio Grigolli
Pubblicato il - 11 novembre 2016 - 15:14

TRENTO. Giorgio Grigolli è scomparso improvvisamente martedì 8 novembre all'età di 88 anni. Un uomo a tutto tondo, una figura chiave della storia trentina del secondo dopo guerra, anche nel calcio di casa nostra. 

 

Giorgio Grigolli non è stato “uno” dei presidenti del Trento Calcio, ma “IL PRESIDENTE”. I caratteri maiuscoli non sono assolutamente casuali: con lui la società di via Sanseverino ha vissuto il proprio periodo d’oro, raggiungendo quello che, tutt’ora, è il miglior risultato assoluto della storia aquilotta, ovvero un settimo posto in serie C1 con 37 punti. In panchina, all’epoca, c’era Paolo “Ciapina” Ferrario, uno dei tanti allenatori arrivati a Trento con un buon curriculum e poi esplosi in riva all’Adige.

 

Grigolli entrò in società nel 1970: prima fu vicepresidente ai tempi della gestione dell’ingegner Ito Del Favero e poi, durante gli anni ’80, divenne comandante del sodalizio aquilotto. Venticinque anni in gialloblù, sempre presente, mai invadente e rispettoso delle scelte tecniche, ecco chi era “IL PRESIDENTE” nella parole dei suoi ex giocatori: durante il periodo trascorso in via Sanseverino, Grigolli ha vissuto ben tre spareggi promozione, tutti entrati nella storia del Trento Calcio e il cui ricordo è ancora vivo, vivissimo nelle menti dei tifosi gialloblù.

 

Nel 1970, a Valdagno, in palio vi era la promozione in serie C: dal capoluogo fu un vero e proprio esodo di tifosi verso lo stadio “Dei Fiori” con il Trento che ripagò alla grande la fede dei propri suppoters, piegando per 2 a 0 il Pordenone. Era la squadra di Calliari, Fabbro, Turinelli, Babbo, Apostoli, Nardello, Meneghetti, Neri, Scali, Milanesi, Sartori, Scocchi, Polvar, Maso, Anniballi, Caprari e Piccinini. In panchina sedeva il compianto Giorgio Bozzato.

 

Il Trento vinse 2 a 0 grazie alle reti di Scali (25’) e Babbo (75’), quest’ultimo su calcio di rigore procurato dall’astuto Scali. “Ho un ricordo incredibile di Grigolli e di quella giornata - racconta l’ex fantasista gialloblù, oggi nel Cda gialloblù - a fine partita il presidente venne nello spogliatoio e volle fare una foto ricordo proprio con me. Poi, una volta smessa l’attività e dopo alcuni anni in cui mollai il calcio, tornai in società e, per diverse stagioni, ricoprii il ruolo di dirigente. Il rapporto con Grigolli è sempre stato eccezionale: persona intelligente, competente e, soprattutto, assolutamente rispettosa dei compiti. Oh, intendiamoci: quando serviva sapeva imporsi, eccome, ma con la classe di chi è certo di quello che sta facendo”.

 

Nel 1980, al “Bentegodi” tra Trento e Padova fu spareggio per la serie C1. La partita venne disputata il 13 giugno, giorno della ricorrenza di Sant’Antonio da Padova e dalla città veneta fu un vero e proprio esodo di tifosi biancoscudati alla volta di Verona. Ebbene Grigolli potè festeggiare un’altra volta con i suoi ragazzi: 2 a 2 al termine dei supplementari e poi splendida vittoria ai calci di rigori. In panchina c’era Bruno Baveni, in campo, tra gli altri, Ioriatti, Cianchetti, Marinelli, Daldosso, Sala, Andreatta, Telch, Lutterotti, Mair, Andreatta, Parlato, Manfredi, oltre ai compianti Prati e Bertocchi.

 

Rosario Parlato, oggi apprezzato tecnico in ambito regionale, realizzò il rigore decisivo, quello che spedì in “Paradiso” gli aquilotti. “Fu una giornata indimenticabile - spiega Parlato - e Grigolli festeggiò, ovviamente, con noi. Di lui ho un ricordo splendido: competente, appassionato, non si perdeva una nostra partita e, visto quello che accade nel calcio, un presidente d’incredibile onestà. Io ero giovanissimo, ma conservo un ricordo meraviglioso degli anni trascorsi in maglia gialloblù e Grigolli era l’anima di una società organizzata che, negli anni successivi, centrò altri risultati importanti”.

 

Poi ci fu Mantova: dopo aver agguantato in extremis l’Ospitaletto, il 16 giugno 1985 i gialloblù superarono la squadra bresciana in un drammatico spareggio conclusosi, ancora una volta, ai calci di rigore. In panchina era tornato Bruno Baveni e gli eroi di quel giorno furono i vari Lutterotti, Daldosso, Gardiman, Bencardino, Castioni, Gabrieli, Lomanno, Domenicali, Fabrizi, Marchetti, Salvalajo, Glerean, Betta e, ovviamente, Gunther Mair, assoluto protagonista della lotteria finale con tre penalty parati.

 

“Non posso dimenticare la gioia del presidente Grigolli a fine partita - ricorda il portierone gialloblù, che subito dopo l’impresa del “Martelli” si trasferì alla Salernitana -, anche se i festeggiamenti furono abbastanza moderati, anche al rientro in città. Di Grigolli non posso che parlare bene, anzi benissimo. Era una persona di spessore, innamorato dei colori gialloblù e attento ad ogni aspetto della società. E’ stato l’ultimo grande presidente di questa società che, adesso, mi auguro possa tornare ai fasti del passato. A Trento ho trascorso quattro - cinque anni meravigliosi, grazie anche alla presenza, alla serietà e alla competenza di Grigolli”.

 

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