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Sono in Trentino le piccole e medie imprese meno tassate d'Italia

A rilevarlo è “Comune che vai, fisco che trovi”, il Rapporto 2017 dell’Osservatorio permanente CNA sulla tassazione delle Pmi (Piccole medie imprese). Gli imprenditori di Trento il 16 luglio smettono di lavorare per il fisco e cominciano a lavorare per le necessità proprie e delle rispettive famiglie.

Di gf - 12 giugno 2017 - 13:30

TRENTO. Nel 2016 l'imposizione fiscale sulle piccole e medie imprese trentine è minore rispetto il resto d'Italia. A rilevarlo è “Comune che vai, fisco che trovi”, il Rapporto 2017 dell’Osservatorio permanente CNA sulla tassazione delle Pmi (Piccole medie imprese), giunto alla quarta edizione, che analizza l’andamento della tassazione sulle piccole imprese in 135 città italiane, tra i quali tutti i capoluoghi di provincia.

 

Un'analisi, quella condotta dal Cna, che rivela come il calo registrato nel 2015 della pressione fiscale si sia fermato, rimanendo comunque elevato: 60,9%. Quest'anno, inoltre, è addirittura previsto un aumento dello 0,3%.

 

La diversità fiscale dei territori è marcata. Le piccole e medie imprese maggiormente tartassate dalle tasse si trovano soprattutto al sud dove fare imprese è più difficile mentre la situazione è migliore per quanto riguarda il Nordest.


Il parametro utilizzato per l'analisi del rapporto “Comune che vai, fisco che trovi” è quello del Total tax rate (Ttr) che in sostanza è il peso esercitato dal fisco. Viene anche individuato il Tax free day che è invece il giorno della “liberazione dalle tasse”, la data cioè alla quale l'imprenditore deve lavorare, tutti gli anni, per produrre il reddito necessario ad assolvere gli obblighi fiscali e contributivi. Un dato, questo, che vede in cima alla classifica, ancora una volta, Trento dove i piccoli imprenditori si sono liberati “dell’ingombrante” fisco il 16 luglio e poco dopo è toccato a Gorizia e Cuneo.


A differenza di altri organismi, anche di autorevoli istituzioni internazionali, l’Osservatorio CNA basa la sua analisi sull’impresa tipo italiana, con un laboratorio e un negozio, ricavi per 431mila euro, un impiegato e quattro operai di personale, 50mila euro di reddito.

 

Per quanto riguarda pressione fiscale, la maglia nera spetta per il 2016 a Reggio Calabria che si conferma il capoluogo che maggiormente tartassa le piccole imprese con una quota complessiva del 73,2%.

 

Seconda per incidenza del Ttr sulle piccole imprese è stata Bologna con il 71,9%(-1%), terza Roma (69,1%/-2,6%), quindi Firenze (69%), Catania (68,5%), Bari (68,1%), Napoli (67,8%), Cremona e Salerno (66,8%), Foggia (66,3%), Sassari (66,1%).

 

Agli antipodi di Reggio Calabria, come già detto, troviamo Trento, dove il Ttr ha inciso soltanto per il 53,9%. Nell’ordine l’hanno seguita Gorizia (54,4%), Cuneo, Imola e Belluno (54,5%), Sondrio (54,8%), Udine (55,2%), Carbonia (55,3%), Arezzo e Mantova (55,7%).

 

Per quanto riguarda il 2017, l'Osservatorio non prevede sostanziali cambiamenti. Trento dovrebbe rimanere la città più accogliente, dal punto di vista fiscale, con una pressione che si attesterebbe sul 54,1% e il 16 luglio di liberazione fiscale.  

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