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Suicidio in carcere, Mattia Civico: "Una sconfitta della comunità, non può essere solo un discorso legato alla carenza di personale"

Il consigliere provinciale del Pd interviene all'indomani del suicidio del 42enne nella casa circondariale a Spini di Gardolo: "I suicidi si evitano con più umanità e dignità" 

Di Luca Andreazza - 07 September 2017 - 16:55

TRENTO. "Un suicidio è sempre una sconfitta, così come ogni persona che si toglie la vita. Una sconfitta personale, ma anche della comunità. Non siamo riusciti ad evitarlo e non siamo stati capaci di dare evidentemente una prospettiva, a ricostruire un senso", questo il commento di Mattia Civico, consigliere provinciale del Pd, all'indomani del suicidio del 42enne marocchino a Spini di Gardolo (Qui articolo).

 

L'uomo, in carcere per il duplice omicidio di moglie e figlia, si è suicidato intorno alle 14 nella propria cella e i soccorsi non sono serviti a nulla. Un fatto che riaccende la discussione da un lato sul sovraffollamento della struttura a Trento Nord e dall'altro sulla carenza di personale nel casa circondariale.

 

"Siamo a quota 41 dall'inizio dell'anno. Questo - aveva detto il sindacato Osapp - è un dato tutt'altro che ordinario e normale, nonostante le rassicurazioni del guardasigilli Orlando. Non vogliamo strumentalizzare questo evento, ma non è difficile individuare in una carenza di organico di quasi il 40% le cause di una morte, che benché di natura volontaria, avrebbe potuto a nostro avviso essere evitata".

 

Non tutto può però essere ricondotto alla carenza di personale, evidente e spesso denunciata dai sindacati della polizia penitenziaria . "I suicidi in carcere non si contrastano solo con maggiore personale. E' troppo semplice come risposta. Si evitano i suicidi - conclude Civico - con più umanità e più dignità. Il sotto organico è un problema, ma non la causa della disperazione che evidentemente c'è. Dobbiamo riflettere profondamente sulla capacità delle nostre istituzioni di favorire un cambiamento in chi è ristretto: il carcere è una nostra istituzione e la popolazione carceraria (detenuti e detenenti) sono una parte della nostra comunità. I detenuti sono persone a cui va data una prospettiva alternativa e il cui corpo è custodito dallo Stato. Assumersi delle responsabilità in questo caso vuol dire stare ancora più accanto. Oltre la custodia, oltre i muri. Per essere più forti della disperazione e del vuoto di senso".

 

Un concetto che era stato ribadito anche da Ornella Favaro (direttrice della rivista 'Ristretti Orizzonti' del carcere Due Palazzi di Padova e presidentessa della conferenza nazionale volontariato giustizia), dopo il suicidio di Luca Soricelli alla fine dell'anno scorso: "Più che guardie carcerarie, servono educatori e psicologi" (Qui articolo).

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