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Un milione di euro a un'associazione di preghiera. Interrogazione di M5S su Via Pacis

L'associazione arcense vorrebbe costruire il Centro internazionale con il contributo della Pat. Degasperi: "Non sono pubblico interesse"

Di Donatello Baldo - 13 ottobre 2016 - 17:23

ARCO. “Il carisma dell’Associazione Via Pacis consiste nel vivere e testimoniare il Vangelo della pace, nella continua ricerca di rapporti riconciliati con Dio”, e i suoi membri “cercano di vivere e testimoniare una santità comunitaria”. Nulla da dire. Nemmeno sul desiderio della stessa associazione di costruire un Centro internazionale ad Arco, “uno spazio di incontro dove le persone possano spendersi a favore del bene”.

 

Nel 2014 l’Associazione Via Pacis ha presentato domanda di contributo per opere di interesse pubblico. La costruzione del Centro internazionale costerà più di due milioni di euro, e la Provincia di Trento ha deciso di sostenere l'iniziativa con il 55% di contributo: 1.155.000 euro.

 

Questa decisione nei mesi scorsi ha sollevato qualche dubbio, il consigliere del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi ha depositato, in proposito, un'interrogazione a Ugo Rossi. “Nella domanda di contributo – scrive il consigliere – l’associazione dichiara che l’intervento rientra nella tipologia prevista dalla legge per 'sale polifunzionali, locali dove si possono realizzare riunioni ed attività ricreative e culturali di vario genere'. Tale dichiarazione – secondo Degasperi – presenta profili dubbi in quanto il progetto prevede che solo parte del piano interrato sia destinato a sala polifunzionale mentre i locali al piano terra e al primo piano siano quasi esclusivamente destinati ad uso residenziale (per l’alloggio dei membri dell’associazione) ed amministrativo”.

 

“L’associazione Via Pacis ha presentato la domanda qualificandosi implicitamente come associazione avente finalità di pubblica utilità ma l’Associazione Via Pacis è una associazione di fedeli laici della Chiesa Cattolica che persegue come obiettivi principali quello di organizzare incontri di preghiera, di porre in essere atti di evangelizzazione e di curare la formazione religiosa” afferma il consigliere pentastellato nella sua interrogazione. “Leggendo lo statuto dell'associazione si capisce che la funzione religiosa e di culto prevale rispetto ad ogni altra funzione civile e sociale dell’organizzazione, il che avrebbe dovuto non solo imporre un puntuale approfondimento istruttorio ma addirittura determinare una decisione di inammissibilità dell’associazione ai fini del riconoscimento dei contributi di cui si discute”. Più di un milione di euro.

 

Degasperi entra nello specifico e fa le pulci al progetto. “Si può ragionevolmente stimare, sulla scorta degli allegati progettuali alla concessione rilasciata, che la spesa relativa alla costruzione della sala polifunzionale e dei locali ad essa sussidiari sia solo un 15% del costo complessivo della realizzazione della sede preventivata”. Quindi, a fronte di una spesa totale è di € 2.100.000 l’incidenza sarebbe soltanto di € 315.000. “Essendo pari al 75% l’entità del contributo pubblico rispetto alla spesa ammissibile, in base a questa ipotesi esso non avrebbe dovuto superare € 240.000. Infatti – precisa il consigliere – solo una parte minoritaria della superficie del piano interrato è riservata alla sala polifunzionale e a locali al servizio della stessa e non già l'intera superficie del piano interrato”.

 

Il piano terra, infatti, risulta quasi esclusivamente adibito a locali con destinazione residenziale funzionali all'alloggio dei membri femminili dell’associazione o di coloro che con essa collaborano. Infine, per quanto riguarda il primo piano, mentre una parte è destinata a reparto amministrativo, l’altra ha anch'essa destinazione residenziale per l’alloggio dei membri maschili dell’associazione. In questo senso gli usi e le funzioni di parte del piano interrato e dei due piani fuori terra dell’edificio non paiono affatto di interesse pubblico e non sarebbero potuti essere finanziati.

 

La risposta di Ugo Rossi lascia spazio ad un ripensamento della Provincia che, di fronte a queste considerazioni, dichiara che “la fase di concessione del contributo consente all'amministrazione provinciale di esaminare il progetto finale dell’intervento così come verrà realizzato, completo dei pareri e dei permessi necessari all'esecuzione dei lavori, e di verificarne l’effettiva corrispondenza ai criteri stabiliti dalla giunta”. Ma soprattutto afferma che “in questa sede è possibile la rideterminazione del contributo, in ragione anche dell’effettiva destinazione dei locali. 

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