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Arriva la cometa che suona senza confini

Domenica 27 al teatro SanbaPolis si avvia la stagione di JazzAbout promossa dal Centro Santa Chiara. Protagonisti i fiammeggianti musicisti del gruppo The Comet is coming che si sono imposti all'attenzione internazionale per l'enorme preparazione strumentistica e per la capacità di spaziare e confondere i generi passando dalla psichedelia el post punk senza smarrire le radici

Pubblicato il - 25 ottobre 2019 - 09:53

 TRENTO. Shabaka Hutchings, Dan Leavers, Max Hallett: ma anche King Shabaka, Danalogue, Betamax, se vogliamo chiamarli col nome che assumono sul palco quando vanno a formare il progetto THE COMET IS COMING. L’apertura della stagione 2019/20 di Jazz’About - rassegna organizzata dal Centro Servizi Culturali S. Chiara - domenica 27 ottobre al Teatro SanbàPolis di Trento alle 21.30, è decisamente fiammeggiante: una delle formazioni più originali, abrasive ed esplosive in circolazione oggi nel jazz iper-contemporaneo. Anzi: “jazz” è forse una categoria limitante per una band che esplora le frontiere della psichedelia, di certe reminiscenze punk-industrial, dell’elettronica e della sperimentazione.

  Del jazz c’è però il background e c’è soprattutto l’enorme preparazione strumentistica dei tre membri, autentici virtuosi di sassofono, tastiere e batteria. Il fatto di assumere dei nomi posticci, quasi da fumetto, è da un lato un vezzo ma dall’altro è anche una precisa dichiarazione d’intenti: The Comet Is Coming è davvero una “realtà parallela” nella musica contemporanea, realtà dove due forze apparentemente contrastanti – un approccio onirico da un lato, una feroce e trascinante forza ritmica dall’altro – si innestano su una scrittura piena di sorprese, di richiami imprevedibili, di chiaroscuri spiazzanti ed inquietanti ma anche di una robusta, robustissima geometria.

  Potrebbero venire in mente anche paragoni col lato più intellettuale e colto del rock e del jazz-rock, in un arco che va dai Battles ai Tortoise fino ai Radiohead, ma in The Comet Is Coming c’è sempre un “tremendismo” di matrice black (nel senso sia di musica legata alle classiche visceralità funk, soul, jazz, ma anche nel senso di oscuro esoterismo) che porta in territori sconosciuti e ad oggi inediti, unici.

 

 Due album (“Channel The Spirits”, 2016, e nel 2019 “Trust In The Lifeforce Of The Deep Mystery” uscito per la prestigiosa Impulse); una manciata di EP; soprattutto, un passaparola sull’esplosività sensoriale (e tecnica) delle loro esibizioni live: il futuro più “pericoloso” ed appassionante del jazz odierno va di scena a Jazz’About. Difficile immaginare un’apertura più stimolante ed appassionante per questa nuova stagione, di nuovo alla ricerca dei confini del “nuovo” jazz. Quello fuori da ogni retorica, da ogni cartolina, da ogni luogo comune spesso abusato, e capace invece di comunicare col presente e col futuro. 

 

 

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