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Alla scoperta del Museo della Guerra: una serie per viaggiare tra le sale, gli oggetti e le storie di uno degli enti museali più importanti d’Italia

“Il Castello” è una serie di History Lab lanciata sul canale 602 del digitale terrestre per raccontare il funzionamento del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, giunto quest’anno al centenario di vita. Non è però il solito documentario, ma un viaggio alla scoperta delle funzioni, del funzionamento e delle storie contenute in uno degli enti museali più importanti d’Italia. Di questo si è nell’incontro di mercoledì “Il museo in televisione”, alla presenza anche del vicedirettore di Rai Storia

Di Davide Leveghi - 25 novembre 2021 - 10:40

ROVERETO. Come si racconta un museo in televisione? È questa la domanda che ha animato l’incontro tenuto nel tardo pomeriggio di mercoledì 24 novembre al Museo della Guerra di Rovereto. Sul “palco” il direttore Francesco Frizzera, la ricercatrice della Fondazione Museo storico di Trento e responsabile di History Lab Sara Zanatta ed il vicedirettore di Rai Storia Giuseppe Giannotti. Con loro anche Andrea Andreotti, regista della serie “Il Castello”: è questa infatti la protagonista sullo sfondo, il punto di partenza dell’incontro.

 

In occasione del centenario del Museo Storico della Guerra di Rovereto (QUI l'articolo), infatti, con la collaborazione del canale televisivo della Fondazione Museo Storico è stata prodotta una serie in sei puntate sul funzionamento dell’ente museale in questione (visibile a questo LINK). Ma “Il Castello”, questo il nome della serie, non è un semplice racconto dell’istituzione nata nel primo dopoguerra, cento anni fa, nel capoluogo lagarino. È molto di più: è un viaggio fra le professionalità del museo, la sua missione ed i suoi protagonisti, oggetti, foto e manufatti che raccontano storie e mondi, calando i visitatori nella storia militare italiana e non solo.

 

Con una veste accattivante, dunque, “Il Castello” porta a conoscere chi lavora nel Museo della Guerra, dagli archivi ai magazzini, dal laboratorio del restauratore alle sale d’esposizione. E ancora sui luoghi della Grande Guerra in Trentino – che noi de il Dolomiti raccontiamo in “Camminando nella Grande Guerra” (QUI la lista), in collaborazione proprio con il Museo di Rovereto - e negli uffici dove si svolgono le questioni burocratiche e amministrative. A guidarci la camera e la voce del narratore.

 

Ma che posto è questo museo, posto nel massiccio castello di Rovereto? “E’ un centro di cultura a tutto tondo, un polo di discussione – spiega il direttore Frizzera nella prima puntata – non è semplicemente un luogo in cui sono esposti manufatti. Ciò che facciamo, nondimeno, non è offrire risposte, ma stimolare un approccio civico alla conoscenza. Un museo della guerra, in generale, deve affrontare il pregiudizio comune della gente, che guarda al conflitto con repulsione. Il nostro compito, dunque, è quello di esplicitare che la guerra è un fatto umano. Dobbiamo spiegare come le guerre nascono, vengono combattute e cambino natura. Il nostro compito è di documentarle”.

 

Per mostrare questa funzione, pertanto, la televisione può rappresentare il mezzo più valido? Attorno a questo interrogativo si sviluppa l’incontro di mercoledì sera, arricchito dalle diverse professionalità presenti in sala. “Credo che un museo, attraverso la televisione, possa da una parte raccontare una storia e dall’altra invitare alla visita – spiega il vicedirettore di Rai Storia Giannotti – penso inoltre che il senso del servizio pubblico sia di spingere queste istituzioni a collaborare per una terza missione, quella di divulgazione dei risultati scientifici appunto. È il caso, ad esempio, del documentario su Cesare Battisti, che abbiamo fatto appoggiandoci proprio al Museo storico di Trento”.

 

Le immagini de “Il Castello” intervallano l’incontro, in cui non mancano le discussioni generali sul ruolo della televisione culturale, sulla funzione di un museo e sui dietro le quinte del documentario. E come avviene nella serie, alla vicenda dei protagonisti - siano essi il castello e le sue sale o gli uomini e le donne che lo animano – si alternano le immagini, i video e le fotografie custoditi nel tesoro degli archivi (QUI un approfondimento). Ogni volta, pertanto, è un tuffo in storie incredibili: da un oggetto, amorevolmente “scartato” nei magazzini del Museo, si evocano le storie che lo videro protagonista. Perché, al contrario di quanto si possa pensare, un museo è un luogo vivo, non un semplice deposito di polverose anticaglie.

 

Per gli interessati, la conferenza è interamente visibile a questo LINK.

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