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Dal primo conflitto alle colonie: l’archivio del Museo della Guerra si “apre” al pubblico in una nuova veste. Fontana: “Digitalizzazione in alta qualità”

Sono tanti e molto interessanti i fondi consultabili sulla nuova piattaforma digitale messa a disposizione dall’archivio del Museo della guerra di Rovereto. Fra fotografie, cartine geografiche, manifesti e santini, i materiali visibili sono già tanti, ma puntano a raggiungere la quota di 100mila immagini. L’archivista Nicola Fontana: “Ci apriamo al pubblico con immagini ad alta definizione”

Di Davide Leveghi - 17 luglio 2021 - 10:41

ROVERETO. “Con questa operazione apriamo l’archivio del Museo della Guerra al pubblico con l’obiettivo di rendere più accessibili i materiali conservati e stimolare i ricercatori a contattarci. La nostra raccolta fotografica, e non solo, apre varie direzioni di ricerca sulla storia militare”. Risponde così, Nicola Fontana, alla domanda sull’importanza del lancio del nuovo archivio digitale del Museo della Guerra di Rovereto.

 

L’archivista del Museo, in prima linea nel digitalizzare il vastissimo repertorio di fotografie e non solo a disposizione dell’ente museale roveretano, non nasconde il grande lavoro svolto negli ultimi anni. Un lavoro tanto più difficile visto il risicato numero di persone a disposizione del Museo e impegnate nella scansione in alta definizione dei fondi archivistici conservati. La digitalizzazione non è certo cominciata ora, ma conta su diversi anni di lavoro. La novità, adesso, è però rappresentata dall’alta qualità permessa dalla piattaforma “archiui”.

 

“E’ negli ultimi tre anni che abbiamo cominciato a ri-digitalizzare in alta definizione il materiale a disposizione nei nostri archivi – spiega Fontana – inizialmente, ancora prima, avevamo potuto procedere alla digitalizzazione con bassa qualità attraverso un’altra piattaforma. Il nostro archivio conta più di 100mila immagini e l’obiettivo è quello di dare massima visibilità al materiale”.

 

Lanciata da pochi giorni, la piattaforma è in continua evoluzione e può contare per ora su un numero inferiore di materiali visibili rispetto alla grande mole di cui il Museo dispone. Nondimeno, i motivi di interesse di certo non mancano. “Le immagini visibili attualmente sono circa 6000 – continua l’archivista – si tratta di carte geografiche, santini religiosi, manifesti e chiaramente fotografie. Il nostro obiettivo è di rendere consultabili anche i nuovi fondi non schedati, affinché anche la parte non catalogata sia visibile”.

 

Ma in cosa consta il materiale consultabile nella nuova piattaforma del Museo della Guerra e quali sono i fondi più importanti che si possono già visitare? “C’è innanzitutto il fondo di Maurizio Rava – esordisce Fontana – si tratta di circa 3000 immagini prodotte dal Servizio foto-cinematografico del Regio esercito, di cui lo stesso Rava fu a capo fra il ’17 e il ’18. Sono fotografie molto belle, di alta qualità, in cui si racconta parte del conflitto sia sul Carso che in Trentino, arrivando ai giorni immediatamente successivi alla fine della guerra”.

 

“C’è poi il fondo di Aldo Finzi, aviatore e ministro fascista – prosegue – in questo sono contenute fotografie sull’aviazione italiana nella Grande Guerra ma anche su Tripoli e la Libia coloniale italiana. Vi è poi il fondo di Andrea Graziani, comandante della divisione cecoslovacca durante la Grande Guerra, cioè di quei volontari cecoslovacchi che combatterono con il Regio esercito. Si tratta, in questo caso, di foto dedicate alle cerimonie commemorative avvenute in Cecoslovacchia nel primo dopoguerra, negli anni ’20. Ma poi c’è molto altro”.

 

Tra gli aspetti più curiosi, oltre alle fotografie, c’è la raccolta di santini militari. Sono immagini sacre, preghiere, ricordi di caduti, tutti accomunati dal connubio fra religiosità e combattimento. “E’ una raccolta messa assieme da Francesco Monterumisi. Si tratta di circa 4500 pezzi fra santini, luttini, cartoline, libri di preghiera, non solo italiani e non solo della Grande Guerra. C’è chi invoca la Madonna prima della battaglia, per poter tornare sano e salvo nelle retrovie. C’è il ricordo dei caduti, e così via”.

 

L’arco temporale in cui rientra il materiale non si limita certo alla sola Grande Guerra. “Ci sono materiali e raccolte molto cospicui anche sulle colonie italiane, fra la fine del XIX secolo e la Seconda guerra mondiale. C’è materiale sulla partecipazione dell’Italia alla Guerra civile spagnola a fianco del generale Franco. Ci sono, infine, tantissime cose afferenti alla Seconda guerra mondiale. Ma non mancano le curiosità – conclude Fontana – tra queste vi sono ad esempio delle fotografie sulla Cina degli anni ’30 e su una missione umanitaria a Scutari, in Albania, durante le guerre balcaniche”.

 

Consultabile a questo link, la digitalizzazione dell'archivio del Museo della Guerra di Rovereto è stato intrapresa grazie al sostegno della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento e della Comunità della Vallagarina. Il riordino e la valorizzazione, infine, sono stati resi possibili anche grazie ai contributi della Fondazione Caritro e del Bim Adige.

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