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Ordine degli avvocati, UniTn e Fondazione Tommasini Bisia insieme per la ricerca, Russolo: “Il fine è contribuire all'incremento culturale degli operatori del diritto”

A Palazzo Caritro sono stati presentati oggi i due progetti di ricerca cofinanziati dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Trento, dalla Fondazione Tommasini Bisia e dall'Università di Trento, il presidente dell'Ordine Michele Russolo: “E' il primo esempio di sviluppo di iniziative di ricerca per giovani avvocati”

Pubblicato il - 02 luglio 2021 - 19:03

TRENTO. “L'obiettivo principale di questa iniziativa è contribuire all'incremento culturale di tutti gli operatori del diritto e di dare la misura della funzione sociale dell'avvocatura”. Queste le parole di Michele Russolo, presidente dell'Ordine degli avvocati di Trento, alla presentazione dei due progetti di ricerca finanziati dal Consiglio dell'Ordine, dall'Università di Trento e dalla Fondazione Tommasini Bisia.

 

L'evento di oggi – ha detto Russolo – si sarebbe dovuto tenere a marzo dello scorso anno, ma con l'arrivo del Covid siamo stati costretti a posticipare il tutto. Oltre ad essere il nostro primo evento in presenza per quest'anno, questi due progetti di ricerca rappresentano il primo esempio di sviluppo di iniziative di questo tipo dedicate specificatamente ai giovani avvocati”.

 

Nel dettaglio, il primo dei due progetti è nato, spiega il presidente dell'Ordine: “Per individuare la prospettiva normativa dalla quale iniziare a lavorare per migliorare, da un punto di vista legislativo, la situazione legata ai reati in materia di stupefacenti. Un'iniziativa portata avanti sulla base di un approccio rigorosamente scientifico”.

 

Nelle premesse stipulate al momento dell'ufficializzazione della collaborazione fra i tre enti, il progetto di ricerca veniva definito come una “analisi economica del diritto penale e, in particolare, del criterio dell'efficienza delle opzioni normative che il nostro ordinamento giuridico prevede rispetto ai reati in materia di stupefacenti, allo scopo di valutare il livello d'influenza di ciascuna di esse attraverso l'esame della variazione dei tassi di recidiva”.

 

“L'ambito della seconda ricerca – continua Russolo – è invece lo studio dell'approccio argomentativo della magistratura”. Un argomento particolare, incentrato sull'analisi dei “profili interdisciplinari del ragionamento decisorio, in particolare per quanto riguarda l'analisi dei processi cognitivi e della componente emotiva nella formazione del iudicatum” con obiettivi principali “la verifica empirica dei processi argomentativi e l'elaborazione di un modello di analisi della decisione giudiziale capace di intercettare l'uso delle emozioni, di delimitare lo spazio, di esplicare l'interazione fra emozioni e ragioni, di controllare i principali errori argomentativi nella pratica giudiziale”.

 

“Si tratta di due ricerche molto diverse tra loro – conclude il presidente dell'Ordine degli avvocati di Trento – ma utili a migliorare la preparazione tecnica e culturale non solo degli avvocati ma degli operatori del diritto in generale e del sociale”.

 

L'assegno di studio messo a disposizione alle due ricercatrici Francesca Pesce e Serena Tomasi dalla Fondazione Tommasini Bisia per la Cultura, fondata dall'avvocata Amelia Tommasini nel momento della sua decisione di lasciare la professione e la vita personale e sociale per abbracciare la fede entrando in clausura nel Monastero delle Carmelitane Scalze di Bologna, è intitolato al nonno di suor Amelia, Edoardo Bisia.

 

"Fu il primo Commissario del Governo della Regione Trentino Alto Adige - spiega Corrado Tononi, presidente della Fondazione dal 2014 - è nato a Trieste nel 1889 e morto a Trento nel 1967.  Coniugato con due figlie, il dottor Bisia fu certamente un importante rappresentate dello Stato Italiano in una fase delicatissima della vita democratica e sociale del nostro Paese. Nominato primo Commissario del Governo per la Regione Trentino Alto Adige nel 1949, ricoprì questa delicata carica sono al 1955. Anni cruciali per la ripresa anche a livello locale della vita all’indomani della conclusione del drammatico conflitto mondiale.

 

Un uomo descritto in quel tempo, all’unanimità, come di profonda cultura, di altrettanto rispetto verso le istituzioni ma soprattutto verso i cittadini, le persone, verso le quali nutriva ed offriva un autentico senso di rispetto dedicato a tutti dalle classi più umili ed in difficoltà alle categorie più in alto sotto il profilo sociale ed economico. Queste  sue caratteristiche lo portano a godere di una stima assoluta ed assieme alle altre componenti impegnate nella ricostruzione post bellica, dalla politica alle associazioni, agli enti, alle varie espressioni della riorganizzazione territoriale, avvia di fatto i primi passi della nostra attuale autonomia.

 

Getta proprio lui le basi di quel dialogo fra Stato centrale ed autonomia locale con intuizioni illuminate. Interpreta con determinazione le basi fondanti dei temi autonomistici, pur nel rispetto rigorosissimo delle peculiarità ed equilibri con lo Stato centrale. Il dottor Bisia era solito descrivere l’autonomia come “un mezzo  per fare cose concrete, in maniera più pertinente, in modo più celere e rispondente alle vere necessità delle popolazioni.” Fu un saggio consigliere, uomo d’azione, capace amministratore, preciso e severo assertore dei principi di rispetto per la personalità del cittadino.

 

Un uomo insomma al quale dobbiamo molto, al quale dobbiamo certamente la costruzione e l’avvio delle basi della vita e dello sviluppo sociale ed economico che la nostra regione prima e la nostra provincia autonoma poi hanno conosciuto e che anche le generazioni di oggi possono godere. La Fondazione Tommasini Bisia per la Cultura ha quindi individuato nel progetto di ricerca voluto da Ordine degli Avvocati, Università degli Studi di Trento, Provincia Autonoma di Trento obiettivi assolutamente coerenti con le stesse basi fondanti dei principi che hanno portato alla nascita della Fondazione stessa". 

 

 

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