Ritorna ''Coriandoli d'artista'', il progetto della scuola di Sant'Osvaldo propone una mostra con vendita di beneficienza, un laboratorio e un Carnival party
L'appuntamento con Coriandoli d'artista è previsto per sabato 18 e domenica 18 febbraio. Il ricavato sarà donato all'Associazione Spagnolli-Bazzoni per sostenere una scuola della Fondazione Sacra Famiglia in Nigeria

ROVERETO. Un mostra, un laboratorio artistico e una festa di carnevale, ma anche un momento per raccogliere donazioni a favore dell'Associazione Spagnolli-Bazzoni. Ecco l'edizione 2023 di Coriandoli d'artista, il progetto dalla Scuola di Sant’Osvaldo / Distretto Santa Maria, che coinvolge alcuni artisti del territorio invitandoli a confrontarsi con il tema del carnevale e riprogettare la superficie circolare del coriandolo attraverso un lavoro da riprodurre su migliaia di dischetti di carta.
Gli originali, realizzati con tecniche e formati differenti, saranno esposti alla chiesa di Sant’Osvaldo e saranno oggetto di una vendita di beneficienza alla quale è possibile partecipare dalle 15 alle 19 di sabato 18 e domenica 19 febbraio. Il ricavato sarà donato all’Associazione Spagnolli-Bazzoni per sostenere i ragazzini della scuola elementare e media della Fondazione Sacra Famiglia ad Anam (Anambra – Nigeria).
Risalgono al carnevale di Milano del 1875, i primi coriandoli in carta bianca: pare fossero i dischetti di scarto dei fogli usati come lettiere per i bachi da seta. Dal XVI secolo, durante il carnevale si lanciavano nell’aria piccoli confetti, semi del coriandolo rivestiti di zucchero. Prima ancora si usava lanciare monete, fiori e frutti in segno di festa. Un piccolo dischetto di carta è la superficie con la quale si sono misurati gli otto artisti selezionati per l’edizione 2023, che hanno proposto tele, disegni, oggetti, stampe per nuovi, allegri, ironici, enigmatici, coloratissimi e curiosissimi coriandoli, stampati in occasione del carnevale.
La seconda edizione di Coriandoli d’artista è arricchita da un laboratorio artistico con Margherita Paoletti per tutte le età con ingresso e durata liberi sabato dalle 15.30 alle 17.30, e dalle 18 alle 21 un’originalissima festa di carnevale animata dai suoni dei Polipi alla Gogna insieme ai suggestivi Visual sempre di Margherita Paoletti.
OPERE E ARTISTI
Giulio Boccardi, Lost in translation, 2023, fotografia su supporto in cemento e filo di ferro, 25 centimetri
Con una visione analoga all'ecosofia, Giulio Boccardi non smette di approfondire la sua ricerca e di investigare il rapporto tra l’uomo e la natura in termini spirituali e metafisici. I due lati del suo coriandolo rappresentano un uomo - è l'autoritratto dell’artista stesso - che esplora lo spazio circostante accovacciato su un prato coperto di foglie cadute. L’opera evoca una dimensione esistenziale: totalmente immerso nella natura che lo circonda, privato della sua identità culturale, il soggetto si fa archetipo di un’umanità disorientata che cerca sé stessa senza ritrovarsi. L’escamotage della rotazione garantita dal supporto suggerisce l’idea di un moto infinito: il continuo rimando tra la parte anteriore e la parte posteriore del coriandolo diventa metafora di una ricerca perseguita senza soluzione di continuità e mai soddisfatta. Solo riallacciando il rapporto con la natura - sembra dire Boccardi - l’uomo potrà ritrovare sé stesso.
Marco Dalbosco, Moneta, 2023, P.A., stampa UV, carta argentata, 297x420 millimetri
Nel 1998, durante una puntata di Domenica In, l’Italia al televoto scelse l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci per l’iconografia del dritto della moneta nazionale da un euro. Tra le opere più rappresentative del Rinascimento, l’Uomo di Leonardo è misura di tutte le cose: inscritto nel cerchio del Cielo e nel quadrato della Terra, è anello di congiunzione tra microcosmo e macrocosmo, dunque simbolo di Armonia con l’Universo. Cinquecento anni dopo, si può parlare ancora di Armonia? La “Moneta” di Marco Dalbosco, che porta non a caso la data attuale del 2023, racconta che il rapporto dell'uomo moderno con il cosmo, con la natura, con l'altro suo simile, è tutt'altro che armonico. La silhouette antropomorfa è stata ritagliata e cassata: al centro della moneta appare una sagoma bianca che stona nella sua evidenza, più impattante della sua assenza. Un intervento minimo, ma decisivo, per dire che al presente l'uomo è mancato al suo compito, lo ha tradito, se ne è allontanato. Ma è un vuoto, quello ricavato da Dalbosco al centro della sua moneta, che chiede di essere colmato: un richiamo all’assunzione di una nuova responsabilità, da parte di un'Umanità che può ancora dimostrare di essere in grado di fare molto per sé e per l’Universo.
Nadia Groff, Maschere interiori, 2023, acrilico su tela, 23x23 centimetri
Può, una maschera, essere occasione di indagine interiore e strumento di autentica affermazione della propria identità? Un viso mascherato ricopre l’intera superficie del coriandolo di Nadia Groff. Lo stile dell’artista è inconfondibile: il segno è marcatamente grafico, le forme sintetiche. I colori sono contrastati: da una parte la matrice cromatica di bianco e nero, dall’altra una campitura accesa giallo sole. Motivo ricorrente nelle opere di Nadia Groff, la figura ha occhi enormi, sproporzionati, che in questo caso si sono addirittura moltiplicati. Lo sguardo iperbolico si intreccia al tema della maschera, anch’esso già caro all’artista. L’invito è a guardare oltre le apparenze: a prendere le distanze da qualsivoglia condizionamento esterno per guardarsi dentro e andare alla ricerca di uno spazio interiore. Con leggerezza: l’aspetto ironico del soggetto è un invito a non prendersi troppo sul serio.
La Chigi, Nè carne, nè pesce: Carne(, )vale!, 2022, alluminio, resine plastiche, perline, colla vinilica, 14x3 centimetri
Attese disattese: un coperchio - chiuso o aperto - e un contenitore che non contiene ciò che ci si aspetta e una scena surreale. Cosa sta succedendo? Definire ciò che accade nel Carnevale e nell’arte non è possibile. Il mondo procede alla rovescia e contenitore e contenuto non si corrispondono. L’opera vuole scombinare i piani e sparigliare le carte, portando a riflettere in maniera giocosa e surreale, a partire dal titolo, per darsi un nuovo sguardo sulle cose. Un inno alla vita e alle possibilità, una giocosa rivolta contro le costrizioni e le rigide definizioni e le etichette. Ecco allora che in questo piccolo mondo parallelo sacro e profano si incontrano, anzi scontrano, e tutto si può rovesciare, finalmente, per un po’, per creare qualcosa di stra-ordinario.
Selena Leardini, Mascherina, 2023, Acrilico e olio su tela, 60x45 centimetri
Selena Leardini si ispira alla maschera veneziana della Muta, o Moretta, che ricorda di avere visto per la prima volta da giovanissima nel “Rinoceronte” di Pietro Longhi. Simbolo di seduzione e di mistero, provocante nelle ampie scollature dei suoi abiti, la Moretta maschera il suo volto con un tondo nero di velluto. Per tenerlo aderente al viso, la Muta ne stringe tra i denti il bottoncino posteriore: perciò è senza volto, ma è anche senza voce. La maschera di Leardini abbandona il colore nero e si veste delle fantasie a scacchi del costume di Arlecchino, tradotte nei toni delicati propri della poetica dell’artista. Sguardo obliquo, misterioso, la giovane mascherata porta al collo un filo di perline nere, dal quale pende una manina dalla gestualità vagamente provocatoria. E’ esattamente nella soffusa ambiguità dei toni e delle forme che la mascherina suggerisce una riflessione: sulla percezione del corpo delle donne, oltre che sul significato delle apparenze, nell’era delle immagini ritoccate dei social media.
Giorgia Pallaoro, El Bufon, 2023, Gouache e matita su carta cartone, 21x25 centimetri
Insieme al "Laché" e ai "Marascons", il "Bufòn" è tra le tradizionali "mascherèdes" del carnevale ladino di Alba e Penia di Canazei. Giorgia Pallaoro non perde l’occasione di raccontare il nostro territorio, le sue tradizioni e la sua cultura. Non lo fa, questa volta, ispirandosi ai brani di natura che le sono sempre cari - cime innevate, prati fioriti, boschi animati - ma attraverso il costume tipico del Bufòn, irriverente castigatore di vizi e virtù, difetti e malefatte. Il suo Bufòn ha i tratti divertenti e spiritosi della tradizionale maschera augurale: le gote rosse, le labbra carnose, gli occhi ridenti e lo sguardo profondo, il cappello a cono ricco di fiori colorati, soprattutto il naso lunghissimo, che porta appeso alla punta un pendente apotropaico. Fate attenzione. All Bufòn non sfugge nulla, vi osserva, conosce segreti e vizi.
Margherita Paoletti, Profilo blu, 2003, Acrilico su tela, 60x60 centimetri
C’è una silhouette essenziale al centro di una superficie rotonda, come in certe monete antiche in cui campeggiano i ritratti dei potenti: ma il “Profilo blu” di Margherita Paoletti è tutt’altro che un omaggio all’autorità, quanto un inno alla vitalità naturale. Tema centrale è il corpo, concepito come contenitore organico che custodisce vita, sogni, desideri, ricordi ed esperienze. Motivi fitomorfi invadono e decorano l’intero spazio della tela: due teorie di fiori e foglie dalle forme ugualmente morbide e stilizzate occupano i sistemi di sfondo e soggetto. Nell’immagine centrale le tonalità sono quelle più calde del rosso e dell’arancione; l’ambiente circostante, nei toni del blu oltremare e del ceruleo, suggeriscono l’idea di un’ambientazione misteriosa e però rassicurante. Margherita cerca di tradurre in un'espressione visiva la nuova fisionomia del corpo, fatta di narrazione, metafore visive, colori e natura.
Laurina Paperina, Burn Eni, 2022, tecnica mista su tela, 25x30 centimetri
Anche un bambino riconoscerebbe nel soggetto del coriandolo di Laurina Paperina il cane a sei zampe di Eni, il colosso petrolifero italiano, non fosse altro per il fatto che è citato nella didascalia. Ma qui il logo/animale brucia: si direbbe che accada per autocombustione, poiché ad appiccare le fiamme alla coda è il fuoco che il cane sputa dalla bocca, che ne ha già incenerito una zampa. Da anni al centro delle battaglie degli ambientalisti che tacciano la multinazionale di una condotta economica orientata al business e contraria a una propaganda ecologista definita di facciata, Eni è stata accusata di greenwashing da Greenpeace anche a seguito della sponsorizzazione della recente edizione del festival di Sanremo. Il coriandolo conserva, manco a dirlo, il tono sarcastico e irriverente che è la cifra di Paperina. Punta d’ironia: il cane strabuzza gli occhi mentre si accorge, quasi all’improvviso, della propria autodistruzione.

















