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Monica Casadei approda in Alto Adige e omaggia Giuseppe Verdi con quattro date del suo spettacolo “Traviata”

Traviata rappresenta il primo capitolo di un coraggioso progetto firmato da Monica Casadei, eclettica coreografa emiliana e fondatrice della compagnia Artemis Danza, dedicato al genio di Busseto

Pubblicato il - 15 aprile 2024 - 18:27

BOLZANO. Il Circuito Danza del Trentino Alto Adige del Centro servizi culturali S. Chiara prosegue in Alto Adige con Traviata, spettacolo dedicato al celebre Maestro Giuseppe Verdi, prodotto dalla Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei.

 

Un tour di quattro date che farà tappa al Teatro Puccini di Merano (lunedì 15 aprile), al Forum di Bressanone (martedì 16 aprile), al Teatro Comunale di Vipiteno (mercoledì 17 aprile) e al Teatro Cristallo di Bolzano (giovedì 18 aprile).

 

Traviata rappresenta il primo capitolo di un coraggioso progetto firmato da Monica Casadei, eclettica coreografa emiliana formatasi fra Italia, Inghilterra, Francia e vari soggiorni in Oriente, dedicato al genio di Busseto, il cui obiettivo è quello di tradurre nel linguaggio della danza i melodrammi più celebri del più amato compositore italiano.

 

Il risultato sul palcoscenico è un viaggio coreografico in cui la danza e l’opera duettano dando corpo a un fluire di immagini sbrigliato da qualsiasi volontà di aderenza didascalica, eppure legato a doppio filo al dramma di Violetta. Un viaggio in cui vibra il sentimento amoroso di chi spera, legato tragicamente alla sensazione di sapere che tutto finisce, mentre si consuma il conflitto tra singolo e società, pubblica facciata e privato sentire.

 

Quella di Violetta è una storia in cui scorre il senso della fine ad ogni alzar di calice e, dietro i valzer, il male che attende. Dietro le feste e la forma, si cela il marciume di una società in vendita, vuota, scintillante.

 

Quella portata in scena da Monica Casadei è dunque una Traviata letta dal punto di vista di Violetta. Violetta contro tutti. Violetta al centro di una società maschilista espressa da un coro in nero. Violetta moltiplicata in tanti elementi femminili, in tanti spaccati di cuore. Violetta disprezzata, che anela, pur malata, pur cortigiana, a qualcosa di puro. Violetta contro cui si scagliano le regole borghesi espresse dal padre di Alfredo, Giorgio Germont, emblema di una società dalla morale malsana.

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