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| 28 mar 2025 | 12:05

La danzatrice trentina Stefania Menestrina porta al Teatro di Meano "La luna sui nossi monti"

Il progetto, vincitore del Premio Twain Direzioni Altre 2024, nasce dalla volontà di indagare la tradizione canora dei cori di montagna

di Redazione

TRENTO. Sabato 29 marzo, alle 20.45, il Circuito Danza del Trentino-Alto Adige fa tappa al Teatro di Meano con La luna sui nossi monti, un lavoro di e con Stefania Menestrina, realizzato in collaborazione con il Coro Amizi de la Montagna di Meano e Teatro di Meano, con il sostegno di Compagnia Opus Ballet, Ariateatro e Centro Servizi Culturali S. Chiara, vincitore del Premio Twain Direzioni Altre 2024 (Qui info e biglietti).

 

Si tratta di un progetto nato dalla volontà di approfondire e indagare la tradizione canora dei cori di montagna. "I ricordi della mia infanzia in Trentino scorrono sulle armonie di questi canti intrinsechi nelle storie delle famiglie, tramandati con rispetto quasi religioso, storie e sentimenti di un popolo taciturno che spesso non sa spiegarsi, e nella chiusura del suo silenzio riesce a raccontarsi tramite il canto. – spiega la danzatrice Stefania Menestrina - Penso che il contrasto tra aspro e poesia sia l’anima stessa di un luogo, di una tradizione fatta di guerra, amore e canto, tra pendii dolci e pareti frastagliate, di una spiritualità intrinseca nella montagna per sua stessa natura, di una dimensione che trova pace nella ritualità di un lavoro simbiotico con la terra, semplice, autosufficiente, beato nel sorriso di un vecchio che respira le sue cime".

 

La musica è il punto di partenza di questa performance. Il corpo viene guidato dalle suggestioni dei brani assumendo varie forme, giocando sui vari elementi e sensazioni che compongono la montagna, come in un paesaggio al chiaro di luna. Ibrido tra corpo umano e animale, prende vita una creatura che racconta sé stessa e il suo spazio lasciandosi trasportare dai suoi ricordi e dalla sua immaginazione, immergendo lo spettatore in un’atmosfera onirica e fantastica, estraniandolo in un luogo bucolico, un notturno, un rifugio interiore.

 

"C’è una sfera dentro di noi in cui non c’è gerarchia tra i limiti del mondo fisico e l’irreale, è tutto parte di un unico passato di sensazioni provate. – prosegue Stefania Menestrina - Mi piace dare corpo e voce a queste impressioni della mente che ritengo portino a comunicare con una profonda istintualità del nostro essere, (c’è spesso molta censura da parte dell’essere umano verso sé stesso) e in questi termini trovo che alimentare talvolta la nostra dimensione fantastica sia un approccio direttamente correlato a un senso di libertà".

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