Dalla Brexit alle "rivoluzioni della GenZ": con "Crepe nel mondo" torna a Trento il festival che guarda alle fratture della geopolitica
Dal 19 ottobre al 3 novembre otto appuntamenti tra conferenze e workshop per leggere i principali conflitti e cambiamenti dello scenario internazionale. Il festival nasce all'università di Trento dall'iniziativa degli studenti di Unitin

TRENTO. Le tensioni internazionali, i conflitti, le trasformazioni politiche e le nuove forme di competizione tra Stati saranno al centro della nuova edizione di "Crepe nel Mondo", il festival di geopolitica nato all'interno del dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell'università di Trento.
La rassegna si svolgerà dal 19 ottobre al 3 novembre 2026 e propone otto appuntamenti tra conferenze e workshop. L'obiettivo è offrire alla cittadinanza, e in particolare agli studenti, strumenti per interpretare uno scenario internazionale sempre più complesso, portando fuori dall'ambito accademico le competenze sviluppate all’interno dell'università.
Il festival è sostenuto da fondazione Caritro, UniCittà, Tavolo delle associazioni universitarie trentine e Banca per il Trentino-Alto Adige - Südtirol. Tra i partner istituzionali figurano Fondazione museo storico del trentino, Forum Trentino per la pace e i diritti umani e Cooperazione Trentina. L’iniziativa ha inoltre ricevuto l'alto patrocinio del parlamento europeo.
Crepe nel Mondo, è un'iniziativa culturale che ha preso vita all'interno del dipartimento di sociologia e ricerca sociale di Trento, ideata e promossa dagli studenti parte di Unitin, l'associazione universitaria più grande del Trentino. L’iniziativa nasce anche dalla mancanza a Trento di un appuntamento strutturato dedicato alla geopolitica capace di unire approfondimento scientifico e divulgazione.
Ad aprire il programma, il 19 ottobre alle 18 nell'aula Kessler, sarà l’incontro dedicato alle “Rivoluzioni della GenZ”, con uno sguardo alle mobilitazioni giovanili in Kenya, Nepal e Indonesia e al ruolo delle nuove generazioni nei cambiamenti politici.
Il 22 ottobre si parlerà invece di Francia e delle prossime elezioni presidenziali del 2027. L’incontro “Destra o Sinistra? Le prossime Elezioni Francesi” affronterà gli scenari politici del Paese e le possibili conseguenze per l’Unione europea, con l'intervento di Marc Lazar e Vincenzo Emanuele.
Grande attenzione sarà dedicata anche agli Stati Uniti. Il 27 ottobre, sempre alle 18 nell’aula Kessler, Sergio Fabbrini e Federico Petroni analizzeranno le prossime elezioni di midterm e il loro significato per gli equilibri politici interni e internazionali, oltre alle trasformazioni della società americana.
Tra il 27 e il 29 ottobre è inoltre previsto il workshop “How to win Brexit?”, condotto da Jan Grzymski, con tre giornate di lavoro dedicate all’analisi del caso britannico.
Il 28 ottobre il festival si sposterà sul Medio Oriente con “Pace per chi? Siria, Libano e Medio Oriente”. Stefania d’Ignoti e Gastone Breccia affronteranno le conseguenze della Primavera araba, la crisi libanese, la guerra civile siriana e la fase di transizione successiva alla caduta del regime di Assad. L’appuntamento è alle 18 nella sala incooperazione.
Il giorno successivo, 29 ottobre, alle Gallerie di Piedicastello, sarà invece la volta delle “guerre energetiche”. Aldo Pigoli, Corrado Diamantini e Andrea Valese discuteranno delle competizioni internazionali legate alle risorse energetiche, andando oltre la centralità del petrolio per analizzare interessi e strategie degli Stati.
Il 2 novembre, nell’aula Kessler, il focus sarà sul Sudan, con l’incontro “Sudan: l’inferno nascosto”. Alex de Waal, Sara de Simone e Federico Donelli analizzeranno il conflitto e la crisi umanitaria, soffermandosi anche sul ruolo e sugli interessi delle potenze straniere che si intrecciano con la guerra interna.
A chiudere il festival, il 3 novembre alle 16 a Palazzo Geremia, sarà l’incontro dedicato a Taiwan, dal titolo “Taiwan, l’isola della tensione”. Lucrezia Goldin, Matteo Dian, Lorenzo Lamperti e Francesca Congiu ripercorreranno le origini storiche e politiche dell’attuale situazione dell’isola, con uno sguardo al rischio di una nuova guerra per procura













