Sciopero dei teatri, a rischio le prime in tutta Italia: i dipendenti incrociano le braccia contro una proposta di aumento che non copre nemmeno l’inflazione
In Trentino Alto Adige la protesta è anticipata al 21 ottobre. In bilico l’apertura della stagione dello Stabile di Bolzano

BOLZANO. Lo sciopero mette a rischio anche la prima del Teatro Stabile di Bolzano. E se il sipario si alzerà o no, lo si saprà praticamente all'ultimo.
“Madre Courage e i suoi figli” di Bertolt Brecht dovrebbe inaugurare la nuova stagione il 21 ottobre ma lo sciopero regionale è stato proclamato esattamente per quel giorno.
Compagnia e maestranze si stanno preparando come se nulla fosse, perché in teatro si prova fino all’ultimo minuto, ma la decisione dipenderà da quante persone sceglieranno di incrociare le braccia.
Il calendario della protesta è semplice. I sindacati hanno indetto uno sciopero nazionale dei dipendenti dei teatri e del personale scritturato per martedì 27 ottobre, ma in regione la data è stata anticipata al 21 per farla coincidere con l’apertura delle stagioni.
Le sigle nazionali hanno infatti concesso ai teatri che quel giorno non hanno spettacoli in cartellone di scegliere un’altra data tra il 21 e il 30 ottobre, e in Trentino Alto Adige la scelta è caduta sulla serata più simbolica.
A Bolzano il rischio riguarda quindi il debutto del lavoro di Brecht, che vede Lunetta Savino nel ruolo della protagonista con la regia di Leo Muscato, una produzione dello Stabile in coppia con il Teatro Stabile di Torino. Il calendario prevede un’anteprima per gli abbonati di Merano, Bressanone, Vipiteno e Brunico il 20 ottobre, la prima ufficiale il 21 alle 20 e poi repliche fino a domenica 25.
A Trento lo stop minaccia la serata di apertura al Teatro Sociale con “Coppia aperta quasi spalancata”, mentre a Pergine è in dubbio un concerto dell’orchestra Haydn.
E' lo stesso direttore artistico del Teatro Stabile ad assicurare che, se la prima dovesse saltare, gli abbonati verranno avvisati immediatamente e potranno assistere agli spettacoli dei giorni successivi. Per chi non riuscisse a esserci, lo Stabile è pronto a offrire un biglietto omaggio per un’altra serata oppure a rimborsare il titolo di ingresso.
All’origine di tutto c’è un contratto nazionale che sembra aver preso la scorciatoia più lunga per non rinnovarsi mai. L’ultima revisione risale al 2018 e l’accordo è scaduto nel 2021, il che significa che i lavoratori del settore aspettano da cinque anni uno stipendio al passo con i tempi e che la vigenza di fatto sfiora i nove.
Il 12 ottobre, nella sede di Federvivo, l’incontro si è chiuso con un nulla di fatto: le parti datoriali hanno ribadito una proposta economica che i sindacati definiscono del tutto insufficiente, incapace perfino di recuperare l’inflazione accumulata.
Lucio Zandonati, responsabile del dipartimento sport e cultura della Uilfpc del Trentino Alto Adige, la giudica addirittura irricevibile, perché andrebbe a coprire in modo inadeguato un arco di nove anni. La richiesta dei sindacati è un’altra. Prima si chiude il pregresso dal 2021 al 2026 con il recupero dell’inflazione che ha eroso gli stipendi, poi si apre una trattativa nuova per il triennio 2027-2029.
Le rappresentanze sindacali di Cgil e Uil del Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento e della Fondazione Teatro Comunale di Bolzano hanno affidato a una nota la stessa tesi: la proposta per gli anni a venire spalmerebbe sul calendario quasi nove anni senza un riconoscimento economico adeguato a lavoratrici e lavoratori.
Basta guardare i numeri per capire il malumore. I dipendenti dei teatri hanno oggi una paga media mensile di 1.433,43 euro e la proposta di Federvivo prevede un aumento del 18% distribuito in tre anni, mentre l’inflazione nel periodo senza contratto ha toccato il 23%.
Il risultato, secondo i sindacati, è che soltanto nel 2029 lo stipendio medio arriverebbe a 1.691,44 euro, cioè 258,01 euro in più. Senza arretrati e con nove anni di blocco alle spalle, l’aumento reale equivale a circa 28 euro lordi all’anno. Va persino peggio per il personale scritturato, categoria che comprende attori, ballerini, macchinisti, professori d’orchestra e capi macchinisti.
Per loro il minimo contrattuale giornaliero medio è oggi di 58,69 euro lordi e l’aumento ipotizzato del 20% in tre anni porterebbe la paga a 70,42 euro nel 2029.
Fanno 11,73 euro lordi al giorno in più che, distribuiti sui nove anni trascorsi dall’ultimo rinnovo e senza alcun arretrato, si riducono a circa 1,30 euro lordi all’anno. Gli scioperi si organizzano per molto meno.
Nel capoluogo altoatesino la questione pesa ancora di più. I lavoratori del settore lamentano retribuzioni insufficienti e a Bolzano lo sono a maggior ragione, visto che il costo della vita è tra i più alti d’Italia, a partire dalla casa.
Nella nota con cui i sindacati spiegano le ragioni della protesta si legge che la paga minima giornaliera degli scritturati, su un livello medio e compresi i salari accessori, supera di poco i 71 euro lordi, una condizione che per i professionisti del settore è ormai insostenibile.
La partita è nazionale e il 21 ottobre è solo una tappa. Dal 15 ottobre è scattato il blocco di tutto il lavoro straordinario, che proseguirà fino alla conclusione della vertenza, e la mobilitazione culminerà lunedì 9 novembre con una manifestazione a Roma. Lo sciopero tocca anche altre piazze di prestigio tanto che, ad esempio, è a rischio la prima del Faust alla Scala di Milano.














