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Mercatone Uno cambia proprietà mentre le aziende Dedagroup e Gpi assumono nuovo personale e nuove professionalità

Nuova speranza per i dipendenti di Mercatone Uno in cassa integrazione da ormai tre anni. Due aziende trentine, intanto, cercano nuovo personale 

Pubblicato il - 23 maggio 2018 - 16:33

TRENTO. C'è anche il Mercatone Uno di San Michele tra i 55 punti vendita presenti in Italia che passano in mano alla Shernon holding Srl e intanto due importanti aziende trentine come Gpi, specializzata in sistemi informativi per la sanità e Dedagroup, partner di aziende private, enti pubblici e istituti finanziari nel processo di trasformazione digitale, cercano nuovo personale.

 

Per quanto riguarda Mercatone Uno nei giorni scorsi è stata perfezionata la cessione. Una notizia positiva per gli addetti al negozio trentino, circa 40,  che da tre anni si trovano in cassa integrazione. “Finalmente c'è un segnale di svolta per questi lavoratori e queste lavoratrici – ammette Alessandro Stella, della Filcams del Trentino -. Grazie alle buone performance del punto vendita trentino, infatti, a San Michele all'Adige non solo verranno mantenuti tutti gli attuali posti di lavoro, ma la nuova proprietà ha già annunciato di voler potenziare il negozio rafforzando l'organico di ulteriori dieci unità”.

 

I lavoratori e le lavoratrici manterranno le medesime condizioni contrattuali; si tratta infatti della cessione di un ramo d'azienda senza soluzione di continuità. Shernon Holdig è una holding internazionale che fa capo a tre realtà, la polacca Black Red White, uno dei più grandi produttori di mobili in Europa con 76 negozi a gestione diretta e circa 800 rivenditori, la turca Dogtas Kelebek, tra i più grandi produttori di mobili per la casa in Turchia con 319 negozi monomarca e 13Casa, una piattaforma di vendita online di mobili per casa e ufficio di cui fanno parte, Amazon, Coop, Dalani e Mondo Convenienza.

Alla ricerca di personale  e di professionalità sono invece due aziende trentine legate all'innovazione e alla tecnologia. Stiamo parlando di Gpi e Dedagroup che nell'ultimo decennio sono cresciute con percentuali a tre cifre, diventando aziende leader non solo nel mercato italiano.

 

Stamattina entrambe le società sono state visitate dal sindaco Alessandro Andreatta nella seconda tappa del suo “tour digitale”, finalizzato a conoscere, promuovere e sostenere il settore dell'Ict in provincia. “Per la prima volta l'innovazione è tra le competenze assegnate a un assessorato della Giunta comunale – ha spiegato il primo cittadino durante il primo incontro, nella sede di Dedagroup a Spini, con l'Amministratore delegato Gianni Camisa – Per questo credo sia opportuno guardare dentro a questo settore, sia per quanto riguarda il versante delle aziende, sia invece per quanto riguarda l'università e la scuola”.

 

L'amministratore Camisa ha spiegato i festeggiamenti del decimo anno come Dedagroup, ma – spiega “siamo nati 35 anni fa dall'aggregazione di realtà diverse”.

 

Due lustri fa l'azienda, molto locale e territoriale, aveva un fatturato che si attestava sugli 80 milioni di Euro. Oggi, grazie a un piano di crescita e di internazionalizzazione, contiamo 1600 collaboratori e un fatturato di 240 milioni. Dedagroup ha sede in varie città italiane ma anche in Messico e negli Stati Uniti. Particolare attenzione viene data alla formazione e non mancano gli investimenti in ricerca e sviluppo, anche in collaborazione con Fbk.

 

Dedagroup ha assunto 100 persone l'anno scorso, 70 nei primi mesi del 2018, con l'obiettivo di arrivare a 400 in quattro anni. Tutto bene allora? No, perché è sempre più difficile trovare i profili professionali giusti. Per questo Camisa lancia un'idea: “Dedagroup ha avviato importanti iniziative per attrarre, formare e inserire le risorse e le competenze che le servono oggi e dovrà avere domani – spiega Camisa - Questa esperienza può essere sviluppata come asset del territorio avviando un master di altissima formazione. Penso a un programma che coinvolga 30-50 persone e che contamini le discipline: non solo informatica, ma anche design, comunicazione, management, imprenditorialità. A cui potremmo affiancare un acceleratore d’impresa che valorizzi e faccia crescere l’ecosistema start-up grazie alla presenza e ai clienti delle imprese consolidate”.

 

A Trento sud, invece, c'è Gpi che vive un momento non meno entusiasmante. Nata nel 1988, nel 2016 si è quotata all'Aim, il mercato delle piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita. A luglio è prevista la quotazione in Mta, il mercato telematico. Nel 2008, anno che per Gpi è stato diversamente fatale rispetto al trend economico mondiale, i dipendenti erano 285, ora sono più o meno 4 mila, con un'età media che non raggiunge i 40 anni. In questi anni c'è stata una crescita esponenziale, a colpi di acquisizioni, ma anche di investimenti in ricerca e sviluppo.

 

Gpi oggi cura la gestione di decine di ospedali, è leader nella logistica del sangue da trasfusioni, ha introdotto i robot nella gestione delle farmacie, ospedaliere o sul territorio, sperimenta le stampanti in 3D nel campo dei trapianti d'organo. E eroga servizi: ad oggi, in Italia, attraverso i call/contact center Gpi copre un bacino di 23 milioni di persone.

 

Illustrando questi dati al sindaco, il presidente e amministratore delegato Fausto Manzana, non nasconde le sue preoccupazioni: “Siamo nati qui e cresciuti qui non a caso. Conosco bene le altre regioni italiane e so che tutto questo altrove non sarebbe potuto succedere. Per questo ci piange il cuore constatare che qui a Trento oggi non ci sono le condizioni per continuare a crescere. Abbiamo bisogno di professionalità che qui sono impossibili da trovare: investor relator, internal audit, supporto alla corporate governance... Non nascondo il fatto che la tentazione di trasferirsi altrove c'è, ma se Trento perde la testa di Gpi è un bel problema”.

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