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Aperture dei negozi, i sindacati contro il Comune di Trento: ''Sconvolti dall'assessore Stanchina che vuole aperto fino alle 10 di sera''

Filcams, Fisascat e Uiltucs spiegano: "Il dibattito sulle aperture festive sta diventando una gara a chi spinge più in alto l’asticella. E in questo derby tra tifoserie opposte, tutti si dimenticano delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici"

Pubblicato il - 01 luglio 2020 - 10:23

TRENTO. No ad un modello che privilegia le vendite alla qualità del lavoro e no alla divisione della città in uno spezzatino tra zone turistiche e non turistiche. Sono molte le critiche arrivate dai segretari provinciali di Filcams, Fisascat e Uiltucs in merito al dibattito sulle aperture domenicali dei negozi dicendosi anche “sconvolti” dopo alcune  dichiarazioni fatte dall'assessore comunale Stanchina.  

“Il dibattito sulle aperture festive sta diventando una gara a chi spinge più in alto l’asticella. E in questo derby tra tifoserie opposte, tutti si dimenticano delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici. Chi propone di tenere aperto tutte le domeniche o peggio, come l’assessore al Commercio del Comune di Trento, pensa di estendere l’orario di apertura fino alle 22 in alcuni periodi dell’anno, ignora che dietro una cassa o un bancone ci sono persone che fanno i salti mortali per conciliare lavoro e famiglia” afferma i sindacati. 

 

Filcams, Fisascat e Uiltucs ricordano che nel primo anno di vita del proprio figlio nel commercio sono moltissime le donne che lasciano il proprio posto di lavoro, perché è impossibile conciliare famiglia e lavoro e perché il part time viene concesso solo in rarissimi casi.  “Insistere su questa strada -continuano - vuol dire proporre un modello che se ne infischia delle condizioni di lavoro delle persone. Noi non ci stiamo”. 

E di fronte all'obiezione che ridurre le aperture domenicali sarebbe un ritorno al passato le tre sigle ribattono: “E’ con le aperture selvagge che si è tornati indietro per i lavoratori e le lavoratrici”. Filcams, Fisascat e Uiltucs si dicono contrarie anche all’ipotesi, prevista nel disegno di legge della Giunta provinciale, di dividere il capoluogo in zone turistiche e non turistiche. “Un assurdo spezzatino che ha il solo scopo di tenere insieme gli interessi di tutti”, insistono. E al Comune di Trento ricordano che non è tenendo i negozi aperti sempre che si rafforza la vocazione turistica della città. “Noi siamo per un turismo sostenibile e di qualità, che privilegi cultura e ambiente, non l’offerta commerciale e il consumo”.

 

Le tre sigle sindacali pongono l’accento sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, drasticamente peggiorate con la liberalizzazione di orari e aperture. “Siamo favorevoli ad un provvedimento che limiti le aperture domenicali, ma non accettiamo che si illudano i lavoratori con scelte destinate a non avere futuro sul piano concreto. Per questa ragione crediamo che se veramente la Provincia intende cambiare le regole sulle aperture, deve allora perseguire questo obiettivo con razionalità e massima attenzione, scegliendo la strada più efficace sul piano normativo. Ai lavoratori non servono provvedimenti propaganda”.

 

E’ anche per questa ragione che i sindacati insistono sulla necessità che ogni dibattito sul tema metta al centro il miglioramento delle loro condizioni attraverso un sostegno convinto alla contrattazione. “E’ attraverso la contrattazione che si migliora le condizioni di lavoro, dunque attendiamo che Piazza Dante porti fino in fondo questa battaglia anche sostenendo una contrattazione integrativa provinciale”.

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